Archivio storico dell'arte — 4.1891

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LA CAPPELLA DI SAN ZENONE A SANTA PRASSEDE IN ROMA 267

mirabile levò le intere parti cadenti per rimetterle intatte al loro posto fermandole su nuovo
intonaco, ricoprì di stucco colorato le poche parti mancanti intorno alle antiche grappe che furono
tolte, ripulì tutto il mosaico in modo che ora esso ha ripreso il suo antico splendore e può essere
ammirato e studiato.

Le tessere sono più piccole di quelle usate generalmente pei mosaici monumentali nelle
chiese dal y all'vin secolo, nè variano di dimensione a seconda dell'uso o per i fondi, o per
le vesti, o per le carni, ecc., come variano invece anche nei mosaici del secolo vili decoranti
la cappella, che, siccome accennammo, fu fatta costruire in San Pietro da Giovanni VII, de'quali
resta un frammento nella sacrestia di Santa Maria in Cosmedin ed altri nelle grotte vaticane.
Le tessere stesse non sono disposte, come invece ne' secoli antecedenti e posteriori, nè con un

CAPITELLI ENTRO LA CAPPELLA.

certo ordine, nè molto aderentemente le une alle altre, nè tutte in modo da formare una superficie
perfettamente liscia e piana 5 e ciò, se non giova alla finezza, giova invece assai all' effetto, poiché
la luce, battendo, non produce riflessi troppo forti e sgradevoli, ma si smorza e s'acqueta, ed
i bei fondi d'oro assumono un tono più robusto e più caldo, e sembrano di filigrana.

L'impressione che se ne riceve è veramente superiore a quanto si può imaginare pensando
all'arte del ix secolo in Italia, e ciò deriva appunto sia dalla tecnica usata, sia dalla vivacità
dei toni, sia dalla grandiosa ed architettonica disposizione delle figure. Peccato che le riproduzioni
che ne abbiamo fatte non rispondano che in parte ai pregi accennati.

Furono italiani 0 greci gli autori di questa decorazione come di tutti gli altri mosaici eseguiti
in Roma durante il pontificato di Pasquale I?

Alcuni, per ragioni storiche, collegando cioè il fatto della persecuzione degli iconoclasti in
Oriente, coli' altro de' grandi lavori musivi contemporaneamente compiutisi in Roma dopo un
periodo relativamente di sosta, aggiungendo pure che Pasquale I, fondatore di un convento di
Basiliani, si mostrò favoreggiatore dei Greci, inclinano a credere che artisti greci, venuti a Roma
a trovar rifugio dalle persecuzioni, siano stati impiegati in molte opere ed abbiano avuto la prefe-
renza sugli artisti del paese.
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