Archivio storico dell'arte — 4.1891

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ESPOSIZIONI DI BELLE ARTI IN ROMA

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dal censurare i promotori della mostra, ma ci compia-
ciamo del fatto che essi almeno hanno saputo darle una
fisonomia. Solo avremmo desiderato che nelle opere rac-
colte in quelle loro tre sale, abbastanza melanconiche,
ci fosse un po' più d'aria, di vigore, di pienezza arti-
stica e di vita.

La produzione, quale vi si presenta, può dividersi
in due parti ; e nella prima di esse, insieme coi lavori
di Dante Gabriele Rossetti, del Burne Jones, di Carlo
Coleman e di qualche altro artista già morto, mettiamo
quelli di Giovanni Costa, più che promotore, animatore
della mostra, di Federico Leighton, di Ernesto Hebert,
del Lenbach, di Eduardo Gioia, di Alessandro Morani,
di Norberto Pazzini e della signora Stillman; alla se-
conda sezione appartengono due quadretti del Morbelli,
quattro di Onorato Carlandi e alcuni pastelli di Ari-
stide Sartorio. Così, senza troppo badare alle rispettive
età degli autori, ma considerando piuttosto l1 indole
della pittura, abbiamo ^^na distinzione fra i meno e i
più moderni. C' intratterremo un poco su questi ultimi
a preferenza, per l'unica ragione che l'arte loro ci pare
più sincera, più spontanea, veramente libera, progres-
siva e feconda.

Le due tele del Morbelli sono un particolarissimo
studio di luce. Nell'una e nell'altra la luce entra da
una finestra che è nel fondo, in mezzo, e, filtrata dai
vetri, sfiora certe vecchiette d'ospizio che siedono la-
vorando. È pittura che va guardata da molto lontano;
a otto o dieci metri ci si sente l'aria, e il lume delle
finestre risulta d'un'evidenza da stupire. Chi si avvicina
per osservare la tecnica del Morbelli, vede che egli ha
ottenuto il mirabile effetto mercè una studiosa combi-
nazione di tinte crudissime.

Dei lavori del Carlandi ci piace sovra tutto il qua-
dro intitolato Alla lunare, dipinto con pochi tocchi lar-
ghi e soavi. Buon paesaggio è quello che porta il nome :
Et in terra pax, e succoso bozzetto è l'altro: In prima-
vera; l'ultimo, il maggiore è un quadro audace ed
ampio, un po' aspro, o meglio, duretto, che rappresenta
un lembo di campagna romana sotto un cielo coperto
di nuvole vorticose.

A proposito di campagna romana, nell'esposizione
degli Acquarellisti il Carlandi ha vari pregevoli pae-
saggi, alcuni dei quali bellissimi, frutto di gite che egli
fece nella scorsa estate in compagnia di Enrico Cole-
man e del Sartorio, nelle vicinanze di Roma. E infatti,
accanto a quelli del Carlandi, si vedono i lavori con-
temporanei del Coleman, anch'essi di molto valore, sem-
plici e potenti.

Quanto al Sartorio poi, egli ha sparpagliato la sua
produzione nelle tre mostre del palazzo di Belle Arti,
senza mancar di spedirne altri saggi all'esposizione non
sappiamo ora se di Monaco o di Stuttgard, e forse an-
che altrove. Nell'In arte libertas vediamo sette o otto
paesaggi di campagna romana, freschi, ricchi, dolci e
gagliardi e fini al tempo stesso. Agli Acquarellisti ab-

biamo gli Studi d'ulivi e a gli Amatori e Cultori sei Studi
di Venezia. Questi gareggiano quasi coi primi; i secondi
cedono al confronto, ma son pure di molto pregio. Il
Sartorio li ha dipinti tutti a pastello. Non sappiamo
quando il pastello abbia fatto miglior prova negli studi
del paesaggio. Ebbene, ora attendiamo il quadro.

Un altro pittore può dirsi che ha opere nelle tre
esposizioni, ed è Giuseppe Ferrari. A gli Acquarellisti
e all'In arte libertas ha mandato vari ritratti e mezze
figure, acquerellati con forza straordinaria. Solo pen-
siamo: perchè non dipingere a olio, quando si vuol
raggiungere l'effetto della pittura a olio? Ma il Fer-
rari ha voluto scapricciarsi così ; e sia ; davanti alle
sue ottime prove non possiamo dir altro. Infine, egli
ha mandato a gli Amatori e Cultori un buon numero
di saggi della sua valente scolaresca, tutta composta
di signore e signorine: vediamo disegni delle due Ri-
chard, della Occioni, della Nathan-Ascoli e della Gar-
giolli.

Il maestro non ha qui nulla veramente di suo. Ne-
gli Acquerellisti invece, accanto ai lavori del Ferrari,
se ne vedono due, pregevoli, della signorina Eugenia
Richard.

A gli antipodi degl'intendimenti che l'esposizione In
arte libertas nel suo insieme rivela, si presenta di primo
acchito la pittura di Umberto Yeruda, giovane triestino
che cominciò a farsi conoscere assai favorevolmente
l'anno scorso, in occasione della mostra di maggio. Il
Veruda a gli Amatori e Cultori ha quattro tele: Ritratto
della signora Luisa Langbanlc, Ritratto dello scultore
Giuseppe Kopf\ Studio, La deposizione del doge Foscari.
Il primo lavoro fa intendere che chi l'ha dipinto ha
facilità grande e certamente raro ingegno pittorico, ma
non è condotto a buon termine, ha scarsa fermezza di
disegno e il color fiacco, quasi slavato, sebbene ele-
gante. Molto meglio il ritratto del Kopf, anche questo
abbozzato, ma abbozzato con singolare impronta d'ar-
tista. Yal meno, ma si può quasi dire lo stesso della
figura di donna che l'autore intitola Studio. Quanto poi
alla Deposizione del Foscari è un bozzettone pennelleg-
giato alla brava, non altro.

Siamo sicuri che il Yeruda, giovanissimo e già ben
noto, in una prossima esposizione ci farà ammirare
opere maturate, trattate con serietà, vorremmo dire con
serietà corrispondente allo straordinario valore che egli
mostra. Se proseguisse per la via in cui si è avanzato, v
non v' è dubbio, si perderebbe miseramente ; ma è
quasi impossibile che, sfogato il primo impeto, questo
mirabile giovane non si raccolga, non si assorba nel
concetto che l'arte, appena vedesi trattata male, si
sdegna e abbandona colui che sarebbe stato uno dei
suoi prediletti.

Tra le migliori tele dell'esposizione degli Amatori e
Cultori, ne abbiamo quattro di Pompeo Mariani : un
fine paesaggio di Pianura lombarda, due paesaggi del
Porto di Genova, franchi, vigorosi, assai caratteristici,
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