Archivio storico dell'arte — 4.1891

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CORRADO Rree r

vano talora impiegati a lavorar prede che nel libro ha sempre significato di mattoni cotti (da loro
scalpellati ed ornati come il marmo)1 e non di macigni che sono sempre chiaramente indicati.
Non ò cosi invece per ciò che riguarda ai pittori. « M.° Rugiero depintore de'dare adj xxtiij
de setembre (1429) per dinari, che l'ave per chomparare verde per l'aodientia nova di signuri,
soldi diexe. — M.° Rogiero de' dare adì xxiv de setembre per dinari che l'ave chontanti per
chomparare oro fino e aznrro fino per fare le arme in la odiencia di signori,' livre doe. — De' dare
adi xx de ottovre per dinari che lue ave chontanti per chomparare oro fino e azuro fino per
fare le arme de santo liosstaChio a l'odiencia di signori e de chomandamento di signuri 1. mi, ecc. ».
Questo pittore mentovato è certo il Ruggero di Pietro inscritto nella Matricola della Società
delle quattro arti al 1412 « Rogerius filius condam petri pictor ». Altre rubriche indicano maestro
Giuliano: «A M.° Zuliam depintore ave chomtanti al dito die (24 settembre 1429) per dui zam-
bini e per li retortuli e per le tre choroncele che lue depinse e per vili chantinele per l'odiencia
di nostri signori: se le fe fare maxe chaichiolo ave soldi vini. — A Zuliam depintore ave chon-
tanti adì xxvi de setembre per depingere dui retoltoli e doe coroncele e mi ckantinele per lo
chamino di nostrj signori: ave soldi un, denari vi». E nella Matricola citata, dopo il 1400, è
segnato: « Iulianus Andree de grogno pictor».

YI.

Da una annotazione del maggio 1430 appare che Fieravante non sovraintendeva più ai
lavori del palazzo : « M.° Zollane negro muradore de' avere adì xii de mazo per mi perteghe
e mezo de muro merlado fato sopra quelo che avea fatto M.° fieravanti, ecc. M.° Bartolomio da
charpo fornascaro de' avere a dito die per n migliara de prede che lue de' per fare i mierli
al muro de verso la piaza, ecc. ».

Dov'era andato Fieravante?

S'è visto come i Canetoli nell'agosto del 1428 prendessero, o, meglio, sequestrassero il
legato. Martino Y mandò prima l'interdetto a Bologna, e, poco dopo, Antonio Bentivoglio, che,
con le genti della Chiesa, si spinse sino a pochi chilometri dalle mura. Cominciarono i trattati
interni per metterlo dentro alla città. Nel dicembre molti cittadini furono giustiziati per questo.
L'ultima notte dell' anno Antonio co' suoi diede la scalata al baraccano di borgo San Giacomo,
ruppe il muro e mise dentro una bombarda, ma fu respinto essendo il popolo insorto a tempo.
Egli rimase intorno a Bologna facendo un uso delle bombarde curioso per allora. Un contem-
poraneo scriveva: « Tirò 19 balotte dentro de la città de peso de livre 225 l'una et tale ne fu
su la piaza ». I sospetti nel cuore dei governatori crescevano e nella stessa piazza, in cui Fie-
ravante attendeva alla costruzione del palazzo, oltre la minaccia delle palle che cadevano, s'avea
l'orrore dei supplizi continui ai veri o presunti traditori. Il 10 gennaio i manigoldi decapitano
un frate; l'ultimo del mese altri tre giovani; quattro giorni dopo una donna ed un altro infelice.
I nemici continuano a stringere la città e ad espugnare i castelli circostanti mettendo tutto a
ferro e a fuoco. Il 1° di marzo a porta Galliera s'accende un conflitto, ed ambedue le parti
lamentano morti. Da quel punto, scaramuccie e martiri si succedono senza tregua. Tre fratelli
pendono impiccati alle forche sul mercato.

Le genti della Chiesa s'accamparono allora a Santa Maria del Monte, sur una collina im-
minente a Bologna, e di là « non feno mai se non bombardare la terra che funo de le balotte
più de uno centonaro». I trattati interni, per quanto sangue si versasse, non cessavano. Ne fu
scoperto un altro sulla fine di marzo, e benché i congiurati fossero persone di conto si squar-
tarono come bestie in luogo pubblico.

1 Nel lib. cit. si legge: « M.° Bartolomio da charpo
fornaxaro de prede » - «M.° Antuonio del folziero for-
naxaro da prede de avere adì xm de marzo per doa

migliara de prede diotte, ecc. » In una rubrica Dome-
nico da Fiesole è segnato per intagliare pietre, mentre
Nicolò di Piero fiorentino intagliava sempre maxegne.
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