Archivio storico dell'arte — 4.1891

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A. CARDINI DESPOTTI MOSPIGNOTTI

Forse a taluno, avvezzo a giudicare delle cose secondo la prima impressione, sembrerà strano
che io, in passato così fiero nemico della tricuspide, venga oggi a inneggiarla, e penserà di
cogliermi in contraddizione ; ma questo pensiero dovrà presto dismetterlo, se, leggendo bene
quello che allora io scrissi, vorrà convincersi che io non ho mai censurato il sistema tricuspi-
dale in se stesso, ma l'ho biasimato e avversato soltanto per la sbagliata e dannosa applicazione
che voleva farsene alla facciata di Santa Maria del Fiore. Tanto è vero che, trattandosi del
duomo di Milano, io sono stato 1' unico che ho spezzato una lancia in favore di esso. E qui, per
associazione d'idee, mi vien fatto di considerare quanto siamo curiosi noialtri moderni. Abbiamo
preteso di far la facciata alle due più nobili e famose nostre cattedrali del medio evo, a quelle
cioè di Firenze e di Milano. Al duomo di Firenze, che ò il prototipo dell' orizzontammo ad
oltranza, si pretese applicarvi il sistema tricuspidale, che rappresenta il verticalismo al suo più
alto grado; laddove poi nessuno ha pensato di associare le foggie cuspidali alla facciata del
duomo di Milano, il quale, con quella sua foresta interminabile di pinacoli, di archi volanti e
di altre salienze sarebbe stato tanto più disposto ad accoglierle. Io credo, e penso d'averlo
dimostrato,1 che alla facciata di questo duomo, per ragioni storiche ed estetiche e per necessità
di ubicazione e di decoro, convenga anzitutto il sistema turriforme; ma certo, volendo uscire
da questo, mi sembra che le foggie cuspidali si attaglierebbero meglio ad essa che non quelle tor-
pide e non sempre eleganti terminazioni basilicali delle quali hanno voluto graziarla.

La vecchia pergamena col disegno tricuspidale del Maitani è, come si è detto pocanzi, il
primo lampo della tricuspide balenato alla mente di lui, ma non ci rappresenta però neanch'essa
la facciata come venne realmente eseguita; e questo non fa meraviglia, perchè abbiamo detto
che anch'essa non era altro che uno studio. Il disegno definitivo dunque ci manca, ed è un danno ;
perchè così non sappiamo con sicurezza se le varianti che presenta l'edifìzio sono dovute vera-
mente a Lorenzo, o se vi furono introdotte dai suoi successori. Finché si tratta di quelle parti
della facciata che furono eseguite lui vivente, possiamo esser certi che le modificazioni sono opera
sua. Nessun dubbio pertanto che tutta la parte inferiore della facciata, compreso l'andito e com-
preso altresì l'inquadramento dell'occhio maggiore, sia stata eseguita secondo il disegno del Maitani;2
ma quanto al resto, e specialmente quanto alle cuspidi minori, che vennero costruite molti anni
dopo la morte di lui, e che non consuonano al disegno che ce ne resta, noi non possiamo emettere
un giudizio sicuro. Il Fumi sarebbe d'opinione che le cuspidi minori venissero modificate come
sono ora nel 1373; essendoché nelle sue diligenti ricerche egli ha trovato che in quest'anno,
essendosi scoperto un difetto nella costruzione della facciata, si fecero venire da Firenze i maestri
Ambrogio e Francesco perchè vedessero il lavoro e avvisassero quello era a fare ; 3 e può darsi
benissimo ch'egli si apponga al vero. Però io non ne sono del tutto tranquillo. Il documento
relativo dice che i detti maestri venerimi ad videndum laborerium et defectum, quod dicitur esse
factum in pariete anteriori ecclesie, et ad consulendum super eo quod esset faciendum.4 Oltreché
questo cenno fugace (e non ce n'è più altri) è troppo poco per portar lume nella questione, a me
sembra che nel modo com'è espresso, esso, più che a una modificazione da introdursi nel disegno
prestabilito, accenni ad un vero e proprio difetto incorso nel modo e nell'atto della costruzione;
essendoché non si può a rigore chiamar difetto, e difetto quod dicitur esse factum, il desiderio
che sorge di introdurre una variante in un disegno. E questa variante in che sarebbe consistita?

1 II duomo di Milano, ecc., parte III.

- Veramente l'ingrandimento dell'occhio maggiore
venne eseguito dopo la morte di Lorenzo, e il Fumi dice
che questo lavoro fu preso a farsi sotto il maestrato
di Andrea di Ugolino nel 1354; ma, come apparisce
chiaro dall'esame delle nostre tavole, non si fece altro
che mandare ad esecuzione il disegno del Maitani.

Chi fosse vago di conoscere per esteso ed in tutti
i loro particolari come procedessero i lavori della fac-

ciata, non ha che a consultare l'esposizione accuratis-

sima che ne fa il Fumi nella parte II del suo precitato
libro, dalla p. 27 alla p. 38.

3 Fumi, Il duomo d'Orvieto, parte II, p. 31. Forse questo
Francesco fu quel Francesco Salvetti che in questi tempi
servì come capo maestro l'Opera di Santa Maria del
Fiore; ed Ambrogio è quell'Ambrogio di Lenzo o Lonzi
che trovasi spesso chiamato allora a consigliare intorno
ai lavori di detta chiesa.

4 Ivi, p. 73.
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