Archivio storico dell'arte — 4.1891

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MISCEL

ciò che d'artistico prospetta da secoli sulle strade e
sulle piazze debba ormai considerarsi di diritto pub-
blico; e nella causa sostenutasi ultimamente pel palazzo
Guastaverza a Yerona, a cui sopra è stato accennato,
si è venuti appunto ad affermare solennemente questo
diritto. Perciò sentiamo con vivo piacere come a Ve-
nezia si stia compilando dalla Commissione conservatrice
de' monumenti un elenco di tutti gli infissi d'importanza
artistica e storica esistenti dovunque sui prospetti delle
case, e come tanto il E. Governo quanto il Municipio di
quella città si interessino a fine di invigilare che nes-
suno degli oggetti notati sia rimosso e venduto.

Noi intanto facciamo voti che venga presto una legge
ad aiutare l'opera di quanti amano l'arte e la conser-
zione dei più nobili ricordi della patria.

N. B.

La remozione (lei coro dalla chiesa superiore
di San Francesco in Assisi. — Dopo diciannove anni
dacché furono rimossi gli stalli in legno, compiuti nel-
l'anno 1501 da Domenico da Sanseverino, ritorna in
campo la questione se sia stato opportuno quel prov-
vedimento.

Gli oppositori ad esso mettono in campo la ragione
storica, asserendo che in ciascun monumento si deve
lasciare quanto i secoli vi hanno man mano depositato,
perchè ogni modificazione ed ogni aggiunta sono altret-
tante pagine di storia degne di essere conservate : il
coro della chiesa superiore di San Francesco in Assisi
fu eseguito quando si convertì il tempio in sala del ca-
pitolo generale dei frati ; era quindi necessario che re-
stasse il ricordo di questo fatto.

Sono convinti anche i partigiani della remozione che
nelle riparazioni ai monumenti nulla vi si deva aggiun-
gere, se non ciò che è strettamente necessario per con-
servarli quali sono, senza rifarne le parti irremissibil-

LANEA i4i

mente perdute, senza prendersi la cura di ripristinarli;
ma, riguardo al toglier da essi qualche superfetazione
più o meno bella ed antica, ammettono giustamente che
si deva regolarsi a seconda dei casi.

La chiesa superiore di San Francesco d'Assisi non
è, come tante altre, il prodotto di molti secoli, ne all'or-
ganismo suo originale, sorto da un unico e grandioso
concetto, si erano poi fatte aggiunte tali che, siccome
è, per esempio, della chiesa de' Frari a Yenezia, l'aspetto
ne fosse restato modificato: il coro del Sanseverinate,
sebbene artisticamente pregevole, non era che una co-
lossale appiccicatura, la quale, oltre che copriva parte
delle pitture di Giunta e di Cimabue, ed impediva che
l'altare potesse esser ricollocato nel mezzo della cro-
ciera, suo posto originario, stuonava pure colle linee per-
fettamente euritmiche del monumento: togliendo quel-
l'appiccicatura rimaneva intatto l'organismo originale
dell'edificio, se ne riscoprivano le decorazioni, si rimet-
teva al suo luogo l'altare: meglio quindi che la remo-
zione sia avvenuta.

Questo periedico si occuperà assai più diffusamente
della questione; intanto dichiaro per conto mio che ap-
plaudo alla remozione, poiché si riparò in tal modo ad
un grave errore artistico compiuto nel 1500, l'errore di
ingombrare un tempio che artisticamente può dirsi il
più bello e perfetto della cristianità.

Ne la questione che ancor si dibatte deve esser posta
sull'arido campo dell'Archeologia, bensì su quello del-
l'Estetica, mentre la Storia s'era già ugualmente inca-
ricata di notare l'avvenuta trasformazione del tempio
in capitolo generale dei frati, senza bisogno che questo
fatto, che fu pure un errore, continui ad essere anche
materialmente ricordato a danno d' un gran monumento,
ora molto più che è cessata pur la ragione per la quale
fu commesso.

E. A.
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