Archivio storico dell'arte — 4.1891

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NUOVI DOCUMENTI

tine sopra le quali si dovevano costruirò le arcate del
chiostro di mezzo, allogate noi seguente accordo:

fui. Ili) v. Gli stessi maestri sotto il 10 dicembre 1444
si obbligano a fornire:

« xx cholone lunche (sic) chon basa e chapitellj
braccia 5 3 4 grose da pie 1/2 da capo 1/2 braccia

« xxiiij poduccj (capitellipensili ai quali s'impostano
le volte del chiostro) equalj ano adare diripetto achapi-
tellj delle cholone

« iiij piedritti (per gli archi dei quattro canti del
chiostro)

« xx archi asopra ditte cholone.

« Elle dette cholone e altro lavorio debono fare aro-
tare e pulire a uso di buono maestro lequali debono dare
fornite e chonpiute tutte per tutto il mese di luglio
prosimo che vera 1445 ».

Tanto dalla corrispondenza del numero e delle mi-
sure delle colonne colla realtà, quanto dall'essere nel ri-
cordo che segue fatta espressamente menzione del « chio-
stro di mezzo », si deve inferire che qui abbiamo a fare
al lavorio per quest'ultimo. Non sapremmo spiegar per-
chè la sua costruzione abbia proceduto così lentamente,
essendone i fondamenti stati murati fino dal 1427 (vedi
Libro B fol. 128 r.).

fol. 120 r. : « Richordo chome oggi questo di 10 di
marzo 1445 abbiamo alloghato asalvj dilorenzo marochi
ischarpellatore br. 120 e circha darchitrave i qualj ano
adare sopra agliarchj del chiostro di mezo » (se-
guono misure e prezzi).

La misura di 120 braccia confronta perfettamente
colla circonferenza dei quattro lati interni del chiostro
di mezzo. Il lavorio per esso si trova poi infatti sal-
dato nelle sue singole partite nei conti degli anni 1 445
e 1446.

fol. 144 r. : «Giovanni di domenicho abraciatore dj
pietre detto del bancho de avere per insino adj
daghosto 1445 per abraciatura dj br. due dj pietre abra-
ciolle sotto il porticho dellospedale. ... (segue il prezzo) ».

Abraciatore vuol dire un artigiano che taglia le
pietre in dimensioni fissate e indicate in braccia. Si
tratta qui secondo ogni apparenza di un racconciamento
nel lastrico del portico.

I lavori di compimento si proseguono senza interru-
zione anche negli anni successivi. Così p. e. al 6 marzo
1447 si saldano lavori di muramento per lire 1494 ss. 7
e d. 10 con Antonio e Francesco di Geri (fol. 199 v.-201 r.)
e ancora nell'anno 1449 si pagano lire 138 a « Laschar-
sella detto Matteo di brogio ischarpelatore per br. 120
di schalglionj, si misono nel chiostro di mezo degliabi-
turj degliominj ». Questi scaglioni sono probabilmente
i quadroni di orlo che alquanto alzati sopra il livello
del lastrico della corte ricorrono fra le colonne di essa.
La misura indicata confronta esattamente colla loro
estensione.

I ricordi e note di spese degli anni 1449-1451 non
aggiungono niente a schiarimento della storia della fab-

brica. Così anche un ultimo « Libro di mitraglie se-
gnato A » non contiene se non le ragioni per lavori
correnti di riparazione e racconciamento eseguiti ne^li
anni 1581 e 1582, e perciò omettiamo di spogliarli am-
bedue per questo nostro riassunto, il quale ha di già
oltrepassato i limiti concessi d'ordinario nelle colonne
dell' Archivio a simili comunicazioni.

c. de Fabriczy.

Di un ignoto maestro di tarsia

del secolo XV.

A Reggio dell'Emilia erano e sono tuttavia alcune
opere d'intaglio in legno e di tarsia, altrettanto rag-
guardevoli quanto sconosciute. La più antica, di data
certa, è il leggio corale del duomo, che fu fatto ese-
guire nel 1459 da Antonia Boiardi, vedova di Geroldo
Fiordibelli; e la più prossima a noi è il coro della ba-
silica di San Prospero, maestrevolmente intagliato, con
lavori di tarsia a prospettive di casamenti ed a figure,
da Cristoforo e Giuseppe Mantello cremonesi, nell'anno
1546. Ma tra l'una opera e l'altra trova luogo onore-
vole il coro della cattedrale, pure a intaglio e a tarsia,
terminato a mezzo il 1506.

Di questo, del leggio e dei banconi assai belli che
decoravano la sacristia della cattedrale sono ignoti
gli autori, e vane sono riuscite tutte le ricerche da me
compiute per rintracciarli. Cita il Tiraboschi, nella
Biblioteca Modenese, un Mattia di Tommaso, reggiano,
intagliatore in legno, fiorito nel secolo xv, ma è il solo
ch'egli nomina di questo e del seguente; quindi, sia in
rapporto ai monumenti reggiani, sia in genere per la
storia dell'arte, stimo utili e curiose le notizie che ho
potuto raccogliere intorno a Maestro Pietro dalla Tar-
sia, rimasto ignoto insino ai dì nostri, quantunque i
documenti lo scoprano di merito, e durino famosi gli
stalli del coro nella cattedrale di Cremona, ai quali
lavorò lungamente.

Questo coro il conte Demetrio Finocchietti, nel libro
Della Scultura e Tarsia in legno (Firenze; Barbera 1873)
menziona così : « Squisito e raffinato lavoro di tarsia
del 1482 è quello eseguito da Giovanni Maria Platina,
ossia da Piadena di Cremona, negli stalli del coro della
cattedrale cremonese, ove scorgesi il suo nome apposto
sopra uno di essi dal lato dell' Evangelo. Quest' opera
fu terminata dal Platina nel 1490, e costò una grave
fatica e un lungo lavoro, conciosiacchè risulta da
carte autentiche del civico archivio di Cremona essere
stato cominciato il 6 luglio 1482, e perchè non fosse
interrotto, essersi i presidenti di quel Governo adope-
rati presso il duca Giovali Galeazzo \ isconti onde ot-
tenere al Platina il libero transito pe' suoi Stati e la
esenzione del dazio pei legnami occorrenti ». Nessuna
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