Archivio storico dell'arte — 4.1891

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AMICO ASPERTINt

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Nel lontano, un gruppo congiunge i gruppi del quadro, formando come, da apice del triangolo
della composizione; e sono notevoli tra le figurette del fondo una madre che conduce il bam-
bino suo, e un vecchio con un putto sulle spalle, come nella predella di Ercole Roberti, già
in San Giovanni in Monte, ora nella R. Galleria di Dresda. In alto volano due angioli, uno dei
quali tiene l'anima del martire già decapitato, ma questa parte è totalmente rifatta. Anche qui,
in quest'opera dell'anno 1506, l'Aspertini conserva i caratteri manifestati in opere più giovanili:
fissità dello sguardo nei vecchi, fronti alte, secchezza di volti, movimenti incerti nei giovani;
donne in atto di guardare come ragazze innamorate con la coda dell'occhio, alquanto graziose,
se viste di profilo o di tre quarti.

La scena della deposizione dei Martiri è meno conservata di questa che abbiamo descritta ;
e tuttavia vi troviamo maggiori reminiscenze della visita del pittore a Roma, sì nella rappre-
sentazione di Castel Sant'Angelo coronato dalla figura dell'arcangelo, e di una processione di
cardinali che si avanza verso il ponte Sant'Angelo; come nella coloritura di uno sfondo di cassa,
ad imitazione di stucchi romani ad encausto. Tutto 1' affresco non ha più che poche traccie del-
l'originale; e appena possiamo indovinare l'effetto di desolazione della scena con sarcofagi,
con uno dei santi martiri avente il capo staccato, senza più la corona che lo cingeva di rose,
corona caduta là in mezzo ai teschi, agli stinchi e alle mandibole del cimitero, alle ossa non
coperte da terra. Nè la pietà della donna che incorona di rose bianche la testa dell' altro dei
artiri, che sta per essere deposto nel sarcofago, doveva menomare l'effetto tetro della compo-
sizione.

Poco dopo l'esecuzione degli affreschi di Santa Cecilia, Amico Aspertini dovette recarsi a
Lucca per dipingere la cappella che Pasquino Cenami, priore della chiesa di San Frediano,
aveva edificata nell'anno 1506, come si sa da antica memoria raccolta da Michele Ridolfi, e
dall'iscrizione lapidaria che vedesi nel pavimento della stessa cappella. Il Vasari ricorda gli
affreschi di Lucca con queste parole: « Ed a Lucca in San Friano (/'Aspertini fece) una cappella,
con strane e bizzarre fantasie, e con alcune cose degne di lode, come sono la storia della Croce,
ed alcune di Sant'Agostino, nelle quali sono infiniti ritratti di persone segnalate di quella città.
E per vero questa fu delle migliori opere che maestro Amico facesse mai a fresco di colori ».

La cappella è ripartita in una vòlta a crociera, in tre lunettoni, in quattro quadri al basso,
e in un arco con due pilastri che lo sostengono all'ingresso. Nel centro della vòlta, sta in una
mandorla, circondato da serafini, Dio Padre in atto di benedire, che ricorda il tipo proprio del
Perugino ; nei quattro angoli della vòlta i quattro profeti Isaia, Geremia, Ezechiello ed Elia, e
le quattre Sibille (la Libica, la Delfica, la Cumana e la Tiburtina) separati tra loro da putti
con tabelle e palme. IJno dei profeti tiene pure del Perugino, il quale esercitò il suo influsso
sull'arte bolognese, come nel quadro di Michele Collellini della collezione Santini in Ferrara, e
come nel soffitto della cappella Bentivoglio a Bologna e in altre produzioni artistiche di quel
tempo, si veggono traccie. Negli angoli della vòlta stanno altri quattro gemetti coi simboli della
passione del Redentore, e spiccano essi pure, come tutte le altre figure della vòlta, su fondo
azzurro, il quale vien limitato da una zona dipinta ad imitazione di antichi stucchi, che l'Aspertini
studiò nelle terme di Roma.

Nelle lunette sono rappresentati il Giudizio universale, la Deposizione di Cristo, la fonda-
zione dell'Ordine Agostiniano. La scena del Giudizio universale ha molto sofferto, « sia — come
scrisse il Ridolfi — per l'apertura d'una finestra fatta nel centro di essa, sia perchè moltissimo
è stata danneggiata dall'acqua e dal sale della calcina, e, se si eccettuino alcune teste di beati,
poco piìi si vede di una tal dipintura ». La scena della Deposizione mostra le pie donne intorno
al sarcofago del Redentore, accasciate, urlanti, disperate, e una di esse che si butta sulla salma
furiosamente, e ai lati del gruppo due figure muliebri, dall'aspetto sereno l'una, accasciata
l'altra dal dolore. La terza lunetta rappresenta Sant'Agostino, che dà la regola a'suoi canonici,
mentre alcuni spettatori sono presenti alla sacra funzione.

Nelle pareti gli affreschi sono divisi in quattro scompartimenti : nel primo di essi è rap-
presentato il miracolo del santo vescovo Frediano, che ordina alle acque del fiume Asuero di
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