Archivio storico dell'arte — 4.1891

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RECENSIONI E CENNI BIBLIOGRAFICI

abbastanza regolarmente disposti, di cui restano ancora
le traccie, non mai state coperte da altro intonaco. La
fascia del sottarco pel quale si accede alla chiesetta è
dipinta a cerchi concentrici e presenta nel mezzo entro
ad un cerchio una figura nimbata, per nessun modo
rassomigliante agli angeli.

Nella chiesetta son le pitture che, fatti levare per ;
proposta dello stesso prof. Cipolla gli intonachi, appo-
stivi forse, come abbiamo accennato, nel secolo xi, sono j
state teste restituite alla luce.

Sulla volta vedesi, mutilata in parte, una grande

figura del Salvatore con nimbo crocigero, che doveva

aver la destra benedicente, e tener nella sinistra il vo- '

\

lume in cui si leggono ancora le lettere YI. 1 E dentro
ad una mandorla variopinta, sostenuta a destra da un
piccolo angelo ed a sinistra da un giovane di alta sta-
tura. Tra il Cristo e la parete di fronte corre una cor-
nice a bei colori, che serve a dividere l'un campo
dall'altro, mentre i quattro angoli della volta erano oc-
cupati dai simboli de' quattro Evangelisti, chiusi cia-
scuno da cornice circolare e illustrati con leggenda |
esplicativa, de' quali non si vedono che il leone alato
e nimbato : S. MAR ; CYS EV., e l'Angelo : s. zoAN NES.

Nella parete anteriore o di sfondo, sopra la nicchia
centrale vedesi ancora entro ad un gran cerchio la Ma- j
donna fra due angeli colle grandi ali incrocicchiate sul
dinanzi del corpo ; e a destra sono ancora assai bene
conservati i busti, entro a due cerchi, di S NA ZARI YS,
figura barbuta, e di S CEL SYS imberbe e d' aspetto
molto giovanile.

Tra la parete di sfondo a destra e l'origine dell'ar-
cosolio si può riconoscere abbastanza bene un busto di
donna nimbata, chiuso da un cerchio e colla leggenda:
S IYLIA | NE.

La chiesa era dedicata a Santa Giuliana, a San Na-
zaro e a San Celso ; e. quindi si spiegano i busti dei
tre santi cui abbiamo accennato.

Al lato sinistro della volta, accanto all'ingresso,
esternamente all'ovale che racchiude la figura del Cristo,
furono lette per la prima volta dal Cipolla le seguenti
parole dipinte in bianco sul fondo verde:

hB ANN- AB INCARNO (7NI NRI IV XPI DCCCCXCYI
1NDIC X, e sotto ad esse correva un'altra leggenda
di almeno tre righe, di cui si riconoscono ancora alcune
traccie.

Le ricordate pitture rimontano adunque agli ultimi
mesi del 996; più antiche di quelle a Sant'Urbano
della Caffarella a Roma compiute nell'anno 1011, ma
d'uno stile più rozzo, in cui meno si risente dell'influenza
dell'arte cosiddetta bizantina; la quale, ove riguardiamo
le miniature dei manoscritti greci di quel tempo, quali
il San Gregorio di Nazianzo ed il Psalterio della Na-
zionale di Parigi, come pure il Menologio della Yati-

1 Ego sum Via veritas et VI tu. (?).

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cana, eseguito per Basilio li, è l'espressione del nuovo
fiorimento dell'arte che andava allora svolgendosi nel-
l'impero bizantino, sì per l'eleganza delle forme ritratte
talvolta direttamente dall'arte classica, sì per la finezza
dell'esecuzione.

Nello pitture di San Nazario a Yerona troviamo
bensì larghezza di formo, ma contorni duri e cruda-
mente segnati col nero, occhi sbarrati, pieghe appena
accennate con semplici striscie monotonamente disposte,

senza chiaroscuro, senza passaggi di tinte, senza varietà
\

di espressioni. E questa veramente l'arte romanica, quale
si ravvisa anche più tardi, quantunque forse più cor-
retta, nelle miniature del Donizzone della Vaticana, ma
specialmente nei mosaici del ix secolo di Santa Prassede,
di San Marco e di Santa Cecilia a Roma, e nelle pit-
ture più antiche della chiesa inferiore di San Clemente,
pure a Roma, là dove son figurate, l'Assunzione della
Vergine (ch'ò la rappresentazione più antica che si cono-
sca d'un tale soggetto), e la Crocifissione.

Dobbiamo dunque esser grati al prof. Cipolla per
questa scoperta, che ci dà modo di conoscere meglio,
anche per l'Italia settentrionale, quale fosse l'arte ro-
manica fra noi, ne' secoli ix, x ed xi, senza il diretto
impulso della orientale ; mentre in Francia nello stesso
periodo produceva cose mirabili specialmente nella scul-
tura in avorio.

N. B.

Ing. Pasquale Fantasia — Su taluni frammenti di scul-
tura rinvenuti nel duomo di Bari. — Bari, 1890.

Il duomo di Bari, fondato nel primo trentennio del
secolo xi, subì parecchie modificazioni ed innovazioni,
sia durante il corso della sua costruzione, che non si
sa quando sia terminata, avendo subito varie interru-
zioni, sia in tempi posteriori.

Il signor Fantasia con gran diligenza e bel metodo,
così difficili a trovarsi nei lavori di storia dell'arte, dopo
essersi fatto un chiaro e determinato concetto della co-
struzione originaria dell'edificio, ha raccolto quanti fram-
menti d'ornato ha potuto trovare, nascosti o dimenti-
cati, e li ha diligentemente esaminati ed illustrati.

Nulla sfugge alle indagini dell'autore, niente trala-
scia che serva ad intendere e l'epoca e la destinazione
di ciascun oggetto, sì che egli si mostra tanto erudito
nell'epigrafia medievale quanto intelligente di cose ar-
tistiche. Spesso, per ricercare le caratteristiche delle
decorazioni di cui tratta, fa giusti confronti che lo por-
tano a giuste deduzioni e considerazioni.

Non chiamerei, come l'autore fa, arte pugliese quella
che mostrasi svolta nei capitelli ed in altri frammenti
di decorazioni da lui dati incisi ed illustrati ; nò direi
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