Archivio storico dell'arte — 4.1891

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Per un momento ho creduto di potere stabilire la realtà d'un altro legame tra l'Alidosi e
Raffaello. L'Alidosi non ha preso una parte considerevole alla decorazione della villa della
Magliana, dove i suoi stemmi si vedono ancora vicini a quello di Giulio II, e Raffaello non
ha composto per questa stessa villa i cartoni del Martirio di Santa Cecilia e del Padre Eterno
che benedice il mondo? Ma le date si oppongono a questo ravvicinamento. L'Alidosi, come si è
visto, morì nel 1511; Raffaello invece non cominciò che nel 1513, al più presto, i cartoni de-
stinati ad essere tradotti in pittura sui muri della Magliana.

Il doppio confronto che ho sottoposto al lettore mi sembra non lasciar più luogo ad alcun
dubbio: è proprio l'odioso favorito di Giulio II che Raffaello ha rappresentato nel magistrale
ritratto del Museo di Madrid, e il contrasto che i contemporanei hanno già rilevato tra la bel-
lezza fisica dell'Alidosi e la sua corruzione morale, non ci meraviglia meno quando noi contrap-
poniamo & questo modello lordo di tutti i vizi il puro e divino interprete, incaricato di trasmettere
i suoi lineamenti alla posterità. Raffaello lavorava precisamente allora ai suoi due più splendidi
capolavori, la Disputa del Sacramento e la Scuola d'Atene. L'uomo dovette soffrire di questo
obbligo umiliante e abbandonare con dispiacere, fosse anche per breve' tempo, la società di tanti
eletti personaggi, santi e sapienti, evocati dalla sua immaginazione sulle pareti della Stanza della
Segnatura, ma l'artista adempì al suo incarico con incomparabile maestria.

Eugenio Muntz.
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