Archivio storico dell'arte — 4.1891

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dalla legge comunale e provinciale, e lasciano quindi
tanti tesori d'arte in balìa del primo acquirente, del
suo capriccio, della sua barbarie o esosità.

Quindi è da tributar somma lode all'onorevole mi-
nistro Villari per aver teste diramato una circolare ai
prefetti, pregandoli ad eccitare i Comuni a votare il
regolamento edilizio, promettendo fin d'ora il suo con-
corso di studi, di documenti e di consigli per la com-
pilazione dell'elenco de' monumenti, e suggerendo l'in-
serzione in ciascun regolamento dei seguenti tre articoli:

1. 11 Municipio farà compilare un elenco degli an-
tichi manufatti, delle costruzioni architettoniche e della
parte monumentale degli edifìci o ruderi che per spe-
ciali riguardi artistici e storici meritano di essere tu-
telati.

2. È vietato di scemare o di distruggere l'integrità,
l'autenticità e l'aspetto pittoresco degli edifìci compresi
nel suddetto elenco. 11 proprietario, prima di mettere
mano ad alcun lavoro, dovrà chiederne il permesso alla
Commissione edilizia.

3. Se nel restaurare o nel demolire un edifìzio non
elencato fra i monumentali, si venisse a scoprire qual-
che avanzo di pregio artistico o storico, il Municipio
potrà far sospendere i lavori finche la Commissione edi-
lizia avrà deciso sui provvedimenti da prendersi.

In tal modo, e forse meglio che con una legge spe-
ciale sui monumenti, il ministro Villari ha provveduto
a conservare alla storia ed all'arte i loro preziosi ri-
cordi di tutti i tempi, ed alle singole città d'Italia le
loro speciali caratteristiche, tutto ciò insomma che ne
forma il principal vanto e le rende belle ed ammirate.

Quest'impulso venuto dal Governo sarà certo, come
merita, secondato dai Municipi italiani.

E. A.

Ergastoli e fortezze monumentali. — Taluni fra
i più cospicui monumenti d'architettura militare ser-
vono tuttora ad uso di penitenziario o di ergastolo. La
Direzione generale delle carceri provvede alla loro con-
servazione, ben inteso però per quel tanto che può
servire a' suoi scopi. Yi troviamo alterate con muri di-
visori, con l'otturazione di porticati e di finestre anti-
che, con apertura di finestre nuove, con scialbi d'ogni
colore, le proporzioni e l'aspetto degli ambienti primi-
tivi ; ma tutte queste manomissioni furono perpetrate
in gran parte al principio del secolo quando alle pex--
turbazioni della supremazia napoleonica tennero dietro
vari assestamenti politici, o per lo meno molti anni
addietro, quando si credeva sufficiente tutela per un
antico edificio l'averlo dichiarato monumentale.

L'odierna Direzione delle carceri non è responsa-
bile delle maggiori alterazioni subite dai castelli e dai

conventi che sono fatti servire ad uso di penitenziario
od ergastolo, e se qualche lavoro di adattamento fu ne-
cessario, non mancò di procedere d'accordo col Ministero
della istruzione pubblica, per non danneggiarne la parto
monumentale.

Probabilmente anche l'attuale Direzione delle carceri
avrà di sua esclusiva iniziativa fatta qualche ulteriore
modificazione agli edifici summentovati ; ma l'avrà fatta
talvolta persuasa di non scemare il valore storico-
artistico, o nemmeno sospettando la monumentalità
dell'edificio non menzionato in alcun elenco ufficiale.
Comunque, si può affermare che anche le manomissioni
avvenute a tutt'oggi hanno raggiunto per lo più il mo-
mento di equilibrio, tanto che non procederebbero più
oltre dato che cause estranee non compromettessero
maggiormente la integrità e l'aspetto vetusto e pitto-
resco dei nostri castelli e conventi. L'aver poi servito
ad uso di carcere durante gli ultimi ottant'anni, rap-
presenta, convien confessarlo, la salvezza di alcuni mo-
numenti che sarebbero ancor essi ridotti informi ruderi;
e se un giorno potremo smurare arcate, riaprir feritoie,
togliere suddivisioni di sale maestose, scrostare le mol-
teplici imbiancature dai fregi castellani, lo potremo fare
nelle vecchie ròcche che hanno servito ad uso di pe-
nitenziario e di ergastolo. Dei ruderi informi di castelli
medievali, ingombri di macei'ie e d'ortiche, ne abbiamo
anche troppi, e prima di lasciarne ridurre altri nella
stessa condizione, togliendoli alla Direzione generale
delle carceri, badisi anzitutto di assicurare loro i mezzi
di essere mantenuti almeno nelle condizioni in cui si
trovavano quando servivano da penitenziario o da er-
gastolo, togliendone solo le superfetazioni amovibili.

Pur troppo però una nuova causa si aggiunge adesso
alle tante che hanno compromesso finora la integrità
e l'aspetto pittoresco e vetusto degli edifici monumen-
tali convertiti in penitenziari od ergastoli; questa causa
è il nuovo codice.

Modificato sostalzialmente il modo di applicazione
di alcune pene, riconosciuta la necessità della segrega-
zione notturna di alcuni condannati, e della segrega-
zione cellulare continua degli altri, ne deriva il bisogno
di fare nuove riduzioni alle carceri odierne per adat-
tarle ai precetti legali.

Già si prevede che alcuni penitenziari o reclusori
(quello del castello di San Leo, nelle Marche, è uno fra
questi) dovranno essere abbandonati come inservibili
e non riducibili, ma altri che si troveranno riducibili
è facile purtroppo il prevedere a quante nuove mano-
missioni ed alterazioni andrebbero sottoposti, e non ad
alterazioni necessarie soltanto, ma a tutte quelle che
in occasione di restauri si vanno facendo dagli esecu-
tori o per aumentare l'entità del lavoro o per ostenta
zione di gusto artistico che applicato alle carceri ed
estrinsecato sotto forma di nuove intonacature o di tinte
d'ogni colore stese sulle antiche muraglie, non è certo
degno d'incoraggiamento.
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