Archivio storico dell'arte — 4.1891

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Le sculture della chiesetta di San Giobbe sono da ben un secolo (1759-1860) oggetto di
una controversia, la quale ai nostri giorni si è piuttosto dimenticata che decisa. Appena ci met-
tiamo ad esaminare da vicino il carattere stilistico di questa decorazione in marmo, ci troviamo
in mezzo a questa questione e dobbiamo rifarci da capo e ricorrere alle notizie raccolte da Fran-
cesco Sansovino alla fine del Cinquecento.1

Il contrasto fra gli scrittori comincia a proposito della prima cappella a sinistra, eretta da
Pietro Grimani, procuratore di San Marco, e cozzano fra di loro le più svariate opinioni, senza
che nessuno si accorga del primo errore che è causa della lite.

Giovanni Bottari, ristampando e commentando il Yasari, in fine del primo tomo (Roma 1759)
aveva aggiunto alla pagina 389 del testo una nota, la quale divenne il pomo della discordia:

« Io trovo nel Forestiere illuminato, dove si descrivono le cose rare di Yenezia, stampato
quivi l'anno 1740, in-8°, a c. 174, che in San Giobbe, alla cappella Grimani, la tavola dell'altare
è di scultura in marmo, fatta da Antonio Ruscelli fiorentino. Questo autore mi è affatto ignoto,
e dubito che sia errore, e si debba leggere Antonio Rossellini, e quantunque il Yasari non dica
che egli sia stato a Yenezia, ma in molte altre città, può aver mandato a Yenezia questa
tavola ».

Questa congettura filologica è combattuta dal Cicognara nella Storia della scultura, IY, 159
(Prato, 1823):

« La sola affinità del nome di uno scultore e la supposta storpiatura della parola non deb-
bono esser le basi sulle quali uno scrittore possa fondare un'opinione in materie di fatto: e da
questa maniera di giudizi debbono essere avvenuti molti errori, che copiandosi dall' uno all' altro
hanno imbrogliata infinitamente la storia delle arti».

Benché completamente d'accordo colla condanna energica dei compilatori i quali, ammae-
strati solo negli studi letterari, infestano la storia dell' arte con quello scompiglio di combina-
zioni temerarie, crediamo di non dover seguire il discorso del Cicognara, senza osservare che il
Bottari, da filologo, era pienamente in diritto di combinare i due nomi Ruscelli o Rosselli e
Rossellino, perchè quella così detta storpiatura del nome fiorentino si trova dappertutto in un
autore fiorentino della prima decade del Cinquecento, negli scritti del quale il Yasari, il Sanso-
vino ed altri hanno preso tante informazioni, cioè in Francesco Albertini. Come nel latino del
suo Opusculum de mirabilibus novae et veteris urbis Romae (Romae, 1510, lib. Ili, cap. xvn, f. 101)
tra gli scultori fiorentini nomina « Antonium Rossellum », così nel volgare delle sue Memorie di
molte statue et picture sono nella inclyta cipta di Florentia (1510), f. 4, parlando del lavabo nella
sagrestia di San Lorenzo, l'ascrive ad Antonio Rossello, e a f. 6b, accennando alla celebre Ma-
donna del latte in Santa Croce, invece di Antonio Rossellino ci dà il nome storpiato « Ant.
Rossell. ». S'intende dunque da sè che i Yeneziani ne fecero un Antonio Ruscelli fiorentino.
Ma rendendo così giustizia al Bottari quanto all'identità del nome, non si deve nascondere che
questa congettura puramente filologica e per di più di un autore come il Bottari, non ha nessun
valore e che l'argomentazione del Cicognara condanna a giusto titolo tal maniera di giudi-
care in materie di fatto, dove invece 1' analisi dell' opera dovrebbe essere la condizione sine
qua non.

« Le opere di scultura e di pittura — egli dice — come gli scritti, hanno la loro fisonomia,
e da questa debbono prima che da ogni altra cosa trarsi le induzioni per simili dubbi: ed ove
interamente manchi una qualche rassomiglianza od analogia di stile, è meglio rimanere nell'in-
certezza di quello che prescindere dall'ispezione del monumento fidandosi a così deboli conget-
ture: cosa che certamente non fu fatta dall'autore della nota citata, poiché avrebbe veduto non
esservi alcuna sorte di relazione tra lo stile di queste sculture piuttosto tozze, e l'eleganza e la
pulizia dei lavori di Antonio Rossellino. Esse non sono di scalpello volgare, poiché ricordano il
buono stile di quei tempi, quando anche non appartengano a un' epoca inferiore di non pochi
anni, mentre la cappella sembra essere stata decorata da quel Pietro Grimani che vi fu sepolto, e

1 F. Sansovino, Venezia descritta, 1581.
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