Archivio storico dell'arte — 4.1891

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GUSTATO FRIZZONI

Si potrà dire fin che si vuole che il ben pasciuto bambino rappresenta un tipo di un fan-
ciullo comune, nel quale nulla fa presentire la natura mistica del Salvatore, che nella compia-
cenza aggraziata della Madre trasparisce parimenti un sentimento puramente umano-, quel ch'è
certo si è che noi in presenza di tale opera ci sentiamo compresi della impressione che suole
produrre una naturale apparizione poeticamente idealizzata.

Per quanto questa Madonna in fine col suo Bambino Gesù più che altro abbia servito di
pretesto all'artista per trattare un vago soggetto della vita consueta, reso vieppiù attraente e
pittoresco dallo sfondo di paesaggio a svariati motivi di fiori (leonardeschi pur essi) sul piano
anteriore, di terreni accidentati, solcati da acque e cosparsi di arbusti folti e di castella, sta il
fatto che come soluzione di un tema artistico il nuovo acquisto della Galleria di Brera merita
di essere noverato fra le cose più squisite che vi stanno esposte e nello stesso tempo ci si pre-
senta come il quadro più intimamente leonardesco fra quanti appartengono alla Pinacoteca stessa.
Dove si rileva l'inferiorità dell'autore rispetto al suo modello, il Vinci, si è massime nella im-
perfezione del disegno delle mani, nelle linee meno elette del panneggiamento non che nell'at-
teggiamento forzato e nella struttura difettosa dell'agnello (fig. 4a).

L'annerimento sensibile delle parti in ombra accenna ad un difetto che gli è comune col
maestro e con altri pittori del tempo. Esso dovette dipendere dal modo col quale solevano pre-
parare i loro colori. Sua speciale invece è la gradazione forte e succosa dei colori stessi. Il panno
sul capo della Tergine, dalla capigliatura castana chiara e dalle labbra alquanto voluttuose, è di
una tinta pavonazza delicata, tale da rammentare quelle di che si compiaceva spesso Mariotto
Albertinelli ed altri toscani di simil risma: il manto è di un bel turchino carico, col rovescio
verde nutrito, la veste rosso vino cupo; le sfumature del paese che si perde in lontani orizzonti,
di una chiarezza mirabile. Dietro la spalla sinistra della Madonna s'innalza un albero sottile e
leggermente frondeggiato, la cui struttura corrisponde propriamente a quella che siamo soliti os-
servare fra le nostre aeree mimose. Sulla parte anteriore alcuni fiori campestri dagli esili steli,
intesi affatto alla leonardesca.

Che il quadro in Germania, da dove provenne ultimamente, fosse considerato per opera di
Leonardo da Ainci (almeno dal suo possessore il barone von der Bopp), al postutto era un errore
perdonabile: non meno perdonabile certamente di quel che siano i giudizi intorno ad alcuni quadri
di Firenze, di Monaco e di Berlino, nei quali da una critica che non sappiamo quanto potrà reg-
gersi si è voluto riconoscere la mano del Tinci.

Da quanto tempo la nuova Madonna della Pinacoteca di Brera avesse lasciati i patrii lidi
per passare nelle regioni iperboree della Curlandia nel castello di Scliadow del sunnominato
barone non consta. Quello che si rilevava dal suo catalogo si è che il dipinto si trovava anterior-
mente nella Galleria Borghese a Boma. Tenduta all'asta la raccolta van der Bopp a Colonia sullo
scorcio dell'anno passato, la tavola del Sodoma venne acquistata dal signor Edoardo Habich di
Cassel. Questi vivamente sollecitato da' suoi amici di Milano, primo fra i quali il senatore Morelli,
benevolmente si risolvette di cederlo ad istanza del direttore della Pinacoteca, il comm. Bertini,
al prezzo relativamente modico di lire ottomila cinquecento, mentre che se lo avesse voluto ven-
dere ad una delle grandi Gallerie estere tuttora prive di opere del Sodoma ne avrebbe potuto
ricavare ben due o anche tre volte tanto, vista la qualità prelibata dell'opera.

Ed ecco per tal modo richiamata dall'estero in patria (caso raro) un'opera dell'età privile-
giata dell'arte nostra, e rimessa in onore in una pubblica raccolta dalla quale non uscirà al-
trimenti.

Essa è appesa ora in quella sala della Pinacoteca di Brera che viene considerata per la sua
tribuna. E, in altre parole, la sala eclettica, dove si aggruppano attorno al celebre Sposalìzio di
Raffaello altri dipinti scelti di diverse scuole.

Che codesta sala nell'insieme del suo ordinamento produca una impressione interamente
piacevole all'occhio del visitatore, a vero dire è cosa che non si saprebbe affermare. Per quanto
preziosi gli elementi di che si compone, essi sono troppo eterogenei fra loro, e vi stanno disposti
alquanto alla rinfusa, sì da pregiudicarsi reciprocamente in più di un caso.
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