Archivio storico dell'arte — 4.1891

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N. BALDORIA

ijiventione pulchra satis, etc. » (cfr. Cavacio, pp. 257 e 258). Per porre le fondamenta del
nuovo tempio si demolì il vecchio ; e dall' Istria e da Monselice si fece venire uno sterminato
numero di pietre, sicché per tutto il materiale raccolto buona parte del Prato della Yalle era
ingombrata. Nel 1502 si faceva la traslazione dei corpi santi dal tempio antico al nuovo in
costruzione. Ma vi era da lottare colla natura del sito paludoso, laonde il materiale che doveva
servire per tutto l'edificio dovette essere impiegato soltanto per le fondamenta. Succeduto ad
Eusebio l'abbate Iacopo da Genova, nel 1504, i più esperti architetti giudicarono che il nuovo
tempio sarebbe stato molto incomodo ai monaci, se si fosse seguito il modello cui abbiamo accen-
nato, poiché il tratto orientale non era così vasto da poter contenere l'ara massima, il santuario e
gli stalli dei monaci. Senonchè l'abbate Iacopo non potè pensare all'edificio per gravi questioni sórte
intorno al possesso dei beni. Nel 1507 egli moriva, ed i Padri scelsero per abbate il veneto Gio-
vanni Cornelio, di Praglia. Ma intanto avvennero i danni della Lega di Cambray e l'assedio di
Padova da parte di Massimiliano, dopo che, nel 1510, gli era stata ripresa la città da Andrea
Gritti. Massimiliano fu vinto, ed avvenuta la pace fra papa Giulio II ed i Yeneti, corsero pel
Cenobio di Santa Giustina tempi migliori. Sappiamo già come nel 1513 Girolamo Romanino lavo-
rasse per quei monaci. Bartolomeo Orsini, preso nella battaglia di Gliiara d'Adda e portato in
Francia, era stato, dopo conchiusa la pace, rimesso in libertà, e, divenuto amico dell'abbate Ignazio
della famiglia fiorentina degli Squarcilupi, succeduto nel 1515 a Basilio da Mantova, che sol-
tanto per un anno aveva retto, dopo dell'abbate Giovanni, la Congregazione, si diede cura perchè
si procedesse alla costruzione del tempio. Asseriva l'Orsini, come intendente d'architettura, « che
si potevano toglier gli errori, e che l'opera incominciata non sarebbe andata perduta, se si fosse
ampliato il tratto anteriore, e se dei due sacelli laterali se ne fosse fatto uno solo». Era con
lui l'architetto Sebastiano da Lugano, al quale fu commesso di fare un nuovo disegno del tempio
secondo le accennate modificazioni. Si erano già ripresi i lavori, quando l'Orsini, andato in aiuto
di Francesco I, dopo la vittoria di Melegnano, morì. Parve allora troppo ricco e sfarzoso il pro-
getto di Sebastiano da Lugano, e l'abbate Ignazio « quamvis ex nuperrima impensa alterius
fondamenti pecunia laboraret, tamen ut extremam his aliquando manum iniiceret ab Andrea Crispo
insigni Statuario et Architecto curat tertium Ecclesiae simulachrum condi, cui iacta bi-s fonda-
menta inservirent.... Archetypum templi ligneum (Andreas Crispus) construxit inventione, dispo-
sinone, ac minutis quibusque ornamentis suspiciendum, ad cuius rationem templum quoque ex-
tructum est, licet alicubi immutatum. Is (archetypus) multo studio asservatus ante decem annos
cum ex occasione incendii transferendus esset, cuiusdam imprudentis hominis incuria, vel mali-
gnitate disiectus est » (cfr. il Cavacio, p. 265).

E importante l'atto d'allogazione del modello e della direzione dei lavori per la costruzione
del tempio durante il triennio seguente al 1516, fatta dai monaci ad Andrea Briosco ; atto che

pubblichiamo integralmente più innanzi, tratto dal volume I, FA (Fabbrica), dell'Archivio del

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convento di Santa Giustina, presso il Museo civico di Padova: ed è tanto più importante giacché
ci fa conoscere come il Riccio fosse tenuto in grande stima e come scultore e come architetto.
Era stato infatti, nel gennaio dello stesso anno 1516, posto sopra il suo piedistallo marmoreo il
celebre candelabro di bronzo che adorna il coro della chiesa di Sant'Antonio a Padova, e nello
stesso tempio si lavorava ancora intorno alla ricchissima cappella dell'Arca sopra accennata, della
quale il medesimo Riccio aveva dato il modello. 1 E certo il nostro artista, che senza dubbio è

1 Andrea Briosco detto il Riccio, nato a Padova il
dì 1" di aprile del 1470, a soli 21 anno, cioè nel 1491,
a quanto sembra, aveva modellato il bellissimo busto
di Andrea Loredan, ora conservato nel Museo Correr
di Venezia (cfr. il Bollettino d'arte, industria e curio-
sità veneziane per Gr. M. Urbani de Gtheltof, anno II,
1878-79, p. 62 e segg.); e si riscontrano già in esso tutte
le caratteristiche proprie dell'artista: larga e robusta
modellatura del capo; panneggiamenti con pieghe al-

quanto spesse e monotone, ma di linea mossa, e tondeg-
gianti all'estremità ; superficie del bronzo non levigata,
ma a bella posta lasciata ruvida. Il Riccio era stato,
certo poco dopo il 1492, chiamato a Venezia per eseguire
l'altare della Croce in Santa Maria dei Servi, di cui si
vedono i bassorilievi in bronzo nell'Accademia di belle
arti. Il Sansovino (Venezia città nobilissima, A'enezia,
1663, p. 160), descrivendo la chiesa di Santa Maria dei
Servi, nota che « vi sono eziandio cinque historie di
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