Archivio storico dell'arte — 4.1891

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NUOVI DOCUMENTI

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Iii alcune case antiche (li Reggio si rinvengono tut-
tavia del secolo xvi soffitti in legno, dipinti a disegni
geometrici e policromi, imitanti i lavori di tarsia, i
quali si sono conservati perchè chiusi dai soppalchi co-
strutti dopo per ammodernare ed abbellire le stanze.
Se la frequenza di questi soffitti tradisce l'uso comune
e sono indizio della moda allora prevalente, il disegno
e i colori provano un sistema economico di decorazione
allegro e geniale, che senza dubbio muove dall'esempio
di eguali opere di tarsia, poiché le copia e le rende.
C è una legge che ho constatata molte volte e in più
luoghi, per la quale lo stile o le fregiature d'un mo-
numento o d'un palazzo insigni si diffondono ne1 minori,
determinando nella città, e spesso anche nella regione
intorno, una fioritura decorativa tutta speciale e locale,
dovuta a imitazioni spesso senza novità ma non sempre
senza merito, secondo la tecnica dell'artista e l'ingegno.
Così a me piace di pensare che il tassello della sala
per le udienze degli Anziani fosse da M. Pietro intar-
siato con quel gusto e con que' disegni, rimanendo
esempio nobilissimo e sfoggiato alle modeste imitazioni
future.

Comunque fosse, gli Anziani ebbero questa occasione
di commettere a M. Pietro il lavoro.

Nel novembre del 1488 furono ospitati munifica-
mente a Reggio il duca di Milano e Sigismondo Estense,
fratello del duca Ercole di Ferrara. Della loro venuta
erano stati avvisati alcuni mesi innanzi i Reggiani, che
si prepararono a riceverli orrevolmente. La città si pulì,
e gli Anziani, sollecitati dalla signorile munificenza del
conte Matteo Maria Boiardo, ch'era governatore, avendo
deliberato di ospitare l'Estense nel proprio palazzo, lo

restaurarono e lo abbellirono intieramente. No -rifecero
il tetto; murarono di nuovo, intonacarono e diedero da
dipingere a Cristoforo Bisio i merli verso la piazza;
rinnovarono porte, usci e finestre; e scrivevano al duca
di Ferrara queste loro premure e l'intendimento di far
correre un pallio col proposito di altri festeggiamenti,
ricevendone congratulazioni, incoraggiamenti ed elogi.
Per questa occasione commisero anche a M. Pietro il
palco della sala destinata alle udienze, ch'egli non finì
in tempo, con grave disagio e dispiacere degli Anziani.
E si capisce come, nell'anno seguente, ancora patissero
del lavoro interrotto incomodo e gravezza non piccola,
sapendo essi, sin dall'aprile, di dovere ospitare nel
luglio il duca Ercole, insieme col duca di Milano e Si-
gismondo Estense, e nel settembre la duchessa Eleonora,
che si fermò quasi un mese, tenendovi corte.

Dopo queste notizie nessun'altra ho trovata intorno
a M. Pietro. Del figlio Nicolò una: viveva ancora nel 1510,
ed aveva bottega e garzoni, secondo ho rilevato da un
mandato di pagamento.

Nella guerra di quell'anno tra il duca di Ferrara
contro i Veneziani e Giulio II, anzi nei giorni in cui
Lodovico Ariosto trovavasi a Reggio per incarico del
cardinale Ippolito e del duca, urgendo i provvedimenti,
ed egli stesso, come narra, accordandoli coi dodici cit-
tadini che la città aveva eletti a provveditori della
guerra, fu data commissione a M. Nicolò della Tarsia
di costruire i cassoni necessari per mandare il pane al
campo. La modestia della commissione, data l'occasione,
non esclude ch'egli continuasse l'arte paterna, e forse
non senza onore, se si ricordano gli elogi che pure di
lui avevano fatti i canonici cremonesi.

N. Campanini.
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