Archivio storico dell'arte — 4.1891

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LORENZO DEL MATTANO E LA FACCIATA DEL DUOMO D'ORVIETO

sui

rebbe perciò appunto il disegno per i pilastri del quale si sarebbero preparati i bassorilievi
famosi. Paragoniamo poi questo disegno all'altro tricuspidale fatto da Lorenzo, e alla facciata
costruita da lui. Se l'ipotesi immaginata per quei bassorilievi è vera, in queste tre facciate
tutto si potrà mutare fuorché la forma e la dimensione dei pilastri, ed in tutte e tre i pilastri
dovranno essere eguali, precisi e immutati per potervi incassare indifferentemente i bassorilievi
già fatti. Or bene, niente di tutto questo. Il Maitani non rispetta per nulla la forma e le misure
di quei pilastri, che in ipotesi dovevano essere intangibili. Nel suo disegno tricuspidale egli
comincia col rialzare il basamento della facciata, il che importa la disfattura e rifattura dei basso-
rilievi medesimi e la diminuzione loro nel senso dell'altezza. Abbassa anche l'impostatura degli
archi delle tre porte, e per conseguenza diminuisce più che mai l'altezza dei bassorilievi anzi-
detti. 1 Nel primo disegno monocuspidale i quattro pilastri erano tutti eguali fra loro ; nel disegno
tricuspidale invece egli li fa diversi, cioè quelli angolari molto più grandi di quelli del centro,
e nella facciata eseguita li fa anche più grandi che nel disegno. In una parola, i pilastri del

disegno tricuspidale sono differenti in tutto da quelli del disegno monocuspidale, e quelli eseguiti

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nella facciata del duomo sono differenti dall'uno e dall'altro di quei disegni. E chiaro pertanto
che il Maitani faceva e disfaceva cotesti pilastri a sua posta, mutandoli tutti in lungo ed in
largo e nelle loro accidentalità interne, ed è altrettanto chiaro perciò che essi non costituivano
per lui dei punti obbligati e dei fatti preesistenti, il che vai quanto dire che allora non esistevano
nemmeno i bassorilievi che dovevano essere incassati in essi e riempirne esattamente gli spazi.
Questi bassorilievi dunque sono posteriori ai 1310. Niccola pisano, Arnolfo, il Ilosso, Ramo di
Paganello, Guido da Como, i Cosmati e tutti gli altri scultori, che si dice aver lavorato in
Orvieto dal 1290 al 1293, bisogna dunque metterli fuori di scena, e se pure essi lavorarono nel
duomo, bisogna credere che si occupassero in tutt'altro che nelle sculture della facciata: per
esempio, nelle porte laterali, nei grandi capitelli delle colonne interne, ecc., ecc.

Chi è dunque l'autore di questi bassorilievi, o per dir meglio, chi ne sono gli autori? Per
fare un po' di luce in questa questione così antica e così dibattuta, mi par necessario di comin-
ciare dallo stabilirne i limiti cronologici. Le considerazioni svolte pocanzi ci hanno portato a
concludere, che quei bassorilievi non possono essere anteriori al 1310. Ed ecco intanto che uno
di questi limiti è già stabilito. Teniamo adunque al secondo. Dal 1310 al settembre del 1321 i
documenti autentici relativi alla costruzione della facciata si può dire che manchino affatto.
Abbondano invece dal 1321 al 1330, anno in cui morì il Maitani, senza però che essi facciano
mai menzione alcuna dei bassorilievi famosi. Ora, siccome durante la vita del Maitani, e special-
mente nel periodo corso fra il 1321 ed il 1330, dai documenti predetti apparisce che si lavorava
alacremente alle decorazioni inferiori della facciata stessa ed in principal modo a quella delle
porte e dei pilastri, cosicché alla morte di Lorenzo essa trovavasi ultimata fino all'andito o
loggetta che ricorre sulle porte medesime e chiude la di lei regione inferiore, così bisogna cre-
dere che in questo spazio di tempo fossero ultimati, o quasi, anche i bassorilievi contenuti al basso
dei quattro grandi pilastri interposti alle porte anzidette ; e poiché, come abbiamo accennato,
dal 1321 al 1330 i documenti non fanno parola di questi bassorilievi, così bisogna credere che
essi venissero lavorati dal 1310 al 1321, in quel tempo cioè di cui mancano affatto i documenti,
e ch'essi siano per conseguenza dovuti ad artisti che fiorivano in questo periodo. .

Nel libro che pubblicai nel 1871 intorno al sistema tricuspidale, affacciai l'ipotesi che
Lorenzo nostro fosse l'ispiratore e in parte anche l'esecutore di quei bassorilievi, 2 perchè questa
ipotesi mi parve la più logica e la meno impugnabile fra tante che ne avevano accampate
fino allora, ed oggi mi sento più che mai confortato in essa. Dopo le cose esposte più sopra
mi sembra evidente che alla facciata non fu pensato nè posto mano prima del 1310, e che per

1 Se si verificheranno le misure relative nei due vee- questi e i rimanenti confronti che andrò facendo con le
chi disegni delle tavole sopracitate, si troverà che le dette due tavole sott'occhio, e altresì con la terza,

cose stanno veramente come le ho dette. È bene seguire 2 Ivi, appendice I, p. 128-131.
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