Archivio storico dell'arte — 4.1891

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grazia che incanta! » Ad ogni modo ciò non menoma
i meriti, l'ammirabile diligenza, la ricchezza, la utilità
dell'opera.

O. M.

Y. E. Gtianazzo di Pamparato — Il principe cardinale
Maurizio di Savoia mecenate dei letterati e degli ar-
tisti. Ricerche storiche. — Torino, Paravia, 1891.

L'autore si propose di fare speciale oggetto de' suoi
studi le relazioni del principe con i letterati e gli ar-
tisti del suo tempo, ma egli non le mise in chiara luce,
per non essersi soffermato che brevemente a raccon-
tarle. Egli trascura di dirci molte cose che certo sa,
degli arazzi, dei reliquiari, degli strumenti musicali, dei
bronzi posseduti dal cardinale, non avendo posto mente
che le notizie sulle arti minori oggi sono avidamente
lette e raccolte. Sarebbe stato l'A. assai più benemerito,
se ci avesse, più che con cenni o indicazioni sommarie,
fatto rivivere la figura del principe cardinale in mezzo
allo sfarzo artistico delle sue dimore. Il cardinale che
salvava dalla distruzione gli affreschi di Gaudenzio Fer-
rari della chiesa di San Cristoforo in Vercelli, avrebbe
meritato qualche cosa di più dal suo biografo.

0. M.

Ing. Camillo Boqgio — Torri, case e castelli nel Cana-

vese. — Torino, 1890.

E un coscienzioso lavoro, che, se non può avere un
grande interesse per la storia dell'arte, è tuttavia im-
portante per la conoscenza della vita civile nel medio
evo. Le ricerche tanto storiche quanto tecniche son fatte
diligentemente ed esposte con molta chiarezza.

Incomincia col trattare delle bicocche, torri in le-
gname ed in muratura che servivano alle vedette e tra-
smettevano con segnali gli avvisi ai luoghi fortificati,
situate com'erano lontane da essi dove era vasta la vi-
suale, e descrive quindi la Torre della Pietra a Salto,
quella detta del diavolo presso Forca, e la Torre di Cives
sul monte Rosso, presso Baldissero.

Esse non presentan nulla di singolare ne rispetto
alla costruzione ne rispetto all'arte.

Passa l'A. a parlare delle fortificazioni dei borghi
con mura e torri, ed accenna alle modificazioni subite
da esse in processo di tempo, e specialmente dopo l'in-
troduzione dell'uso della polvere da fuoco. Ben pochi
avanzi restano ora nel Canavese di tali fortificazioni.
Ci sono però begli esempi di porte turrite, e l'A. de-
scrive quelle ad Oglianico, a Salassa, a Busano, a Pe-
rosa e le due di Romano.

Nei borghi medievali i viottoli tortuosi erano fian-
cheggiati da miserabili casupole, aventi ordinariamente
tre camere, la domus, cucina, il thalamus, camera da
Archivio storico dell' Arte - Anno IV, Fase. II.

letto, il solarium, camera superiore, che spesso man-
cava: erano isolate, basse, coperte di paglia od as-
sicelle.

Anche nelle grandi città, aggiunge l'A., non esiste-
vano nel pieno medio evo case sufficientemente belle e
comode; in molte parti eran di legno e pochissime in
pietre e mattoni. 1 Col progredire de' tempi e lo svi-
luppo dei comuni, le città andarono man mano abbel-
lendosi ; le case si fecero allora a due o a tre piani, co-
strutte interamente in mattoni od in ciottoli alternati
con fascie di mattoni, e spesso avevano il porticato o
ad arco od a solaio, e sotto una cantina: sui muri di
facciata potevano aprirsi botteghe, ricordanti quelle che
s'incontrano a Pompei. Alcune case avevano anche un
balcone sporgente o lobia in legno. A Perosa special-
mente si può avere una certa idea delle vie dei borghi
medievali ; ma anche in moltissimi altri villaggi del
Canavese troviamo case e gruppi di case medievali. La
casa più completa in ornati, almeno al pian terreno,
vedesi a Cuorgnè nella via Arduino, ed un'altra assai
interessante è ad Ivrea sulla piazza Marsala.

Yiene quindi l'A. a parlare dei castelli, i quali, nel
Canavese, o sono stati distrutti, oppure deformati dal-
l'arte barocca, e dopo aver premesse alcune notizie ri-
cordanti castelli di cui o non v'è più traccia, o ci son
pochi avanzi, passa a descrivere quelli di Montalto, di
Strambino, di Ozegna, di Settimo Yittone, di Strambi-
nello, d'Ivrea e di Pavone.

Di quasi tutti i monumenti accennati l'A. presenta
i disegni, che per verità non sono troppo belli ; noi anzi
avremmo desiderato che alcune delle riproduzioni fos-
sero state ricavate dalla fotografia, affinchè si avesse
avuto da esse un' idea anche della costruzione, della
forma dei mattoni, del carattere degli ornamenti, ecc.,
intorno alle quali cose l'A. non si è occupato, come invece
avrebbe dovuto.

Anche, qua e colà, per certe particolarità più degne

1 Un esempio, oltre quelli citati dal Boggio, di città composte fin
dal vi secolo di case di legno, lo troviamo ricordato in Flavio Biondo
(Dee. I, lib. Vili), là dove parla dell' invasione de' Longobardi nelle
città transpadane. « Erat tunc Padua urbs sine moenibus lateritio vel
lapide compactis, vallo planeisque tantummodo munita, et omnis ci-
vium habitatio rarissimas tune habuit muri pinnas. Ea enim primaria
semper inter Italiae urbes habita, a prima demolitione temporibus
Athilae facta per annos circiter LX sine moenibus, aut vallo, atque
etiam civium frequentia fuit ; primumque sub Theodorico Ostrogottho-
rum rege frequentar!, et vallo fossaque muniri coepit. Quare in illis
annis prope centum, quot ab ea instauratione sub Theodorico rege
facta ad huius obsidionis tempora intercedebant, omnia tam publica
quam privata aedificia ex materia et asseribus, quibus abundat regio,
constructa erant. Id cum cernerent Longobardi, ventos nacti validio-
res, faculas ignitasque sagittas scorpionibus iniecerunt; et prima quae
haesit sagitta, incendium ministravit, quod propinqua illieo corripiente
urbis pars maxima est cremata. Ea adducti Ravennates praesidio im-
positi fecerunt dedictionem, et Longobardi omnibus, qui inerant, sive
militibus, sive civibus quo fuit libitum per pactionem abire permissis,
urbem incendio vastavere ». (Cfr. per questo fatto Paolo Diacono, De
gestis Longobardorum, lib. IV, cap. xxiv). Case coperte di paglia se
ne trovano ancora nelle campagne di Padova e di Rovigo.

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