Archivio storico dell'arte — 4.1891

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A parte l'origine di tale tradizione, ragioni di tempo dovrebbero frapporsi contro una de-
terminazione di tal fatta. Massimiliano Sforza, figlio primogenito di Lodovico, nacque, come si
sa, nel 1490. L'individuo nel quadro del cav. Crespi accenna ad un uomo che difficilmente
si potrebbe stimare di età inferiore ai 35 o ai 40 anni. Ora il carattere del dipinto che ritrae
alquanto della severità propria dell'arte del quattrocento, non si saprebbe ad ogni modo ripor-
tare ad epoca relativamente così tarda quale sarebbe quella degli anni accostantisi al 1530. La
storia d'altronde c'insegna che Massimiliano, dopo il suo breve ed interrotto dominio sul ducato
fra il 1512 e il 1515, scompare dal medesimo, essendo stato condotto prigioniero in Francia da
Francesco I, dove difficilmente sarebbe stato ritratto con tanta pompa.

Se noi confrontiamo il suo aspetto quale ci si presenta nella unica moneta che rimane di
lui (poco elaborata a dir vero) coll'effigie dipinta di che si ragiona, non si potrà dedurne argo-
menti sufficienti per istabilire l'identità della persona.1 Persistiamo a credere quindi che il rap-
presentato del ritratto di casa Perego porga le sembianze di un dignitario o di un principe che
rimane tuttora da determinarsi, ma che dev'essere stato un uomo sulla quarantina intorno al 1500,
epoca nella quale il dipinto approssimativamente avrebbe ad essere stato condotto. Tale almeno
è il nostro sentimento in presenza di certi indizi del quadro che ci richiamano tempi e maniere
relativamente precoci, come sono la speciale foggia del cartellino, il piegare rettilineo ed acuto
nei panni, la sobria castigatezza nel disegno dei lineamenti del volto e della mano, la finitezza
nella esecuzione dei particolari, e fra questi quello dell'accennato camino fra le parti accidentali
del paesaggio, che ci riporta alle reminiscenze recate dal Yeneto.

Comunque sia, non sarebbe fuori di strada chi avesse a sostenere d'accordo col compianto se-
natore Morelli che il ritratto che ci sta davanti, per nobiltà e grandiosità di concetto, è il più
maraviglioso fra quanti si conoscono di mano del Solari. Dove lo stesso Lermolieff invece per
buona ventura si è ingannato si è nell'asserire che il quadro fosse assai guasto, 2 mentre all'atto
della pulitura e del conseguente ristauro, eseguito dal noto artista Luigi Cavenaghi, colla
parsimonia e col giudizio consueto, si constatò che nell'essenziale il dipinto, benché molto ricoperto
da antico ristauro, era bene conservato, non ostante le avarie parziali subite dalla superficie dei
colori della cortina, dei capelli e di poche altre parti, per cui fu necessario il trasporto del di-
pinto dalla tavola sulla tela.

Gustavo Frizzori.

1 Vedi Gtnecciii, Le monete di Milano, n. 1, Tav. XX. 2 Vedi il voi. Die Galerien Borghese u. Dorici, p. 22-4.
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