Archivio storico dell'arte — 4.1891

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GUSTAVO FRTZZONI

denza nelle proporzioni delle tavole fra loro sino per quanto concerne lo spessore ossia la gros-
sezza delle medesime. La loro altezza comune è di circa metri 1.16, la larghezza dei laterali

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di 0.43, quella della tavola della Vergine di 0.63. E bensì vero che i laterali di Rocca Pietra
quali si vedono ora hanno in alto un margine largo non dipinto (circa centimetri 12) e che le
figure di santi, due per parte, in esse racchiuse sono condotte sopra fondi dorati con vari ri-
lievi a stucchi pure dorati, mentre nel riparto centinato è ricomparso un bel fondo di cielo sopra
le teste (già tutto ricoperto da antico ristauro) e non vi sono rilievi di sorta, ma tali divari non
avrebbero a bastare per invalidare le ragioni per cui crediamo poter mettere insieme col pen-
siero quanto ora è diviso. Tanto è vero che le analogie fra le due ancone della chiesa di San
Martino a Rocca Pietra e di San Gaudenzio a Novara non si limitano solo alla parte spettante
alla Madonna col Bambino, ma si verificano anche in altri particolari. Infatti, vi sono somiglianze
nelle figure dei santi, tre dei quali, cioè san Giovanni, sant'Ambrogio e san Gaudenzio, appari-
scono in entrambe le pale : poi nel soggetto dei laterali nel piano superiore, rappresentante l'An-
nunciazione, colla sola differenza che a Novara vi si scorgono figure intere in tavole centinate,
a Rocca Pietra sono mezze figure racchiuse in tondi.

Quanto alle parti centrali, si può dire che la stessa relazione rispetto alla finitezza della
esecuzione già avvertita in questo periodico medesimo fra la Madonna di Gaudenzio, acquistata
dalla Pinacoteca di Brera, 1 e quella che apparisce dall'alto dietro l'aitar maggiore in San Gau-
denzio di Varallo (sic) si verifica fra le analoghe figure nel quadro Vittadini e quelle del centro
nell'ancona di Novara. La Madonna di Novara è trattata in modo più semplice e disadorno. Sop-
presso lo sfarzo dei broccati e del tappeto disteso sul gradino, la Vergine è posta a sedere sopra
un rialzo di terreno. Lo spazio in cui si trova situata essendo molto più largo, le sono posti a
lato quattro santi ritti, mentre gli angeli superiormente in atto di volare si rivolgono verso i
due angoli a sostenervi le cortine.

Rimarrebbe un'ultima e forse la più seria obbiezione contro il nostro tentativo di rintrac-
ciare il posto originario della tavola illustrata ; ed è che riesce difficile immaginare che un pit-
tore già tanto valente e provetto, il quale a Varallo e altrove già aveva compito opere di somma
importanza, avesse trovato agio e disposizione di eseguire un'opera tanto squisitamente accarez-
zata quale è quella del signor Vittadini per un piccolo luogo di campagna, per una modesta
chiesetta che non può mai aver avuto grandi mezzi di cui disporre. La gravità dell'obbiezione
si comprende e ci obbliga in vero a non dare al nostro assunto altro significato che quello di
una più o meno plausibile congettura.

Quello eh'è certo si è che l'opera di Gaudenzio nuovamente venuta alla luce, fatta certa-
mente dopo l'ancona di Arona del 1511 e prima di quella di Novara, ordinata nel 1514, merita
di essere segnalata in modo particolare agli amanti dell'arte.

III.

Un'altra gemma in fine fu rimessa in onore a Milano pochi mesi or sono dall'egregio cav. Cri-
stoforo Benigno Crespi.

Possessore egli stesso di una raccolta nella quale si ammirano alcune opere di primaria im-
portanza, fra le quali viene noverato un dipinto giovanile originale del Correggio, una Pietà di
Gaudenzio Ferrari, della quale già si ebbe a far menzione in questo periodico, e un monumen-
tale e caratteristico quadro storico del quattrocento che vorrà essere illustrato partitamente a suo
tempo, egli riesci ad arricchire ultimamente la sua casa di un ritratto il quale è la quintessenza
di quanto l'arte nostra saprebbe porgere ai tardi nepoti in siffatto genere (fìg. 6a).

N' è autore, secondo il consenso generale dei conoscitori, e diciamo pure ad evidenza, quel-

1 Vedi il fascicolo di novembre-dicembre del 1890 dell ''Archivio storico dell Arte, p. 418.
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