Archivio storico dell'arte — 4.1891

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A. VENTURI

giosi regolari, finanche un eremita con lunghi capelli, orrendo; nè manca la solita scenetta di
genere, con cui l'Aspertini suole interrompere la gravità delle sue composizioni, quella di due
putti quasi ignudi, uno de' quali con corona di fronde ad armacollo e con un fiasco, rincorsi dal
solito cagnolino.

Compiuto così di dipingere la cappella, il nostro autore non si restò dal colorire pure il
sotto dell' arco che mette nella cappella stessa, e i pilastri che un tale arco sostengono. Sotto
l'arco, dipinse quattro teste, come di santi che si sporgessero a guardar fuori da occhi tondi di
finestre, e nel mezzo due serafini in atto di suonare e un cagnolino fra essi, visti di scorcio,
come in un tamburo d'un cupolino. Tra 1' uno e I' altro di questi cinque quadri, stanno quattro
bassorilievi a monocro'mato, fra cui si nota 1' Orazione di Gesù nell'Orto, copia con varianti di
quella del Roberti nella citata predella. Anche nei pilastri sono sei figure a chiaro-scuro di apo-
stoli con ricca capigliatura: San Pietro, San Simone e San Giacomo dall'una parte; San Paolo,
Sant'Andrea e San Giovanni dall'altra.

Abbiamo rilevato qui, come negli affreschi dell' oratorio di Santa Cecilia in Bologna, le remi-
niscenze di Ercole Roberti, che lasciò opere tanto ammirate in quella città, e che, secondo la tra-
dizione, fu maestro di Guido, fratello di Amico Aspertini, morto in giovane età, rimpianto dai
poeti, da Giovanni Achillini, da Hermico Caiado portoghese e da Diomede Guidalotti. Ma che
Guido lavorasse in quella cappella col fratello suo, come suppose Michele Ridolfi, non è dato di
ammettere ; perchè, se invero Guido ebbe tanto meraviglioso ingegno, come i contemporanei cre-
dettero e cantarono, e se fosse stato buon discepolo del Roberti, dovrebbe apparirci innanzi con
forme ben diverse, non con alcune semplici e materiali ripetizioni di alcune fìgurette del capo-
scuola ferrarese.

E del resto, non poteva esser vivo Guido nel 1506, se Guido morì, come dice il Cavazzone,
in iuvenili aetate, o di morte accerba, come cantò l'Achillini nel Viridario:

morte accerba

Cel tolse quando sua virtù fioriva,

Come tempesta, che ruina l'herba,

Talché il villan del seme e frutto priva.

Noi sappiamo che Ercole de'Roberti lasciò Bologna nel 1486, e che più non vi fece ritorno.
A quel tempo quindi Guido Aspertini dovette essere educato nell'arte o trarre prò degli inse-
gnamenti avuti, coadiuvando forse, come garzone, Ercole nel dipingere la cappella Gang-anelli in
San Pietro di Bologna. Avrebbe dovuto vivere altri venti anni per coadiuvare poi Amico fratel
suo nel colorire la cappella in San Frediano, e avrebbe in tanto tempo operato di molte cose,
alcuna delle quali sarebbe forse arrivata a noi. Di lui il Vasari ricorda una Crocefissione,
sotto il portico di San Pietro a Bologna, dipinta nel 1491, che andò distrutta; e ninna:, altra
cosa si ricorda di lui. Cosicché devesi ritenere che intorno a quell'anno, appena eseguita quelle
figure che il Yasari chiamò semplicemente e freddamente ragionevoli, Guido Aspertini morisse.
Amico Aspertini si rivela del resto scolare di Lorenzo Costa e del Francia in tutte le pitture
descritte, e Ercole Roberti non c' entra in esse che di straforo.

Ancor meglio rammenta il Francia, più che nelle composizioni ad affresco, nella pala d'altare,
ora situata presso la porta di San Frediano, ove si vede la Madonna col Bambino sur un piedi-
stallo, e santi intorno, e putti in atto di suonare nel basso. Questa pittura ha molto sofferto, e ha
perduto quella vigoria di colorito che si vede invece nella ancona della Pinacoteca di Lucca.
Rappresenta questa la Madonna col Bambino in una mandorla, in alto, circondata da angioli, alcuni
coronati di rose rosse; nel piano san Sebastiano, con lineamenti più regolari di quel che si mostri
di frequente nell'Aspertini, san Giuseppe e san Giovanni seduti, e san Giorgio, figura dinoc-
colata, con un berrettone ornato da lunghe penne bianche. Quest'opera fu eseguita dall'Aspertini
in un tempo prossimo alla esecuzione degli affreschi di San Frediano, prima dell'altra ancona
d'altare, che si vede in San Martino di Bologna, rappresentante la Vergine e Santi, figure di
larghe e gonfie forme,
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