Archivio storico dell'arte — 4.1891

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IL SODOMA, GAUDENZIO FERRARI, ANDREA SOLARI

ILLUSTRATI IN TRE OPERE IN MILANO RECENTEMENTE RICUPERATE

I.

iyersi possono essere i criteri coi quali una raccolta tende
ad arricchirsi. Se si discorre di un privato, nulla di più
naturale se non che prevalga il principio ch'egli s'ap-
proprii quanto più gli garba. In una raccolta pubblica
invece la cosa muta aspetto, ispecie fra noi in Italia.
Poiché ogni regione, ogni città ha un aspetto suo parti-
colare, conviene che questo possibilmente si rifletta nei
suoi Musei artistici. Da ciò un nuovo criterio nella scelta.
Che se entrambi fra loro collimano, tanto meglio.

E quel che si è verificato fortunatamente nella Pina-
coteca di Brera, da che è entrata in possesso di un'opera
peregrina di Giovanni Antonio de'Bazzi detto il Sodoma;
poiché con essa la Galleria si è assicurata un dipinto che
ha incontrato il favore universale ed è venuta a riempire una lacuna sensibile nella serie dei
pittori lombardi. Dei seguaci e scolari di Leonardo da Vinci i principali vi erano ben rappre-
sentati, ad eccezione di due, cioè del gentiluomo milanese Giov. Ant. Boltraffio (il quale vi
manca tuttora) e del vercellese Bazzi, che, come si sa, conservò sempre il suo naturale lom-
bardo non ostante che si fosse trasferito e domiciliato lungi dal paese nativo, nella medievale
città di Siena; in quella città, nella quale l'arte della pittura da tempo era come inaridita, fin
che vi portò egli stesso un nuovo soffio vitale.

Nel corso della sua lunga carriera egli attraversò diverse fasi, quali bene si avvertono
nel vario aspetto che prendono le opere di lui. Al pari di altri artisti di sbrigliato ingegno,
egli a vicenda sa innalzarsi nelle più elevate sfere dell'ideale, fino ed accurato, e cade altre
volte nello scorretto e nell'oscuro; quasi da far dubitare che fosse lo stesso autore. Fenomeno
che noi riscontriamo d'altronde in altri casi, e per citare due soli esempi, in pittori quali il
Lotto e il Pordenone fra i veneti, che ci si presentano pure sotto aspetto assai diverso nelle
loro opere, a seconda della disposizione e dell'umore che li dominava volta per volta.

Quanto al Sodoma, se vuoisi riconoscere che la fase sua più largamente splendida e pode-
rosa si riscontra dopo il primo quarto del secolo xvi, allorché egli diede mano in Siena ai suoi
affreschi celebrati della cappella di Santa Caterina in San Domenico, del palazzo pubblico, della
cappella degli Spaglinoli in Santo Spirito, non che allo stupendo stendardo di San Sebastiano,
ora agli Uffizi, per un altro verso va segnalato per un momento di una esplicazione di dispo-
sizioni artistiche più profondamente elette quello in che egli rileva un contatto diretto coi grandi
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