Archivio storico dell'arte — 4.1891

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A. CARDINI DESPOTTI MOSPIGNOTTI

essa doveva esser parto di due architetti e di due scuole diverse, e che l'opera del Maitani
dovevamo cercarla soltanto nel corpo posteriore e nella facciata. I documenti raccolti e pubblicati
dal Fumi e i diligenti studi di questo egregio scrittore vengono oggi a dar conferma al mio
detto, ed oggi può dirsi accertato, che anche prima della venuta del Maitani si costruiva in
Orvieto un duomo diverso assai da quello presente ; che minacciando esso rovina o per vizio del
suolo o per difetto di costruzione, fu chiamato da Siena il Maitani a ripararlo e fortificarlo, e che
egli lo riparò e fortificò per mezzo di sproni. Lontano dalla faccia del luogo ed affidandomi al Luzi,
che lo asseriva con tanta franchezza, 1 io un tempo credetti questi sproni consistessero in quelle
absidiole semicircolari che fiancheggiano la chiesa ; e in questa opinione mi confortava il vedere che
esse non corrispondono affatto alle arcate dei valichi interni, anomalia che si presterebbe a farle
credere opera posteriore. Ma io sbagliavo all' ingrosso ; quelle absidiole sono contemporanee alla
fondazione del duomo, e non sono per nulla sproni o rinfianchi. Gli argomenti che il Fumi adduce
a conferma di ciò sono cosi giusti e assennati che non si possono disconoscere, ed egli ha
piena ragione allorquando dice, che gli sproni fatti dal Maitani a rinforzo della chiesa sono quelli
che si vedono anch'oggi incastrati nei muri delle due cappelle del SS. Corporale e della Madonna
Nuova, aggiunte al duomo tanto più tardi. 2

Alle diligenti ricerche del Fumi siamo anche debitori della scoperta di un'abside o tribuna
semicircolare che aveva la chiesa in origine, e che fu finita di demolire nel 1335, allorquando
era ormai ultimato e chiuso il nuovo coro rettangolare sostituitovi dal Maitani. 3 Allorché scrissi
quel libro che ho detto,4 quantunque nella parte tergale del duomo io scorgessi chiara l'opera
nuova'e riformatrice di Lorenzo nostro, tuttavolta non m'arrischiai a spingermi fino alla suppo-
sizione di una primitiva abside rotonda; eppure potevo farlo impunemente, inquantochè il corpo
della chiesa essendo in ogni sua parte icnograficamente e ortograficamente romanico, per analogia
e per correlazione di stile esso non poteva esser terminato che da un'abside romanica anch'essa,
il che vai quanto dire rotonda, essendo che fra noi le absidi poligonari e rettangole sono proprie
soltanto del periodo ogivale. L'interessante scoperta del Fumi non fa dunque che confermare
la legge storica dell'arte.

Io non vorrei giurare però che questa chiesa originaria alla quale si poneva mano nel 1290,
e di cui si vedono i resti anche adesso nel corpo anteriore del duomo presente, avesse un transetto.
Ogni qualunque parte d'un edifizio deve avere la sua manifesta estrinsecazione sì nella pianta
che nell'alzato, e tanto più deve averla il transetto, che è principalissima fra le sue parti. Se
noi ora ricostituiamo col pensiero quella chiesa originaria, se sostituiamo cioè al coro quadrato
presente l'antica abside rotonda, e alla cappella del Corporale e alla Nuova sostituiamo quelle
due absidiole semicircolari ed eguali a tutte le altre, che poi si demolirono per far luogo alle
cappelle anzidette (come ne fanno fede tuttora le fondazioni latenti), e che cadevano precisamente
là dove si staccano adesso i muri traversi che guardano a ponente, noi avremo reintegrata una
basilica romanica la quale nò icnograficamente nò ortograficamente presenta indizio alcuno di
transetto. 5 Imperocché non accennano davvero al transetto quelle due absidiole oggi distrutte, sia
perchè seguono l'andamento ed il modo delle rispettive navi minori, e mostrano perciò d'essere
con queste una sola e medesima cosa, sia perchè non possono costituire testate di transetto delle
absidiole cacciate là in un canto delle testate medesime in modo zoppo e sconcio, mentre avreb-
bero potuto mettersi tanto facilmente nel bel mezzo di esse testate, come d'altronde è di ragione

1 II duomo (V Orvieto descritto ed illustrato per Ludo-
vico Luzi, Firenze 1866, pp. 17, 26, 46 e 47.

Fumi, op. cit., parto II, pp. 169-170.

3 Ivi, pp. 170 e 178.

4 Baso ha per titolo, Il sistema tricuspidale e la fac-
ciata del duomo di Firenze, Livorno, 1871.

I dubbi e le ipotesi che qui accenno intorno allo
stato primitivo del nostro duomo, per essere capite fa-

cilmente e bene, dovrebbero essere accompagnate dalla
rappresentazione grafica delle forme diverse assunte
dalla pianta della chiesa e dall'alzato del transetto nelle
successive loro trasformazioni ; ma non ho voluto mol-
tiplicar troppo le tavole a corredo del presente lavoro,
e così, dovendo spiegarmi solamente a parole, la cosa
resta più difficile e meno evidente.
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