Archivio storico dell'arte — 4.1891

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GUSTAVO FRIZZONI

stia di San Giovanni in Monte, ora divise, essendo le due principali passate nella li. Galleria
di Dresda, la terza in quella di Liverpool in Inghilterra.

Più che il motivo che domina in quest'ultima, quello, cioè a dire, delle figure della Vergine
e del Redentore morto, il cui corpo giace rovesciato sulle ginocchia della Madre, accenna alla
comune origine delle dette tavole e della piccola tela di che si ragiona, il carattere delle figure
in genere, dalla scarna struttura, dalle membra rigide e stecchite, dalle violente e drammatiche
movenze per quanto angolose.

Esaminato però da vicino il quadretto del misterioso combattimento, tutto che ci si mani-
festi per dipinto antico, non si potrà se non tenerlo per una copia da un originale del maestro
nominato, dappoiché l'esecuzione difetta assolutamente di quella intima finezza ed intelligenza
nella interpretazione delle forme per cui i grandi maestri del secolo xv sogliono rivelare il loro
proprio valore. In fine, è rincrescevole che detta tela sia deturpata da parecchie scrostature non
che ridipinta in molte parti con colori ad olio. Quest'ultima circostanza vuoisi motivata dalla
intenzione precipua di dare l'aspetto di una tela compiuta ad una che in realtà scorgesi essere
stata mutilata lungo l'estremità superiore; dove di fatti riapparisce una lista di colore antico sotto
quello dei sovrapposti ristauri.

Quello che importa di rilevare in proposito del curioso quadretto si è l'indizio che per esso
si ha della maturanza a cui è giunta la critica artistica, quando si pensi alla trafila di giudizi
da esso passati, incominciando da quello che si dipartiva da Andrea Mantegna per venire a quello
finale, per cui non avvi a dubitare oramai che abbiasi definitivamente da tenere per una copia
antica (forse quasi contemporanea) da, un dipinto originale del ferrarese Ercole Roberti.

III.

TTn altro dipinto del Museo Borromeo che ci viene a taglio pel nostro assunto, a costo di
dover modificare una congettura esposta nella nostra rassegna del Museo stesso, si è quello che
è collocato, come si disse, nel centro della prima parete nella seconda sala. Intendiamo parlare
di una tavola larga m. 1.20 e alta m. 0.83, che veniva quivi attribuita ragionevolmente alla
scuola di Giovanni Bellini e che dubitavamo potesse provenire da un allievo qual è il berga-
masco Francesco da Santa Croce.

Vi è rappresentata la Beata Vergine col Bambino in grembo, messi in mezzo a san Giro-
lamo e a sant'Antonio abate, il quale ultimo è in atto di presentare un devoto che sorge a
mezza vita colle mani giunte, dal lato destro di chi guarda. Che il devoto appunto sia la parte
migliore dell' opera, come quella eh' è presa direttamente dal vero, è tal fatto che ciascuno può
avvertire e che si suole riscontrare generalmente in opere siffatte, di autori secondari.

Ad essi doveva riescire più facile il ritrarre fedelmente gii oggetti che si presentavano
direttamente ai loro occhi che non di creare dei tipi ideali di proprio genio. Anche 1' attribuzione
del dipinto alla scuola di Giovanni Bellini, trova conferma nel carattere del medesimo. A quale
poi dei pittori della numerosa schiera spetti di fatto, è cosa che si può stabilire ponendo niente
agli opportuni termini di confronto.

E quanto fu messo in pratica recentemente dal Morelli, e che lo abilitò a ravvisare nel
quadro di che si ragiona la mano di tale pittore che non è noto per altro nome se non per
quello di Bartolomeo Veneto. Colla scorta delle segnature in parte e con quella dei tratti carat-
teristici ed individuali egli enumera una serie di opere di codesto originale artista fin qui pochis-
simo conosciuto.1

Ma poi che, come egli suole spesso, si limita ad indicare l'argomento piuttosto che a dargli
pieno sviluppo, lasciandone l'incarico a chi è disposto a seguirlo nelle sue ingegnose e pene-

1 V. Kunst Krifische Studi en ilber itali enische Male- molieff. Leipzig, F. A. Brockhaus, 1891, p. 221 e se-
re/. Die Galerien zu Miinchen u. Dresden, von Ivan Ler- guenti. •
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