Archivio storico dell'arte — 4.1891

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NECROLOGIA

più vasto terreno al dominio della scienza, il quale in gran parte almeno non potrà essergli al-
trimenti conteso.

Sarebbe troppo lunga qui l'enumerazione di tutte le innovazioni da lui proposte e dalle di-
rezioni delle Gallerie germaniche in buona parte accettate rispetto ad una più corretta classifi-
cazione dei quadri e dei disegni. Benché abbondino nelle pubblicazioni del Morelli le indicazioni
oculate da poter servire utilmente anche ad una revisione dei cataloghi delle nostre Gallerie, ci
duole il dover dire che, fatte alcune rare eccezioni, rimasero fra noi inascoltate. Si direbbe anzi,
per quanto concerne questa parte, che regni tuttora in Italia un'immobilità, un torpore da ram-
mentare quasi una caratteristica della civiltà cinese.

Quale divario colla deferenza che trovarono i consigli del Morelli a Dresda, dove il diret-
tore della celebre Pinacoteca non si peritò di accettare apertamente quarantasei sopra cinquan-
tasei delle modificazioni da lui suggerite nella nuova edizione del catalogo ! 1 Fra queste non
sapremmo passare sotto silenzio quella che rimane uno dei precipui titoli di gloria pel com-
pianto nostro critico, quella cioè a dire della rivendicazione al pennello di Giorgione della deli-
ziosa Venere ignuda dormiente, già in casa Marcella,2 anteriormente registrata a Dresda quale
copia di Sassoferrato da Tiziano.

Il libro del critico pseudorusso in breve mise il campo a rumore principalmente in Ger-
mania, dove più ferve il lavoro anche negli studi intorno all'arte. L'ardita iniziativa da lui presa
nella proposta di certe modificazioni di giudizi, come tale che non poteva a meno di ferire le
suscettività dei sostenitori degli antichi concetti tradizionali, diede luogo a polemiche ardenti.
Queste si accesero in ispecie sui criteri concernenti la sfera d'azione degli artisti umbro-peru-
gineschi, il Perugino stesso, vale a dire, il Pinturicchio e il giovane Raffaello. Il Morelli pub-
blicò allora in argomento un paio di articoli nella già rammentata Zeitschrift fur bildende Kunst,
nei quali difese strenuamente le proprie idee, studiandosi di sceverare con fine spirito di osser-
vazione e di assegnare a ciascuno quanto gli spetta massime in fatto di disegni.

E allo studio dei disegni in vero egli da gran tempo si andava dedicando con singolare
predilezione, e lo raccomandava a quanti fossero animati intimamente dal desiderio di addome-
sticarsi colla mente degli artisti, ben riconoscendo che per essi noi ci sentiamo condotti a leggere
addentro nell'animo loro e a scoprirne l'indole e i più reconditi concetti.

Del successo ottenuto dal libro accennato di Ivan Lermolieff fanno testimonianza le tradu-
zioni che ne furono fatte, l'una in inglese, l'altra in italiano (quest'ultima stampata dallo Za-
nichelli di Bologna) e il fatto che l'originale tedesco rimase ben presto esaurito.

Il nostro senatore frattanto proseguiva instancabilmente i suoi viaggi artistici e ne traeva
sempre nuovo ammaestramento, nuova esperienza. In uno di codesti viaggi, avendo stretto rela-
zione col noto editore Brockhaus di Lipsia, concepì l'idea di porre mano ad una nuova edizione
della materia anteriormente trattata, ampliandola appunto mediante il frutto delle ulteriori os-
servazioni ed indagini da lui praticate.

La nuova opera, di cui la ditta Brockhaus fu ben lieta d'incaricarsi facendo patti lusinghieri
all' autore, venne ideata in tre volumi, due dei quali videro la luce colle date successive degli
anni 1890 e 1891, mentre al terzo non potè essere posto mano per la morte che venne a troncare
innanzi tempo tanta e così vigorosa attività.

Sotto il titolo generico di Kunstkritische Studien iiber italienische Malerei, il Lermolieff prese
per punto di partenza nel primo volume le due Gallerie private di Roma, Borghese e Doria, nel
secondo quelle regie di Monaco e di Dresda; nel terzo doveva seguire quella di Berlino.

Nella parte portata a compimento l'autore ha confermato le disposizioni peregrine ond'era
dotato per la soluzione dei problemi ai quali aveva rivolto la sua attenzione. Senza voler soste-
nere che i suoi giudizi siano da ritenersi per inappellabili tutti quanti, e eh' egli stesso non li

1 Vedasi in proposito l'articolo: « Lermolieff's For-
schungen zur ital. Malerei » del direttore sig. C. Woer-

mann nel periodico di Lipsia Blàtter fur literarische

Unterhaltung del 22 gennaio 1891.

2 Tedi VAnonimo MorelUano, 2a ed. p. 169 (editore
Zanichelli).
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