Archivio storico dell'arte — 4.1891

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IL SODOMA, GAUDENZIO FERRARI, ANDREA SOLARI

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l'Andrea che soleva chiamarsi da Milano quando dipingeva fuori, col nome famigliare di Solari
quando voleva determinatamente legittimare le sue opere fatte in patria.

La famiglia dei Solari si può dire che fornì degli artisti per tutto il quattrocento, massime
scultori ed architetti che lavorarono in Milano e alla Certosa di Pavia. Esimio scultore fu Cri-
stoforo, soprannominato il gobbo, fratello di Andrea. Entrambi passarono alcuni anni in Venezia
dal 1490 in avanti, circostanza codesta da poter avere infinito sensibilmente sullo sviluppo delle
disposizioni artistiche del nostro pittóre. Delle sue relazioni con uomini quali Giovanni Bellini
e Antonello da Messina si hanno indizi in alcuni suoi dipinti. Senza parlare di una tavola della
Pinacoteca di Brera (una Madonna col Bambino davanti un vaso di fiori, alla quale era stato ap-
plicato il nome di Giovanni Bellini, nome che scomparve interamente all'atto della pulitura), nel
Museo Poldi Pezzoli se ne trova un'altra di modesta apparenza che accenna a' suoi primi tempi
e simultaneamente mostra delle attinenze col modo di comporre e di concepire il soggetto per
parte dei pittori veneziani. Il ritratto di un procuratore veneto, da parecchi anni passato nella
Galleria Nazionale di Londra, era stato acquistato, com'è noto, a Genova, in casa del marchese
Girolamo Gavotti, dall'antiquario Basimi, sotto il nome di Giovanni Bellini. A vederlo, c'è quasi
da meravigliarsi che non fosse stato scambiato piuttosto con Antonello da Messina, il ritrattista
per eccellenza, tanto il modo con cui è trattato il dipinto ne ritrae il fare severo e scritto sino
ad un eccesso di durezza che confina con un crudo realismo. Nè si vorrà negare che una traccia
d'influenza di Antonello si riveli anche nel bel ritrattino d'uomo imberbe, dal vivido sguardo,
che sta esposto nella Galleria di Brera parimenti nella saletta di Raffaello.

In seguito, egli raddolcì e andò perfezionando la sua maniera, tanto da innalzarsi quasi al
livello della finezza leonardesca. E a Leonardo da Yinci infatti viene tuttora attribuito con fede
ortodossa in casa del duca Scotti in Milano il pregevole ritratto del cancelliere ducale Gerolamo
Morone, là dove ogni buon conoscitore dell'arte lombarda vi ravvisa agevolmente, sia nel disegno
puro ed accurato, sia nello smaltato colorito, l'impronta di un'opera di Andrea. A questa poi ben
corrisponde, benché anteriore probabilmente di parecchi anni, il ritratto del nobil uomo milanese
Giovanni Longoni, segnato del nome del Solari colla data 1505 e munito di un distico latino che
alla sua volta ci richiama la propensione di Leonardo a far tesoro delle sentenze ricavate dal-
l'antica sapienza. 1

Non istaremo ad enumerare qui gli altri dipinti dell'artista milanese sparsi in diversi luoghi,
ma venendo al ritratto di casa Crespi crediamo si possa sostenere senza tema di essere contra-
detti ch'esso segna il punto culminante da lui raggiunto nell'esercizio delle sue facoltà. Solenne
ed austero oltre ogni dire ci si affaccia il distinto personaggio davanti a nn parapetto sul quale
è collocato un cartellino senza nome alcuno con un angolo ripiegato, conformato propriamente a
guisa di quelli in uso a Venezia nei bei tempi e in ispecie dal già mentovato Antonello. La
figura modellata da maestro, col viso sbarbato, le spalle ricoperte da signorile pelliccia, viene
fatta staccare sopra un fondo di tendone rosso. Dall'attigua finestra si scorge un piccolo tratto
di campagna animata da due macchiette e reso pittoresco da un alternare di acque, di verdeg-
gianti pendici e di casolari. In uno di questi altra riminiscenza propriamente veneta : sopra un
tetto un camino coll'allargamento nella parte alta, quale si suole riscontrare in particolare nelle
case del Veneto. Oltre l'anello all'indice del rappresentato, l'ornato della veste e della camicia,
la catenella che gli scende dai due lati sul petto, vuoisi tener conto della medaglia che si pre-
senta attaccata al suo berretto, nella quale si scorge una figura di una santa Caterina ritta in piedi
coll'emblema della ruota sotto la mano destra. Sono altrettanti particolari che valgono a designare
la figura per un personaggio d'importanza, quale apparisce anche dall'insieme del suo portamento.

Se siano poi precisamente le fattezze di Massimiliano Sforza, figlio del Moro, quelle che ci
sono serbate in codesto viso, com'è indicato dagli scrittori che ne fecero menzione quando il di-
pinto si trovava in caso Perego, è altra cosa. 2

'Ecco il distico: Ignorans qualis fueris qualisque 2 Vedasi fra gli altri il Cavalcaselle, History of

futurus. sis qualis studeas posse videre diu. Painting in North ltaly, voi. II, p. 61.
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