Archivio storico dell'arte — 4.1891

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LA CAPPELLA DI FRA MARIANO DEL PIOMBO

IN ROMA

uel capo de'matti, fra Mariano Fetti, che fu uno dei tipi più origi-
nali e caratteristici della corte romana nel Cinquecento, ebbe il suo
periodo più splendido sotto il pontificato di Leon X. Già sotto Giulio II
il converso domenicano che era stato barbiere di Lorenzo de'Medici,
e, secondo il padre Marchese, seguace del Savonarola, contraddizione
non impossibile in un mattacchione di quella sorta, incapricciava le
cene, le feste, tutta la vita romana coi suoi famosi capricci. A lui
tutto era permesso ; fino a saltar sulla mensa e corrervi sopra me-
nando le mani a destra e a sinistra senza riguardo a cardinali nò
a vescovi, fino a tingere colle salse e le vivande le faccie dei commensali, e a far volare i pol-
lastri arrostiti, aiutato nelle sue pazzie dal Bibbiena, che si protestava suo scolaro. 1 Dov'era lui
era l'allegria, la baldoria, la tempesta, il regno della pazzia ; e cosi era divenuto uno dei perso-
naggi più indispensabili della corte di Roma: trattava con la maggior confidenza i più alti pre-
lati; e al marchese di Mantova esprimeva il desiderio di venire a incapricciare tutta la sua
palazzina.

Ma lasciando da parte i capricci di quel matto glorioso, dirò solo di quello che ha relazione
coll'arte, e specialmente della sua cappella. Protetto dal cardinal Giovanni de' Medici, suo pa-
drone, egli aveva ottenuto da Giulio II la chiesa di San Silvestro a Montecavallo pei religiosi
domenicani della Congregazione di San Marco, con larghissime facoltà per la fabbrica del con-
vento e della chiesa, a vantaggio della quale metteva a profitto i principi e potenti di cui godeva
il favore. Nel 1513 ringraziava il marchese di Mantova d'un pallio, del quale fece un paliotto
d'altare e una pianeta, e un altro gliene chiedeva;2 e anche più tardi, nel 1519, insisteva presso
il marchese per avere un pallio per farne la dalmatica, tonicella e piviale. 3

Divenuto papa il suo padrone col nome di Leon X, il frate crebbe in fortuna; e alla morte
di Bramante il papa lo chiamò a succedergli nell' ufficio del Piombo e volle egli stesso indos- \
sargli la tonaca del nuovo suo ufficio. Diceva fra Mariano che da vecchio s'era messo a far
l'alchimista e dal piombo cavare oro ; poiché la sua bottega gli rendeva non meno di 800 ducati
l'anno. 4 Morto fra Mariano nel 1531, gli successe nell'ufficio del Piombo fra Sebastiano, in con-
correnza col Celimi; e così nell'intervallo fra due grandi artisti, Bramante e fra Sebastiano, il
posto fu occupato dal frate buffone.

1 V. A. Luzio, Federigo Gonzaga alla Corte di Giulio II, 3 Luzio, p. 574.
in Ardi. rom. di St. -patria, voi. IX, p. 509. 4 Ivi, p. 574,

2 Luzio, p. 552.
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