Archivio storico dell'arte — 4.1891

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Fra gli scolari noti del Ferrari quello che più ebbe ad approssimarglisi fu il vercellese
Bernardino Lanino. Qual meraviglia pertanto se le opere dello scolaro furono talvolta dai posteri
scambiate con quelle del maestro? Noi reputiamo di poter indicare due casi simili nella stessa
provincia di Novara. A Valduggia infatti viene designato per opera di Gaudenzio un presepio
a fresco nella parrocchiale, nel quale, bene esaminato, non ostante che alcune parti si presentino
gravemente compromesse, si dovranno riconoscere in realtà gì' indizi sicuri di un'opera dello
scolaro, dalle faccie più larghe, dal colorito meno brillante e via dicendo. 1

È nella vicina chiesetta di San Rocco che il maestro ebbe il suo campo d'azione nel paese

natale, avendovi dipinto una pala d'altare, che pur troppo n'è scomparsa da tempo, e sopra una parete

laterale un affresco, ora in istato di deperimento deplorevole, ma che dev'essere stato un capolavoro di

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bravura nel disegno e nel colorito. E un soggetto poi che si distoglie alquanto dai consueti, avendo
quasi l'aspetto di un quadro di genere. Nel mezzo vedesi la figura di sant'Orso calzolaro in abito
d'operaio, intento a tagliare sopra un tavolo un pezzo di cuoio. Più sotto, alla sua sinistra, sta
seduto il suo aiutante, san Crispino, figura ora assai svanita, ma che vedesi tuttavia tracciata
da mano maestra, con una larghezza di motivo nel suo pittoresco costume del tempo da ram-
mentare in certo modo quanto sapeva fare in analoghi casi un Andrea del Sarto. Un po' meglio conser-
vata è la nobile figura della Religione, che se ne sta ritta dalla parte opposta, certamente di
mano dello stesso maestro, mostrando affatto il suo fare, sì da meravigliarci che il Colombo ne
rimanga in dubbio, se non si sapesse che le osservazioni sue non sono basate sufficientemente
sull'esame diretto delle opere, 2 bensì in prevalenza sulle attestazioni altrui.

Quanto si è detto rispetto al Presepio della parrocchiale non possiamo a meno di avvertirlo
anche per quel che concerne certo Cenacolo dipinto sul muro, che viene tuttora conservato a
Vercelli, benché non scevro di danni, nella sala dell'Asilo infantile presso la chiesa di San Cri-
stoforo. In una città civile qual è Vercelli, certamente non devono mancare gì'intelligenti atti
ad avvertire il divario che corre fra codesto dipinto fiacco e sbiadito al confronto degli stupendi
affreschi che decorano per mano di Gaudenzio l'interno della chiesa di San Cristoforo, e a ri-
conoscere quindi che si farebbe torto al nome del grande maestro nel persistere ad aggiudicargli
il Cenacolo, nel quale si rivela, se non siamo interamente acciecati da qualche pregiudizio, la
mano di quel Lanino che lasciò tante opere, e ben migliori, in Vercelli e nella provincia. In-
comprensibile poi riesce a dirittura il parere espresso dal Bordiga ad illustrazione della stampa
del Pianazzi, per cui egli lo proclama senz'altro per opera giovanile di Gaudenzio, 3 laddove
bisognerebbe essere ciechi per non vedere l'immenso divario che corre fra il medesimo e le opere
della fresca età del Ferrari a Varallo.

Quanto al Lanino poi, in nessun luogo forse egli seppe avvicinarsi tanto all'eccellenza del
maestro come nella sua pala della chiesa di Borgosesia del 1539. Delicata e fina in ogni sua
parte, splendida di colorito, basterebbe la fotografia che ne fece il signor Emanuele Fortino di
Varallo a provare come l'autore vi avesse lavorato sotto il fascino subito alla vista della pala,
magnifica fra tutte, che il maestro pochi anni prima aveva eseguito per l'aitar maggiore della
chiesa di San Cristoforo in Vercelli. Che il Lanino poi ci tenesse in modo particolare a codesta
sua opera riescitissima lo indica la cura da lui messa nel segnarvi il suo nome, benché in forma
assai modesta, colle parole seguenti inscritte in un cartello a piè del quadro: Bernardinus pau-
sillum hoc quod cernis effigiebat 1539.

Di lui, del maestro e di altri pittori del luògo si vedono parecchie opere nel Museo arti-
stico di Varallo, che potranno formare argomento di apposita illustrazione.

1 II Colombo (p. 117), in uno col Bordiga e col Pia-
nazzi, prende per opera di Gaudenzio il Presepio di
Yalduggia. Quest'ultimo lo vorrebbe degli ultimi anni
della sua vita; ma chi si facesse a paragonare le opere

dell' età avanzata di Gaudenzio che trovansi in Milano,

dal tratto ardito e vivace, col dipinto suaccennato, di
maniera molto più timida e compassata, non vi saprebbe

certamente consentire.

2 Yedi op. cit., p. 117.

3 Lo dice esistente nel refettorio presso San Paolo,
ma dev' essere la stessa opera, di là trasportata a
San Cristoforo. Le dimensioni, piuttosto piccole per un
Cenacolo, corrisponderebbero.
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