Archivio storico dell'arte — 4.1891

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Sulla parete a sinistra troviamo rappresentate Sant'Agnese (SCÀ AGNES), Santa Puden-
ziana (SCA PUDENTIANA) e, più vicino all'altare, Santa Prassede (SCA PRAXEDIS). Sono
tutte tre rappresentate di prospetto con ricca acconciatura sul capo (epanoclisto ed orecchini)
e ricche vesti gialle (a tessere di pignoletto) portanti orlature celesti e segnate di rosso nelle
pieghe, con velo bianco ondeggiante dietro la schiena, sottoveste bianca uscente dalle braccia,
una specie di grembiule bianco uscente dal manto ed elegantemente decorato in celeste, e drappo
bianco con pieghe cenerognole, sopra il quale tengono ciascuna una corona, e sono in atto di
presentarla, come le vergini nei mosaici di Sant'Apollinare nuovo a Ravenna, alla Madonna
che è due volte figurata, sulla parete e sopra l'altare di fronte a chi entra nella cappella. Tutti
questi santi e sante, fuorché Maria e San Giovanni Battista, sono posti nel celeste paradiso
schematicamente rappresentato ai loro piedi da strati verdi in cui sorgono, sopra steli gialli,
fiori rossi con pistilli e stami gialli.

Il sottarco sopra il detto altare è decorato a giri di fogliame su fondo d'oro, entro i quali
vedonsi rappresentati cervi, cicogne, leoni ed altri animali; motivo di decorazione derivato dal-
l'arte classica e molto in uso nel medio evo anche nella scultura, specialmente dal vi secolo
in poi. Sulla lunetta dietro l'altare vedonsi in mezza figura Cristo con nimbo crucigero e vesta
biancastra, fra due altre figure senza nimbo, ma entro ad uno stesso cerchio elittico. A destra
di chi guarda sta in atto di meraviglia un giovane imberbe, senza nimbo, a sinistra un vecchio
con nimbo. Che si sia voluto raffigurare Cristo fra Mosè (giovane e imberbe) ed Elia (vecchio
con barba bianca) nella sua Trasfigurazione, mentre ne erano spettatori Pietro, Giacomo e Gio-
vanni, e che i danni ed un cattivo restauro abbiano cancellato i nimbi e la figura di Giacomo
che forse poteva esservi rappresentata presso quella di San Giovanni imberbe là dove manca
gran parte del mosaico? Io non credo che si possa altrimenti spiegare questa composizione.

Entro la nicchia nel mezzo dell'altare vedesi Maria in trono, vestita di tunica rossa e manto
turchino che le gira intorno al capo ingrossandone pesantemente l'acconciatura. E rivolta di
prospetto e tiene sul grembo il divin Figlio in vesta bianca, benedicente colla destra e soste-
nente un rotolo nella sinistra coli' iscrizione : EGO SUM LUX. A destra è figurata in piedi SCA
PRAXEDES, a sinistra SCA PUDENTIAISTA. Nel fondo d'oro, ai fianchi di Maria, spiccano in
celeste le sigle: MR EM (Mater Emanuel); sopra è rappresentato una specie di velarium, come
quello, p. es., del mosaico nell'abside di Santa Francesca Romana. I tipi delle figure, resi pia-
centi per un certo tondeggiamento di contorni, per gli occhi a fiamma alquanto piccoli e con una
pupilla nuotante nel bianco della sclerotica meno che nelle altre figure dei mosaici della stessa
cappella ; le vesti molto abbondanti di pieghe secche e lumeggiate d'oro ; la grossezza dell'ac-
conciatura del capo di Maria ; il velarium sopra di lei ; la tecnica del mosaico assai diversa da
quella dei mosaici del ix secolo, poiché quivi le tessere molto aderenti fra loro, tagliate con
maggior diligenza, disposte con maggior ordine, usate di più gran dimensione nei fondi, un
po' minori nelle vesti, molto piccole nelle carni affine di fare spiccar queste anche per la finezza
del modellato, manifestano un'arte posteriore, più vicina a quella de' mosaici di Santa Francesca
Romana, di Santa Maria in Trastevere e di San Clemente, ma più avanzata ed a non molta
distanza dall'arte de' Cosmati, quale la troviamo nel monumento al cardinal Consalvo in Santa
Maria Maggiore, ed in quello a Guglielmo Durante in Santa Maria sopra Minerva. E certo, come
già aveva intuito G. B. De Rossi, della prima metà del secolo xiii.

Ritornando ai mosaici del ix secolo, il sottarco girato nella parete a destra di chi entra
presenta una bellissima decorazione a scacchi romboidali ai cui angoli partono piccoli raggi e
nei quali sono iscritti cerchi concentrici con piccola croce bianca nel mezzo. Il motivo semplice
ed elegante, reso magnifico dalla varietà dei colori, l'oro, il rosso, il celeste, il bianco, armo-
nicamente combinati, dà l'idea d'un ricco tappeto orientale e potrebbe essere vantaggiosamente
imitato anche dai nostri artisti.

Sopra l'altare entro quest' arcata avvi una colonna di diaspro sanguigno (?) venerata come
quella della Flagellazione di Nostro Signore. Scrive il Panvinio 1 che i corpi di san Zenone e di

1 Le sette chiese di Roma, 1570, p. 332.
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