Archivio storico dell'arte — 4.1891

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GUSTAVO FRIZZONI

Anolie il modo col quale vi si vedono accostati fra loro, mentre stiamo scrivendo, i quadri
del Quattrocento e del Cinquecento, non ò dei più soddisfacenti, cioè non è dei più armonici.
Per fortuna 11011 è intangibile, sicché giova sperare che alla cara Madonnina del Sodoma quando
che sia l'egregio direttore della Pinacoteca con quel senso artistico che lo distingue sappia tro-
vare un posto da ovviare air inconveuiente del contrasto inopportuno che deriva dalla troppa
vicinanza di un quadro cogli annerimenti fatalmente subiti, qual è appunto quello del Sodoma,
e di un altro conservato in tutta la sua primitiva chiarezza quale è la Sacra Famiglia, di Andrea
Solari dell'anno 1495. In quella occasione vorrà pure essere tolto il disturbo fortissimo cagio-
nato là dove si trova ora la tavoletta del Bazzi, dal riflesso troppo impertinente del cristallo,
il quale d'altronde opportunamente la custodisce.1

Non saremmo giunti al termine qui dell'enumerazione dei fortunati acquisti della Pinacoteca
milanese. Un altro vie più prezioso è quello di un ritratto autentico e firmato di Tiziano, spon-
taneamente donato dalla duchessa Eugenia Litta in memoria del defunto figlio Alfonso. E un
capo di un valore straordinario, che se si dovesse tradurre in cifre ben potrebbe salire ad una
somma superiore alle 100 mila lire, quando si confronti adeguatamente con altri capi acquistati
a' dì nostri da diversi grandi Musei."

Ne parleremo nel prossimo fascicolo, allorché ci sarà dato di porgerne un facsimile.

II.

Una rivelazione, una vera rivelazione fra le opere di altro tra i più insigni autori lombardi
del secolo d'oro si è la tavola di Gaudenzio Ferrari posseduta dal signor G. B. Yittadini. Chi
avrebbe creduto che un'opera la quale ora si presenta in tutta la freschezza, in tutto il suo splem
dorè primitivo, avesse a rimanere per tanto tempo pressoché interamente sottratta agli occhi
degli amatori, in casa di un privato in Milano, tutta insozzata e deturpata da brutte vernici,
quasi si trattasse di un prodotto dozzinale qualunque? Per buona sorte a Milano vi sono dei
Mecenati, che sanno intervenire a tempo a salvare i tesori più preziosi del nostro paese, e avvi
pure un ristauratore ch'esercita la sua arte con quella intelligenza e con quella abnegazione che
ci auguriamo, ma che pur troppo non sappiamo riscontrare nella maggior parte di coloro cui
sono affidate le sorti dei dipinti antichi.

Mercè il concorso dell'uno e dell'altro ora il dipinto è rimesso in onore e costituisce il più
nobile ornamento dell'abitazione del signor G. B. Yittadini, il quale lo tiene bene custodito sotto
una tersa lastra di cristallo, dopo averlo fornito di una cornice secondo lo stile del tempo, cor-
rispondente al gusto in voga nelle regioni dell'Alta Italia sui primi del Cinquecento. Inventore
e disegnatore della medesima è il signor Fausto Bagatti Yalsecchi, la cui signorile dimora è
ormai nota a tutti gli amanti del bello, per la sua artistica disposizione interna- in ogni suo
particolare, da lui stesso e dal fratello ideata.

Chiara apparisce, nella tavola qui unita (fig. 5a), la composizione del quadro, piena di affettuosa
compunzione. Quanto ai colori, essi sono di un$ forza e di una succo sita che non si saprebbe
descrivere. L'effetto delle stoffe, in ispecie del manto della Vergine, a ricamo rosso su fondo ja
oro e del tappeto alla turca finitissimo e conservatissimo, messo a confronto colle carnagioni
delicate e morbide, è affascinante.

Tant'è vero che in presenza dello smagliante dipinto quasi non si abbada ai difetti che pur
vi sono palesi, massime nel disegno. Per quanto si voglia considerare per un indizio d'inespe-
rienza giovanile la trascuranza da parte dell'autore nel tener conto del naturale effetto prospet-
tico che dovrebbe risultare dalla disposizione del manto di broccato, sotto il quale le gambe

1 Mentre si stava stampando questo articolo, i voti dello scrivente furono in gran parte esauditi dal direttore
della Pinacoteca.
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