Archivio storico dell'arte — 4.1891

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MISCELLANEA

Partecipazione di artefici stranieri alla fabbrica
di San Petronio a Bologna. — È noto che numerosi
artisti di origine non bolognese ebbero una parte co-
spicua nella costruzione del più insigne monumento di
quella città. A conferma di questo basta ricordare i
nomi di Iacopo della Quercia, Niccolò Tribolo, Alfonso
Lombardo, del Tignola, dello Zacchi. Ora, però, dalle
indagini di A. Gatti (La fabbrica di San Petronio, Bo-
logna 1889), oltre la schiera innumerevole di muratori
e scarpellini lombardi, veneti, toscani e fino tedeschi,
adoperati nella esecuzione dei lavori, ci vengono rile-
vati parecchi maestri, della cui collaborazione fin adesso
non avemmo alcuna notizia. Crediamo utile per lo stu-
dio della storia dell'arte di registrar gli appunti in
questione fornitici dal regesto dei documenti pubblicato
in appendice al libro del Gatti, aggiungendo in paren-
tesi il numero con cui in quest'ultimo sono segnati.

Alli 13 d'aprile 1398 gli Officiali fanno una con-
venzione per la provvista dei marmi necessari alle fine-
stre di due cappelle con Pietro Paolo d'Antonio da Ve-
nezia scultore e mercante di marmi (n. 25). E questo uno
dei due fratelli delle Massegne, i più noti scultori ve-
neziani sullo scorcio del secolo decimoquarto, che sap-
piamo aver già nel 1388 eseguito un cospicuo lavoro
per Bologna, vale a dire il grande altare in marmo
nella chiesa di San Francesco.

Nel 1463 si affida ad Agostino d'Antonio di Duccio,
il noto scultore fiorentino, 1' esecuzione di un modello
di legno per la facciata di San Petronio, di cui però
non resta altra memoria se non tre ricordi di spese dai
7 gennaio, 1 e 10 febbraio dell'anno surriferito, nei
quali sono registrate lire 49, soldi 10 a maestro Ago-
stino di Duccio da Firenze lapicida qui facit modellimi fa-
ciatae anterioris ecclesia e -pro sua provisione, e lire 7, spese
in provvista di legname necessario al suddetto modello
(numeri 89, 90 e 91). Si sa che Agostino nel 1461 aveva
finito a Perugia la facciata di San Bernardino, e che
nell'aprile 1463 era ritornato, dopo un'assenza di circa
vent'anni, nella sua patria, dove a'16 di quel mese gli

si allogò la figura di un gigante per Santa Maria del
Fiore (vedi Yasari-Milanesi, t. II, p. 177, n. 2). Pare
dunque verosimile che passando egli, nel 1462, nel suo
viaggio a Firenze, per Bologna, fosse ivi ritenuto e che
a lui preceduto probabilmente dalla fama di aver ideato
ed eseguito la riuscitissima facciata di San Bernardino,
fosse fatta l'offerta di lavorar un modello per quella
di San Petronio. Il suo progetto però non ebbe nessuna
conseguenza, poiché quel pezzo della facciata, che oggi
si vede, non fu eseguito se non nel 1556-1570 secondo
il disegno di Domenico da Yarignana, fatto sin dai
primi anni del Cinquecento.

Aggiungiamo qui la notizia su d'un lavoro di un
altro scultore fiorentino, fornito per San Petronio. A' 18
di marzo 1480 pagansi a maestro Francesco Simone di
Giovanni eia Firenze scultore, i bassorilievi eseguiti per il
nascimento delle finestre, aperte nelle cappelle sottoposte
ai campanili (n. 110). Non sapremmo indicare se sul
luogo esistano ancora alcune sculture che si potreb-
bero identificar colle rammentate. Intorno alla persona
del loro autore non può sussistere verun dubbio: egli
è Francesco di Simone Ferrucci da Fiesole (1440-1493),
scolare del Verocchio, il quale, secondo le nostre scoperte
recentissime (vedi Arte e Storia, X, p. 22), pare abbia
cominciato la sua carriera artistica nel 1463 collo scol-
pire la cornice da altare nel capitolo e le due bellis-
sime porte nella croce della chiesa della Badia di Fie-
sole, e che poi lavorò parecchi monumenti sepolcrali a
Firenze, come anche quello di Alessandro Tartagni in
San Domenico a Bologna (vedi Yasari, t. Ili, p. 371,
n. 2). Siccome questi morì nel 1477, è molto probabile
che Francesco Ferrucci fosse' adoperato nei lavori di
San Petronio dopo che ebbe, non si sa se a Firenze o
a Bologna, scolpito il monumento testò rammentato, e
dopo che lo ebbe rizzato sul suo posto attuale.

Come autore d'importanti lavori di legname ci vien
rivelato Maestro Agostino de' Marchi da Crema legnatolo,
padre dei noti intagliatori Giacomo, Biagio e Panta-
leone, autori dei banchi nella cappella Yaselli in San Pe
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