Archivio storico dell'arte — 4.1891

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164 GUSTAVO FRIZZO NI

rettificò il giudizio erroneo manifestato nel catalogo del dottor Waagen, ridonando, come di
dovere, il nitido quadretto a Domenico Ghirlandaio. L'errore quindi era stato tanto più grave in
quanto verteva non solo sull'autore, ma sin anco sulla scuola.

Così pure fu saviamente ispirato il direttore Giulio Meyer cambiando il nome di Mantegna
con quello di Giambellino, in proposito della bellissima tavola del Cristo morto, sorretto da due
angioli, altro fra i preziosi capi della Galleria di Berlino (fig. 3a).

Dovrebbe recare meraviglia invece il vedere attribuito, come lo è tuttora in Vaticano, al
maestro di che si ragiona il quadro contenente un' altra figura del Redentore morto, seduto sul
sepolcro e pianto dalla Maddalena, in presenza del Mcodemo, se non si sapesse quanto sia dif-
ficile che in Vaticano si facciano mutazioni (fig. 4a).

Il Commentario poi osserva che «addimostra per modo l'ultima sua maniera, da non lasciar
dubbiezza sulla sua originalità ». Basterebbe invece confrontarlo colla nota tempera del Cristo in
iscorcio nella Pinacoteca di Brera, che fu trovata nello studio del pittore dopo la sua morte,
per capacitarsi del divario che corre fra un'opera e l'altra, laddove in quella del Vaticano si nota
un modo di rendere le forme umane grossolano e tozzo al paragone, desunto ad ogni modo dagli
esempi di Giambellino e non già del Mantegna.1

Dove di nuovo venne scambiata la scuola toscana colla padovana si è nel giudizio del Sel-
vatico intorno a certa figura allegorica, già proprietà Baldeschi, di poi del signor Reiset, dal
quale passò col rimanente della sua raccolta in possesso del duca d'Aumale. Vi è personificato
l'Autunno ossia l'Abbondanza, stando al catalogo della Raccolta Reiset pubblicato a Parigi
nel 1879, dove vedesi riprodotta in una tavola della ditta Braun la figura accennata, accompagnata
da due putti. Soggiunge il catalogo che l'errore dell' essere stata descritta per opera del Man-
tegna già era stato riconosciuto e corretto allorché il quadro fu portato a Parigi nel 1847, es-
sendosi sostituito il nome di Botticelli a quello di Mantegna. Il Cavalcaselle lo accettò senz' altro
nella sua Storia. Se non che gli ulteriori progressi della critica non saprebbero contentarsi nep-
pure di sì fatta rettifica, e, facendo la dovuta distinzione fra quanto s' addice alla mano di un
grande maestro e quello che soltanto gli si approssima alla lontana, vuole definitivamente vedere rele-
gato nella sfera inferiore dei prodotti della bottega del Botticelli la citata pittura dell' Abbondanza,
potendo evocare in proposito un confronto persuasivo con richiamare l'attenzione degli intelli-
genti sopra un disegno di analogo concetto che appartiene alla cospicua Raccolta privata di disegni
del signor Malcolm a Londra.2 In questo infatti si riconoscono in tutto e per tutto le forme
proprie del maestro vivamente intese e caratteristiche, in quella invece nuli' altro che una debole
e quasi grottesca imitazione. Nulla di più persuasivo in proposito che un diretto confronto fra
le tavole del catalogo Reiset e quello dell'Esposizione di disegni fatta a Parigi nel 1879, dove
figurava il foglio del signor Malcolm.

Considerato in fine quale pittore di ritratti, il Mantegna, come severo ed accurato scruta-
tore del vero in genere porge pure le sue caratteristiche bene scolpite da distinguerlo da altri
contemporanei più o meno in relazione con lui. Per tanto, non possono più essere noverate og-
gidì fra le opere sue due ritratti che il Selvatico conta fra i dipinti certi.

Primo fra questi la pretesa effigie d'Elisabetta Gonzaga (fig. 5a), tuttora esposta sotto il nome
del grande artista nella Tribuna degli Uffizi, pittura pregevole bensì, fine nella esecuzione, ma che,
analizzata parte per parte, si qualifica per fattura d'altra mano, da ricercarsi secondo ogni vero-
simiglianza nella scuola veronese. Quest' ultima circostanza poi potrebb' essere vie meglio deter-
minata ove il dipinto, quando che sia, avesse ad essere spogliato del cattivo ristauro che lo
ricopre, per cui il busto rappresentatovi avesse ad acquistare il suo primitivo aspetto sul fondo
di cielo limpido e chiaro, di carattere eminentemente veronese.

1 Nella Storia di Crowe e Cavalcaselle tale dipinto adduce a confronto altro dipinto all'Accademia di Ve-

viene dato senz' altro al Bellini, laddove il Morelli, a nezia. (V. Ivan Lermolieff, Le opere dei maestri italiani,

quanto ci pare con maggiore cognizione di causa, la ecc., p. 375).

ritiene per creazione probabile del vicentino Giovanni 2 Fotografato da Braun al 11. 21 delVExposition à

Buonconsigli, artefice dipendente dal Bellini, del quale l'école des Beaux Aris à Paris en 1879.
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