Archivio storico dell'arte — 4.1891

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FIERAVANTE FIERAVANTI

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Intanto Fieravante continuava a lavorare nel palazzo, come ne fa fede il libro esaminato,
e si correva del pari allegramente al pallio ! Finalmente, stretti d'ogni parte, i Bolognesi dovet-
tero cedere e aprire la porta al legato pontifìcio, il quale entrò per accordo, e, non potendo
occupare il palazzo, che per appunto si costruiva allora, andò ad abitare la residenza dei Notari
e levò T interdetto. Per sua intromissione i Canetoli fecero pace « cum li amixi de misser An-
tonio di Bentivogli et si li promisseno de fare retornare li fuori usciti che n'eran fuori circha
ottanta dui de gli amisi del dicto misser Antonio ». La pace fu solo apparente. Ben presto fra
Canetoli e Bentivoglio scoppiò il mal represso odio e di nuovo si ricorse alle armi e alle vio-
lenze e si cacciò il legato pontifìcio. I Canetoli iniziarono allora un lungo e curioso processo
contro Antonio, accusandolo degli atti da lui già compiuti contro la sua città come traditore e
acceso dalla brama di dominare e sottomettere i cittadini. Per questo processo che si conserva
nell'Archivio di Stato furono messi in esilio ben centotrenta persone dichiarate come conscie delle
mene bentivolesche. Anche Fieravante fu bandito e il libro così lo registra: « Magistrum Fie-
ravantem Muratorem ». 1 Ecco spiegata dunque la ragione della sua assenza durante i lavori del
maggio 1430.

Quando Fieravante potè rientrare in Bologna? 11 papa fece del suo meglio per far pace coi
Bolognesi e metter pace tra le parti. Mandò dapprima i cardinali di Santa Croce e di San Pie-
tro in Vincoli. Poi se ne interessò Nicolò da Uzzano ; ma i Bolognesi non avevano troppa fede
perchè già Martino li aveva ingannati «per diverse castella». Costui, morendo, facilitò la cosa,
perchè Eugenio IV, dopo aver fatte parecchie minaccie e richieste parecchie cose, finì per
accomodar tutto nell'aprile del 1431, anche perchè aveva ben altri sopraccapi col principe di
Salerno. Dovette però convenire coi Canetoli di mantenere fuori la fazione bentivolesca.

Così si prolungò l'esilio di Fieravante, e si prolungò sino a che rimase nell' Emilia l'esercito

del duca di Milano ostile al papa, cui novellamente s'era ribellata Bologna. Ma quando del 1435

quell'esercito si fu ritirato, Bologna, che si vide indebolita, per consiglio dello stesso duca di

Milano, si compose col papa e per la sesta volta in trentatre anni accettò la protezione della

Chiesa. Il primo governatore pontificio fu allora Daniele Scotti di Treviso, il quale si credette

forse molto avveduto stimando subito necessario sbarazzarsi delle parti contendenti per avere

libero campo al proprio -dominio. Perseguitò i Canetoli, che, disperati, dovettero abbandonare

Bologna, e pensò di sopprimere anche Antonio Bentivoglio, cui Eugenio IV avea concesso il

ritorno. Questo infatti avvenne il 4 dicembre 1435 e somigliò ad un trionfo. Tutti i cronisti e

gli storici avvertono che rientrò in città « con multi soi amici » e si deve quindi ritenere che

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anche Fieravante rivedesse la città. E vero che Antonio il giorno 23 di quel mese fu assalito
e decapitato, conscio il papa del tradimento, ma de' suoi compagni d'esilio non altri fu allora
giustiziato se non Tommaso Zambeccari. Si credeva che i bentivoleschi, perduti i loro capi e
atterriti del loro martirio, avrebbero taciuto e sopportata ogni pressione. Ma ormai non era più
una fazione che si ribellava a tanta infamia : era tutta una città che lentamente si preparava ad
insorgere.

Eugenio se n'accorse e probabilmente andò a Bologna per placarla col fasto e con le bene-
dizioni. Il baldacchino sotto cui era entrato fu lacerato a pezzi, e il suo cavallo fu trascinato
via e rubato!

Il papa rimase lungamente in quella città, dalla quale partì per Ferrara il 24 gennaio 1438.
Ma gli amici del tradito Bentivoglio colsero il momento opportuno, e fatte pratiche con Nicolò
Piccinino, che militava al soldo del Visconti, gli aprirono le porte una notte del marzo.

Inutile seguire la storia da questo punto. S' è visto quando e perchè fu bandito Fieravante ;
s'è visto quando potè rivedere, anzi rivide certo, la patria; s'è visto infine a quali moti potè
partecipare in seguito, se pure, fatto esperto dalle sventure, non si dedicò tutto e placidamente
all' arte.

1 Archivio (li Stato di Bologna - Archivio del Comune - Curia del Podestà - Atti. Anno 1430, n. 579,
c. 59 recto.

Archivio storico dell' Arte - Anno IV, Fase. II.

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