Archivio storico dell'arte — 4.1891

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RECENSIONI E CENNI BIBLIOGRAFICI

Leone Yicchi — Dieci quadri della galleria Sciarra. —

Fototipie a cura di Francesco Paolo Michetti, con

cenni storici e critici. — Roma, stabilimento tipo-
grafico della Tribuna, MDCCCLXXXIX.

Le fototipie rendono discretamente gli originali, ma
il testo non li rende punto. La prima fototipia traduce
un ritratto di Ludovico Gonzaga, attribuito al Mante-
gna, dichiarato dall'autore dei cenni storici e critici
« ritratto incognito di Andrea Mantegna », mentre la
firma apposta al quadro è apocrifa, mentre la critica
ha escluso che si tratti di un'opera del venerando pit-
tore. Probabilmente è un ritratto ricostruito, sopra dati
fisionomici antichi, nel principio del secolo xvi, per ag-
gregarlo ad una serie di ritratti dei Gonzaga. La se-
conda fototipia riproduce un san Sebastiano del Peru-
gino; la terza una Sacra Conversazione, attribuita al
Francia, e ritenuta del Francia dall'autore, mentre essa
è l'opera di un debole suo seguace. La quarta, a di-
spetto della critica che con tutta sicurezza l'aggiudica
a Bernardino Luini, vien detta della mano del sommo
Leonardo da Yinci, e rappresenta la « Modestia e la
Vanità»; e così la quinta, ritenuta della scuola di Bar-
tolomeo di San Marco (Mariotto Albertinelli, secondo
Morelli, fra Paolino, secondo Crowe e Cavalcasene),
viene addirittura assegnata al grande maestro mede-
simo; e così pure la sesta, che altro non è che una delle
donne bionde di Palma il Vecchio, è ascritta al Tiziano.
Circa al «Suonatore di violino», tradotto dall'ultima
fototipia, se sia di Raffaello o di Sebastiano del Piombo,
l'autore non discute punto, e neppure accenna alla ver-
tenza dei critici moderni; ma il peggio si è che ci dà,
con l'ottava fototipia, come ritratto incognito di Angiolo
Bronzino, l'effigie di Stefano Colonna, il cui nome è se-
gnato a lettere cubitali nel quadro stesso. Le ultime
due fototipie ci rappresentano i « Giuocatori » di Mi-
chelangelo da Caravaggio, e una scialba, biaccosa Mad-
dalena di Guido, che l'autore dichiara superiore alle
altre Maddalene del maestro. Questo basta a dimo-
strare la mancanza di cognizione nell'autore dei pro-
gressi della critica artistica. I suoi cenni hanno l'in- I

certezza di chi va racimolando notizie, senza sapere se
esse provengano da buone fonti o no, o se esse siano
o no accettabili o accettate. Come si può oggi accen-
nare a discussioni sull'anno della morte del Mantegna?
ripetere che il Francia dipingeva la prima tavola a qua-
rant'anni ? I giudizi, infine, sono di scrittore che tenta
di trarre frutto dalle opere già antiquate di Roberto
d'Azeglio, del Selvatico, ecc. Ad esempio, lo « scoprire
nelle opere del Mantegna la transizione fra il conven-
zionalismo accademico e la scuola del verismo », non
solo non è agevole, come egli dice, ma è impossibile ;
e la scoperta si riduce a una falsa intuizione del vero
storico.

0. Maruti.

Gustavo Frizzoni — Arte italiana del Rinascimento. —

Con trenta tavole in fototipia. — Milano, fratelli Du-

molard, 1891.

L'amico nostro ha raccolto in questo volume cinque
articoli pubblicati in riviste italiane, modificandoli in
qualche parte, per tener conto scrupoloso di tutti i ri-
sultati della critica storica. Il volume tornerà caro ai
cultori dell'arte, che non sempre possono o sanno an-
dare alla ricerca degli scritti artistici per entro agli atti
delle Deputazioni di storia patria o nei volumi di ri-
viste eclettiche. Il primo scritto tratta di « Xapoli nelle
sue attinenze coll'arte del Rinascimento », il secondo
di « Giovanni Antonio De' Bazzi, detto il Sodoma », il
terzo di « Baldassare Peruzzi considerato come pittore »,
il quarto dell'« arte italiana nella galleria nazionale di
Londra », il quinto degli « affreschi della chiesa di Santa
Cecilia in Bologna ». Dire che l'autore in tutti questi
studi fu guidato dal metodo sperimentale e dal metodo
critico più progredito, è ripetere cosa che tutti gli stu-
diosi riconoscono unanimi: tutti, dai continui saggi che
il Frizzoni dà della sua attività dedicata interamente
all'arte, sanno che non v'è problema che non lo tor-
menti, non opera d'arte che non l'attragga e mova su
e giù per le gallerie, per entro alle provincie italiane,
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