Archivio storico dell'arte — 4.1891

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AUGUST SCHMARSOW

L'alzata dell'ancona di marmo colle tre nicchie fra svelti pilastri ed i profili della cornice
e dei postamenti mi richiamavano subito la memoria di simili lavori fatti da Benedetto da Maiano
come l'altare nella chiesa di Montoliveto a Napoli. Però nella statua principale si mostrava in-
dubbiamente il carattere personalissimo d'un altro artista fiorentino, i cui lavori si scambiano
ancora tanto ostinatamente con quelli di Benedetto da Maiano.

Tentando poi di render conto a me ed ai lettori di quest'attribuzione, fondata unicamente
sul carattere e lo stile dell'opera, e provando di convincere anche altri dell'autore scoperto
all' improvviso, o almeno di far vedere loro la differenza della fisonomia, che vedevo io, mi trovai
in mezzo alla controversia intorno alle sculture della cappella Grimani e fui costretto a ricorrere
al primo autore della tradizione letteraria, Francesco Sansovino, ed alla sua descrizione di San
Giobbe.

La seconda cappella a sinistra, da tutti gli altri scrittori posta in seconda linea o quasi
trascurata, per me, naturalmente, era divenuta la cosa principale, e pel suo valore artistico pa-
reva più importante del resto. Riconosciuto una volta il carattere fiorentino, l'intera decorazione
apparteneva alla seconda metà o meglio all' ultimo terzo del Quattrocento, e storicamente si met-
teva in fila colle celebri cappelle a San Miniato di Firenze, Monte Oli veto di Napoli, deir Osser-
vanza di Siena, ecc. Però, essendo stata eretta la chiesa di San Giobbe dal doge Cristoforo Moro
fra il 1462 e il 1471, l'anno di sua morte, siamo d'accordo colla cronologia, e la seguente de-
cade, dal 1470 al 1480, si offre come epoca probabile anche per la nostra cappella fiorentina.

Sull'altare si alza una pala di marmo, la parte principale della quale, sotto la cornice di bella
e fina modanatura, tra svelti pilastri di marmo bianco, contiene tre nicchie a forma di tribù-
nette terminate in alto con la solita conchiglia, scolpite in marmo scuro, modestissime nell'or-
nato per far risaltare nel miglior modo le statuette di marmo bianco. I pilastri pure, semplici
tra le nicchie, raddoppiati in sulle cantonate della pala, sono lavorati in bassorilievo, ma decorati
di bellissimi fogliami d'una finezza straordinaria. Alcuni di questi ornati vegetali, come la pal-
metta di fagioletti, foggiata a raggi come una stella, rammentano il gusto di Benedetto da Maiano,
ma le forme più morbide di frutta e fiori, le spighe ed i ciuffetti d'erba in cima a quel fogliame
fantastico, rassomigliano piuttosto a lavori di scultura fuor di Firenze, come quelli che vediamo
negli altari e monumenti sepolcrali eseguiti in Roma sotto il pontificato di Sisto IY, di Inno-
cenzo A lij e di Alessandro YI, oppure nelle porte del palazzo d'Urbino, del tempo di Guido-
baldo II, meraviglie di rilievo in marmo, alle quali s'avvicina tra i veri fiorentini il solo Andrea
Contucci nei monumenti del coro di Santa Maria del Popolo, mentre qui a Yenezia mi pare che
sia questo l'ideale di tutti gli ornati della scuola lombarda, cominciando dalla decorazione di
San Giobbe.

Le figure nelle tre nicchie rappresentano tre santi ben noti, due monaci in abito di fran-
cescano ed il precursore di Gesù Cristo, il patrono dei Fiorentini. E questa statua nel mezzo, il
santo principale col nome del quale chiameremo da ora in poi la nostra cappella, San Giovanni
Battista, è, secondo me, senza dubbio, un capolavoro di Antonio Rossellino. Una volta battezzata
col vero suo nome, e confermata in presenza delle opere autentiche del celebre scultore fiorentino,
son persuaso che non sarà più sconosciuta.

Antonio di Matteo Gamberelli (nato nel 1427), chiamato, come suo fratello maggiore Bernardo,
il Rossellino, appartiene alla seconda generazione degli artisti del Quattrocento a Firenze. 11 precur-
sore di Cristo, come egli lo rappresenta, non è più quello che, poco prima, nel 1450 circa, Do-
natello aveva posto a Santa Maria Gloriosa dei Frari; non è più quell'asceta selvatico, minac-
cioso, quel predicatore un po' goffo, isolato nel deserto. Il San Giovanni del Rossellino è un uomo
nel fiore dell'età, nobile, ben proporzionato nel corpo, benigno, affabile di carattere e rassomi-
glia piuttosto alla persona ideale di Cristo, se non fosse dimagrato, intonso, incolto di barba
e capegli, serio e pensieroso, immerso nelle profezie e nelle penitenze. Nella mano sinistra tiene
una striscia di pergamena e la alza per leggere lo scritto ; la destra, colla croce di canna sul
braccio, poggia sulla coscia — originalmente, senza dubbio, toccando colle dita il bastone sul
quale stava appoggiato. Non è l'immagine d'un estatico profeta, d'un fanatico, ma quella d un
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