Archivio storico dell'arte — 4.1891

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N. BALDORIA

san Valentino giacevano sopra di questa colonna, la quale fu ivi collocata nell'anno 1223. Di tale
notizia, come nota il De Rossi, non si trova testimonianza che vada più oltre al secolo xiv. Il
Garrucci e il De Iiossi non dubitarono che quella nicchia di fronte all' altra dov' era sepolta
Teodora e si veneravano forse le reliquie di santa Prassede e santa Pudenziana, fosse stata
fin dall' origine dedicata ai santi Zenone e Talentino. Ora nella lunetta della parete di sfondo
si è trovato dietro ad un orribile baldacchino barocco formato di stucco appiccicatovi nel secolo
passato, il mosaico del ix secolo, il quale mostra nel mezzo il Cristo, giovane, e con barba e baffi
incipienti, col nimbo crocigero sul capo, mentre tiene il libro chiuso degli Evangeli, fiancheg-
giato, a destra, da un santo prete, vecchio, con corta e bianca barba, con casula rossa sopra
il camice bianco, in atto di tenere un libro, ed a sinistra da un altro santo, pure vecchio, senza
tonsura, con barba bianca lunga ed a punta, vestito di tunica bianca ed avente sulla spalla
destra un velo verde, mentre tiene una corona (?) ed un libro aperto (?). Che siano i santi Zenone
e Talentino? Certo non corrispondono per tipo a quelli sopra la porta d'ingresso, e neppure al
santo diacono giovane e imberbe, con tunica bianca rappresentato nell'abside della chiesa, e che
dovrebbe essere san Zenone. Il Ciampini1 vi ravvisava i santi Pio e Pastore.

Nello sfondo arcuato, a sinistra di chi entra, doveva esser sepolta Teodora, poiché ivi infatti

trovasene il ritratto in quella fascia sotto alla lunetta ov' è anche rappresentata in mezzo busto

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Maria tra le sante Prassede e Pudenziana. E a sinistra di chi guarda ed ha il nimbo quadrato
celeste contornato da due fili, bianco e scuro. A destra di lei e sopra il capo, formando un angolo
retto, leggesi l'iscrizione mutila THEODO(m) EPISCOPA in tessere celesti. E forse l'unica
imagine femminile a noi nota col nimbo quadrato sul capo, e probabilmente fu effigiata mentre
Teodora viveva, quantunque l'Alemanni affermi2 che il nimbo quadrato usavasi anche per figure
di persone defunte.

Sotto a questa fascia di mosaico fu aperta una porta, forse allora che nell'altare di fronte
fu posta la colonna della Flagellazione, affinchè il pubblico potesse assistere alle funzioni anche
nel locale che fiancheggia la cappella, il quale diventava così un'appendice di essa. Questa
porticina fu esternamente, verso la fine del secolo xv, decorata da stipiti marmorei e cornice
con rozzi fregi in bassorilievo.

Sulla lunetta sopra la fascia ove sono rappresentate le accennate figure femminili, vedesi
l'agnello di Dio, bianco, nimbato, in piedi sul sacro monte donde sgorgano i quattro fiumi nei
quali si dissetano quattro cervi, simbolo de' fedeli che attingono la grazia dagli insegnamenti di
Cristo. I due più indietro ergono il capo dopo avere sorseggiato l'acqua, i due dinanzi stanno
bevendo. La composizione, eh' è una delle primitive cristiane, è assai bene intesa, e riempie
mirabilmente lo spazio; anche i quattro cervi di color bigio chiaro (leonato) hanno giuste pro-
porzioni, sì che apparisce come l'uso continuato e non mai variato di forme spiccatesi da un'arte
ancora in fiore, abbia fatto sì che queste si mantenessero abbastanza pure attraverso a tutto
il medio evo.

Il sottarco ha la decorazione stessa che abbiamo trovata in quello del nicchione ove sta la
Santa Colonna. Soltanto nel fianco dell'arco, a destra di chi guarda, trovasi una storia evangelica
che non saprei spiegare perchè sia stata rappresentata in questa cappella, a meno che non si voglia
pensare al privilegio accordato dallo stesso Pasquale I, per il quale sarebbe stata liberata un'anima
dal Purgatorio da chi avesse dette cinque messe sull'altare della Madonna.

E infatti la Discesa di Cristo al Limbo. Il Salvatore, in un terzo di figura col nimbo crucigero
celeste chiaro su fondo dorato, contornato da una mandorla radiante bianca e celestina, vestito
di bianco con pieghe celesti, accompagnato da un angelo bianco e nimbato, è in atto di liberare
dal Limbo i protoparenti Adamo ed Eva. Dietro a lui sorge da un sepolcro strigliato un risorto,
dietro al quale credo sia rappresentato il coperchio del sarcofago. Sebbene la forma sia rozza,
la composizione è piena di movimento, ed è forse tratta da qualche miniatura di artista greco,
giacché quella rappresentata in mosaico nel secolo vili entro la cappella dedicata alla A ergine,

1 Vetera monumenta, p. 152.

8 De Later. parietin., Romae, 1743, p. 43.
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