Archivio storico dell'arte — 4.1891

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CRONACA ARTISTICA CONTEMPORANEA

materie filosofiche sedendo al rezzo nella sua villeggia-
tura di Tuscolo. Le figure son deboli, insipide nel dise-
gno, insipide, fiacchissime nel colore; il fondo, il pae-
saggio, quantunque un po1 vago di fattura, è originale,
ampio, caratteristico e di colorito assai, ma assai supe-
riore. Per il pregio del fondo noi diremmo: in questa
tela il quadro c'è; solo ci stupisce che un artista, il
quale veda e sappia rendere l'insieme della scena in
guisa tutt'altro che comune, possa appagarsi di quei
personaggi cartonacei, piatti, romanticamente svaporati
e, al tempo stesso, accademicamente duri.

La Bagnante ha un disegno molle e un colore da
porcellane; la verdura è d'un verde così monotono e
crudo che par fatto per ostinazione.

Che cosa dobbiamo dire del quadro del Laurent ?
L'autore, a quel che possiamo giudicare da questo la-
voro che volentieri chiameremmo abbozzo, appartiene
a una delle varie categorie di Decadenti, che ai nostri
giorni pullulano in Francia e, per lamentevole imita-
zione, anche un poco da noi. Si dicono tante belle cose
di questi Decadenti, fra i quali alcuni si chiamano più
particolarmente Simbolisti; noi non abbiamo la consue-
tudine di formarci un criterio artistico sulle teorie ; am-
mettiamo, per esempio nel caso attuale, che il Laurent
abbia le migliori ragioni del mondo a dipingere col si-
stema della fumosità e della lanosità che vediamo nel
suo quadro ; ma ciò non toglie che appunto questo qua-
dro sia dipinto malissimo, sfinito, agonizzante di tavo-
lozza, grossolano e meschino neh disegno.

*

* *

José Yillegas, il pittore andaluso che per la sua più
che ventenne residenza in Roma è divenuto quasi no-
stro concittadino, ha terminato il quadro La festa delle
palme, al quale lavorava da molto tempo con particolare
amore. E una tela lunga un metro circa, alta una set-
tantina di centimetri, dipinta con cura straordinaria e
con un brio di colore tale da non sapere se si debba
notarne maggiormente il lusso o l'eleganza.

La scena è questa. Il fondo d' una chiesa di stile
alquanto indeterminato, ma trattato con finezza; l'abside
vaneggia aurea al centro ; dai due lati di essa si avan-
zano, lungo una balaustrata marmorea, i seniori, le
dame, i cavalieri in costume italiano, anzi veneziano
della fine del Quattrocento. Di fronte e chi guarda, in
mezzo al quadro, si avanza la processione, una schiera
di fanciulli e di giovanetti che incedono cantando e
recando le palme.

Prima di essi si avanzavano le donzelle, e le ve-

diamo infatti già volgere a destra; queste sono nell'in-
sieme bianche ; quelli, vari, sfarzosi, rosseggiano viva-
mente nella totalità.

Il Yillegas, che finora aveva esposto poco o nulla
nelle pubbliche mostre per le quali ha una specie di
aborrimento, adesso ha lavori così all'Esposizione di
Berlino, come a quella di Monaco. A Berlino egli mandò
alcuni studi di figura (un doge del Quattrocento, un
ambasciatore) eseguiti quando cominciò il suo maggior
quadro La presentazione della dogaressa Foscari, quadro
a cui si è dedicato ora finalmente col fermo proposito
di compierlo. A Monaco il Yillegas mandò la tela, or-
mai rinomata, La morte dell' espada, che è l'opera a cui
egli va debitore del suo posto di prima fila tra i pit-
tori spagnuoli.

*

* *

Federigo Argnani, conservatore al Museo di Faenza
ed autore di pregevoli pubblicazioni intorno alle maio-
liche faentine, ha terminato un album di riproduzioni
ad acquerello che è una meraviglia di fedeltà e di fi-
nezza. L'album ha trentacinque dipinti, oltre le sigle.
L'esattezza scientifica è interamente nascosta e diremo

quasi assorbita nell'effetto artistico di tali riproduzioni.

*

* *

Filippo Cifariello ha terminato il gruppo che destina
alla prossima Esposizione di Palermo. Il giovane scul-
tore pugliese merita specialissima lode per la sua opero-
sità straordinaria, in cui si nota un continuo progresso.
Dall'anno scorso, cioè dal momento in cui espose il
gruppo Ad majorem Dei gloriam, oltre vari lavori di
minor mole, egli ha modellato due altri gruppi grandi:
il primo è la Consunta, gentile e patetica figura di
donna che suscitò molte discussioni all'Esposizione di
Napoli; il secondo è questo del quale ora facciamo
cenno: Cristo e la Maddalena.

Gesù è morto, disteso sulla bara, fasciato il corpo
dal mezzo in giù. Maddalena, prostrata accanto, abban-
dona sul sacro corpo la testa e le braccia. Bellissimo
è il gesto di lei che, nell'abbandono del pianto, cerca
con la mano la mano del Cristo.

La singolarità di questo lavoro, che non esitiamo a
preferire a tutti gli altri del Cifariello, consiste nel-
l'unione d'un raro sentimento e d'una fattura accura-
tissima, ricca, fine oltremodo. Il busto di Gesù, la mano
di Maddalena, per non citare troppi pezzi, ci paiono un
esempio di modellatura vera e, nel tempo stesso, esente
di volgarità, d' effettucci. La linea d'insieme è armo-
nica, l1 impressione di chi guarda è indimenticabile.

Per i lavori pubblicati nelVARCHIVIO STORICO DELL'ARTE sono riservati tutti i diritti

di proprietà letteraria ed artistica per l'Italia e per l'estero.

Domenico Gnoli, Direttore responsabile.

Jìoma

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