Archivio storico dell'arte — 4.1891

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A. NARI)INI DESPOTTI MOSPIGNOTTI

di lei buon effetto, e varrebbero a ricondurla meglio all'intenzione del suo grande inventore.
Così, per esempio, io credo che nei pilastri che fiancheggiano la nave maggiore si potrebbero
benissimo sopprimere su in alto quelle cornicette di cui ho parlato più sopra, che nascono
e muoiono lì, che non erano nel disegno e nella mente di Lorenzo, che sono contrarie allo
stile, e che non hanno ragione di essere, nò scopo alcuno, tranne quello di tagliare il moto
ascendente dei pilastri stessi, e di ingoffire il contorno finale della facciata, esercitando un'azione
funesta sulla movenza delle cuspidi. Si tappino infatti per un momento quelle cornici, e si vedrà
subito come acquistino slancio i pilastri, e come le cuspidi minori si abbassino, e si sollevi al
confronto la cuspide mediana. Imperocché quelle cornicette, poste là dove prendon mossa le
cuspidi minori, vengono in qualche modo a reintegrare virtualmente quella linea triangolare di
base che fu già soppressa nelle cuspidi stesse appunto allo scopo di abbassarne la nascita fin
giù all'andito sottoposto, e rendere così più spigliata all'occhio la nave mediana; e con questa
malaugurata reintegrazione esse vengono per conseguenza a distruggere il benefìcio che allora
si volle e che fu conseguito.

Sarebbe anche da studiarsi se i pinacoli dei quattro grandi pilastri, tolti quegli altarini e
birilletti di cui li ha graziati l'età moderna, non potessero con opportune modificazioni ricondursi,
o ravvicinarsi almeno, alla forma bellissima disegnata per essi dal nostro Lorenzo, e rientrare
cosi nello stile.... Orvieto è città che ha uomini delle cose patrie amantissimi, i quali concentrano
le loro cure amorose ed assidue sul suo magnifico duomo, e basti per tutti l'esempio egregio
del cav. Luigi Fumi; ed ha altresì chiari ed insigni artisti che con sapienti e coscienziosi restauri
cercano di restituire alla chiesa stupenda l'antico lustro e la fisonomia primitiva, cosicché è da
sperarsi bene là dove si trovano elementi tanto propizi al ben fare.

La facciata del duomo di Orvieto, questa bellissima fra le facciate delle chiese italiane, questo
parto felice ed originalissimo del genio di Lorenzo del Maitano, ha soggiaciuto alla sorte di tutte
quelle opere che, per la loro imponenza, prima di giungere a finizione si vedono passar dinanzi
le generazioni degli uomini ; ed è perciò dovuta arrivare a noi con qualche neo sul volto che
ne altera un poco la pristina formosità. Ad onta di ciò tali e tante sono le bellezze dell'opera
che si può passar sopra alle conseguenze di questo fatto. Per farsi un concetto adeguato di
questa facciata unica nel suo genere, bisogna vederla. Ed io dico che se si potesse trasportare
davanti ad essa un dormiente, eppoi svegliarlo ad un tratto, allorquando il sole vòlto all'occaso
l'indora tutta coi suoi raggi, costui si crederebbe d'esser trasportato nella regione dei sogni
incantati ed allucinato da una beata visione.

Livorno, 15 luglio 1891.

A. Nardini Despotti Mospignotti.
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