Archivio storico dell'arte — 4.1891

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MISCELLANEA

Ricostruzione del monumento (lei cardinal For
teguerri, di Mino da Fiesole. — Nel mio studio sulle
opere di Mino da Fiesole in Roma, dopo aver ricostruito
sulla carta il monumento del cardinal Forteguerri a
Santa Cecilia in Trastevere, di cui le parti erano di-
sperse per la chiesa e pel sotterraneo, esortavo il Mi-
nistero della pubblica istruzione a volerle riunire, e
restituirlo nella sua integrità (voi. Ili, p. 269). Il Mi-
nistero accolse quella proposta, ed ora nella chiesa di
Santa Cecilia si ammira ricostruito il monumento del
Forteguerri.

Quanto al luogo, non poteva cadere dubbio che esso
sorgesse accanto alla porta maggiore della chiesa, a
sinistra di chi entra, dove appunto era rimasta l'urna
sepolcrale coli' iscrizione. Lo dimostrava anche il tro-
varsi nel pavimento, avanti alla tomba del cardinale,
la lapide sepolcrale di Cencio e Giuliano Forteguerri.

Nella ricostruzione si son trovate infatti nella pa-
rete le traccie della collocazione primitiva. Le parti che
mancavano e che si è dovuto rifare, sono: i piedistalli
delle colonne, in cui si son ripetuti quelli dei contro-
pilastri, che esistevano ; e il fondo reticolato dietro
all' urna, che è stata eseguito in stucco, simile a quello
del monumento del conte Ugo. Oltre di ciò le colonne,
adoperate a sostenere la volta del sotterraneo, essendo
troppo alte a quell' uso, erano state accorciate nella
parte inferiore che si è rifatta di travertino, accompa-
gnandone la tinta. Mancano sempre i due putti che do-
veano stare sulle mensole avanti i piedistalli delle co-
lonne, e questa mancanza guasta purtroppo l'armonia
dell'insieme. Tutto il lavoro è stato eseguito con molta
cura dal signor Camillo Ciavarri.

Profittando dell'occasione che il monumento era scom-
posto, ho fatto fotografare la figura del cardinale gia-
cente sull'urna, in cui è visibilissima la tecnica di Mino
da Fiesole. Do pure riprodotto uno dei capitelli del
monumento.

Il monumento ricostruito è l'unico che sia in Roma
di tipo prettamente fiorentino. Esso è notevole pel bel-
l'effetto di policromia prodotto dalle colonne di tinta

Archivio storico dell' Arte - Anno IV, Fase. III.

assai scura, e dal molto oro. Se però il luogo è certa-
mente quello dov'era in origine collocato il monumento,
è da dolersi che non sia più quella la luce. Infatti, pei
cattivi restauri fatti nella basilica dal cardinal Acqua-
viva, esso rimane ora sotto ad un basso portico, dove
la luce è alquanto scarsa; ed inoltre, gli affreschi che
coprono la volta del portico, a grandi forme e a tinte
forti, turbano l'armonia e la quiete del monumento.

Di questa ricostruzione, la prima che sia stata ese-
guita in Roma d'un'opera del Rinascimento, dobbiamo
esser grati al Ministero della pubblica istruzione. E
poiché dagl' intelligenti è stata accolta con festa, è da
augurarsi che si voglia proseguire. L'altare di Santa
Maria Maggiore, il ciborio di San Marco, il monumento
di Paolo II, l'altare di Sisto IY si offrono a ricostru-
zioni che sarebbero preziosi acquisti per l'arte, e ag-
giungerebbero alla città nuovo ornamento e attrattiva.

D. Gnoli.

Una croce pettorale del duodecimo secolo a

Roma. — Le croci che i pietosi fedeli, nei primi secoli,
portavano al collo prendevano il nome significativo di
encolpia. Quasi sempre, esse contenevano delle reliquie,
che si consideravano come salvaguardia personale. La
questione è stata abbastanza chiarita dai signori De Rossi
e Martigny;1 non fa d'uopo quindi che io vi ritorni so-
pra. In archeologia è bene evitare la ripetizione conti-
nua; invece di insistere sui fatti già acquistati alla
scienza, a meno che questo non sia per sintetizzarli, o
per tirarne dei corollari nuovi, è molto preferibile di
aprire altre vie alle investigazioni.

La monografia della croce pettorale a nel medio evo

1 Dictionnaire des antiquitées chrétiennes, alla parola Encolpia;
Bulletin d'archéologie chrétienne, 1872, p. 18.

2 Ferraris (Prompta Bibliotheca, t. II, col. 1529, édit. Migne) fa
osservare, con Innocenzo III, che il nome derivava dall'uso che se ne
faceva : « Crux pectoralis vocatur ab Innocentio III, ex eo quod ornet
pectus ». Certi scrittori contemporanei, sopratutto dei giornalisti, hanno
preso la cattiva abitudine di dire croce pastorale, il che è contrario
alla tradizione ecclesiastica e al buon senso.

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