Archivio storico dell'arte — 4.1891

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CRONACA ARTISTICA CONTEMPORANEA

Giulio Aristide Sartorio ha mandato a Londra un
nuovo quadro, tela di poco più d' un metro in lunghezza
e qualche cosa meno in larghezza; s'intitola Sera prima-
verile. Egli ha immaginato tre fanciulle che si scam-
biano dei gigli paonazzi ; quella di mezzo, veduta di
spalle, è vestita di nero, nera fin nei lunghi guanti; le
altre, vòlte di tre quarti, vestono di bianchiccio, tinta
malcerta, vecchia, non abbastanza ben trovata. Si badi:
il terzo qualificativo è indipendente dai primi due ; e
vogliamo dire che non ci spiace il carattere di colore
immaginato dal Sartorio, bensì l'esecuzione.

Non abbastanza finito, eppure soave, deliziosissimo,
è il paesaggio : un prato sotto una pineta. Le tre figure,
poco schiette d'indole, monotone nell'atteggiamento, nel-
l'espressione, nella sagoma, perchè improntate a una
stessa visione di preraffaellismo inglese, le tre figure
in cui è fiacco il disegno, dolce e tenero il colore, fine
il tono, spiccano sul fondo d'erba fresca e densa e sul
fondo di cielo vespertino, luminoso, quasi flagrante tra
la chioma irta e cupa d'alcuni pini in secondo piano.
In questi cenni degli alberi, delle erbe, di tutto il fondo
anzi, il Sartorio mostra la sua meravigliosa tecnica. Egli
dipinge sempre con tavolozza delicata, predilige i temi
più vaporosi, cerca tutto ciò che v'è di più sottile, fino
a trascendere dal puro all'angelicato ; ebbene, egli è
allo stesso tempo il più pronto, il più rapido fissatore
d'una visione reale di paesaggio. Gli bastano quelle
poche ore d'una giornata in cui il sole serba press'a
poco un aspetto costante a un pezzo di campagna, per
dipingere, con finitezza e pienezza di colore straordinaria,
uno di quegli studi che abbiamo ammirato all'Esposi-
zione In arte libertas, e che contribuiscono adesso a fare
onore alla sezione italiana nell' Esposizione di Berlino.

Per questo noi vorremmo quasi eccedere nella cen-
sura de' suoi lavori, alfine di spingerlo a liberarsi da
un cumulo di pregiudizi d'arte cosi detta raffinata. A
trent'anni egli è già un pittore dalla tecnica tanto do-
viziosa, che non gli si può, non gli si deve perdonare
il difetto di sincerità assoluta nell'esprimersi, o meglio

il preconcetto d'una forma d'arte in sostituzione d'un
ideale veramente libero, veramente suo. Ma come po-
trebbe mancarci la più alta fiducia in questo artista
che maneggia con singolare abilità l'olio, l'acquerello,
il pastello, in ispecial modo il pastello, e che sa far
brillare i pregi della sua facile e florida tavolozza così
in uno studio di paesaggio, come nella modellatura di
un gruppo di nudi al vero?

*

* *

All'Accademia di Francia, nella villa Medici, ha
avuto luogo l'esposizione annuale dei lavori dei pensio-
nati. Tra questi eran forse i migliori, o piuttosto quelli
di merito meno discutibile, i lavori d'architettura e d'in-
cisione. Infatti lo Chedanne, architetto di 3° anno, e il
Eournaire, di 2° anno, espongono vari studi di monu-
menti italiani, assai bene interpretati ed eseguiti. Il
Yernon poi, pensionato di 3° anno per l'incisione di
medaglie, presenta lodevoli ritratti, profili modellati con
finezza e brio. Ricordiamo pure del Leriche, incisore a
taglio dolce, 1° anno, un ritratto dell' Holbein e qual-
che altro studio dall'antico e dal vero.

I lavori di scultura sono tre. Il primo è un basso-
rilievo del Boutry (3° anno) abbastanza ben composto
Fontana di gioventù. Il secondo è un gruppo al voro,
gesso del Cappellaro (4° anno), rappresentante Un epi-
sodio del diluvio, poco nuovo di linea, alquanto teatrale
e anche un tantino accademico. Meglio il terzo, La cicala,
figura al vero di donna ignuda, gesso di Luigi Conners,
quantunque non troppo ci persuada la romanticità in-
genua del soggetto, anzi del modo di concepire il sog-
getto. Del resto, buona modellatura.

I quadri sono: Le Tusculane, del Lebayle (4° anno);
La bagnante, del Thys (1° anno); Il poeta vede passare
la sua gioventù, del Laurent (2° anno); uno schizzo, Le
Muse, e una copia da Leonardo da Yinci, L'Annuncia-
zione, del Danger (3° anno).

Nel quadro Le Tusculane, tela grande con figure al
vero, il Lebayle rappresenta Cicerone che ragiona di
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