Archivio storico dell'arte — 4.1891

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NUOTI DOCUMENTI

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volta qualificato da « conduttore del lavorio », e ciò in
un anno quando — come si desume dalla seguente frase
nel testo — non era fra gli operai. Così, col riscontro
delle note al fol. 50 r., libro A} e fol. 86 r., libro B; è
dimostrato colla scorta de' documenti che i lavori si
eseguirono sotto la sua direzione immediata dal loro
principio almeno sino alla fine dell'anno 1424. Yedi pure
il seguente ricordo.

fol. 177 v.: « 6 maggio 1424. Alloghazione degliochi,
architrave e cornicie sopra il porticho, a Albizodipiero

e a betto dantonio scarpellatorj Eldetto lavorio

cioè glocchi tondi e scorniciatj ebelgli chome sara il
modello elaforma dara loro fìlippo dj ser brunelle-

scho e tutto ildetto lavorio debbono dare fatto

per dj qui adj 15 daghosto 1424 (segue la nota

sul margine) tutto il detto lavorio anno idettj albizo e
betto compiuto emurato al quale gloperai anno posto
il prezzo questo dj 24 daprile 1424 (rect. 30 aprile 1425,
conf. più sopra fol. 90 r.) chome apare al q. b. 163 ».

fol. 178 v.: « 1425, 9 luglio, fu alloghato e fermato
patto chonantonio e frane0 dj gierj fratelli emaestri dj
cazuola aquali anno dacordo aloghato e dato amurare
etirare su lemura cioè tutto il corpo proprio che sa
(s'ha) a fare per la propria abitazione dove sanno ate-
nere i fanciulli edove a aessere larisidenza edormen-
toro defanciullj gittatelli dello spedale dj santa maria
degli innocentj in questo modo cioè » (seguono le con-
dizioni del lavoro. Questo era terminato olii 19 giu-
gno 1426; conf. più addietro fol. 102 r.).

fol. 179 r. : « 1426. Anchora esopradettj operai detto
dj alloghorono ederono a fare aldetto bartolo dj piero
maringhi 1° (uno) quadro djfondamentj ilquale volglono
sifaccia nelsopradetto chiostro cioè epropri fondamentj
insù quali saranno aporre lecolonne delporticho deldetto
chiostro che faranno andito intorno ».

I nomi degli operai Luca da Panzano, Tomaso di
Zanobi di ser Gino e Niccolò di Giovanni e la data
del 9 agosto si trovano nel ricordo che precede al no-
stro. In questo si tratta dei fondamenti pel chiostro
grande di mezzo. 11 maestro che li eseguisce ne vien
retribuito alli 27 aprile 1427 -(conf. addietro a fol. Ili r.).

fol. 180 r. : « 1426, 16 giennaio, aloghazione del tetto
impianellato cioè quello a coprire lospedale a Gierj
dantonio ciolfj ».

Questi si obbliga di darlo compiuto entro al mese
di marzo, e infatti viene pagato per esso alli 24 del
detto mese (vedi sopra a fol. 117 r.).

Nei ricordi seguenti che si riferiscono all'epoca dal
1° maggio 1427 fin al 30 aprile 1430, le allogazioni si
fanno sempre « per comessione di francesco dellaluna
e di Salinbene bartolini due del uficio degli operai »,
e quest'epoca proprio corrisponde, come abbiamo ve-
duto più sopra al fol. 130 r., al tempo nel quale essi
tenevano l'uffizio. Al primo maggio 1430 Fr. della Luna
non è più rieletto; i nomi degli operai nel 1430-1431
si rilevano dal ricordo al fol. 184 v.; quelli per gli anni
Archìvio storico dell' Arte - Anno IV, Fase. IV.

seguenti non sono nominati nei nostri libri. Soltanto
nel 1435 il Della Luna apparisce di nuovo nei conti
come uno degli operai (ed è ricordato sempre solo senza
i suoi compagni), e vi si ritrova di continuo fino al 1440.
Da questo termine in poi nei documenti non rincontriamo
più ne il suo nome ne quello di verun altro operaio.
Non vi si trova neppure menzione di esserlo stato eletto
nel 1434 in questo uffizio a vita in compagnia di Ser
Filippo di Ser Ugolino (Conf. Vasari, t. II, p. 366, n. 4).

fol. 184 v.: 1430, 15 maggio, gli operai Salimbene
Bartolini, Niccolò di Giov. Carducci e Niccolò del Be-
nino allogano agli scarpellini Lorenzo di Marocho e
Nanni di Donato i seguenti lavori: « Uconcio delagiunta
dinanzi sifa alospedale dala parte diverso la casa dj
sampolo {rect. scampolo ; vedi' più sopra fol. 164 v.) cioè
tucto larchitrave ecornicie che a seghuire quello che
sopra il colmo deglarchi dj quella medesima pietra efa-
zione emodo chome quello che fatto il quale a andare
insino presso alcanto ultimo delagiunta perinsino sa-
giungha colconcio magiore che a asciendere interra
(seguono i prezzi). E tutto ilconcio cha amuovere apresso
alsopradetto eseghuire verso ileanto e insulcanto fare
rivolta alangiu (all'ingiù) tanto sacchozzi con laltro

concio che andra infino a terra e tutto questo

concio del quale in questo capilo (sic) si famenzione a
aessere dj cinque pezi cioè 1° pezzo il primo chemuove
djsopra epigla ileanto evolgie ingiù edj poi iiij pezzi
dj br. iij 1/2 opocho più luno ighuali etanto chevadano
insino aterra cioè insino insù lastrone dove giaccia la-
basa e insù lastrone aafare rivolta verso la basa con
tutta lasua arte e modo (vuol dire con tutte le modana-
ture) equali cinque pezzi ciaschuno debbe essere alto
per la faccia dinanzi contutta larte sua duno pezzo
br. 1° (uno) cioè grosso e largho infaccia cioè quella
parte che a pigiare ilmuro verso il chiasso della casa
dj sampolo (sic) br. 1° lf2 cioè tanto pigli tutta lagro-

sezza delmuro (segue V indicazione dei prezzi)

Una colonna quadra a canali (vuol dire pilastro) con basa
echapitello nella propria forma emodo elargheza ealtezza
epezzi elavorio earte edjmostrazione come quelle che
visono insucantj cioè solo lacolonna etavola con ca-
pello (sic) ebasa chesi dimostra perlafaccia djnanzi

(segue il prezzo) equesta colonna cha astare insulcanto
presso alchiasso ».

I lavori i quali si allogano in questo accordo si ri-
feriscono all' aggiunta estrema sul canto meridionale
della facciata (verso la casa di sampolo o schampolo
conf. a fol. 164 v.), aggiunta condannata dal Manetti con
parole severe come annesso arbitrario di Frane, della
Luna (vedi Milanesi, Operette di Antonio Manetti, Fi-
renze, 1887, p. 135). Essa e anche l'architrave che
ricorre perpendicolarmente accanto al pilastro estremo
della facciata, sono così chiaramente precisati nel testo
dell'accordo; le misure indicatevi corrispondono così
esattamente colla realtà che non ci può sorger verun
equivoco. Ed in tal guisa la relazione del Manetti anche

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