Archivio storico dell'arte — 4.1891

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LE STATUE FUNERARIE DI LODOVICO IL MORO E DI BEATRICE D'ESTE 361

Fra le primissime disposizioni adottate in conformità a quelle prescrizioni sulle sepolture che
formarono particolare argomento del Concilio di Trento, deve essere annoverata la scomposizione,
avvenuta nel 1564, del monumento funerario di Beatrice, perchè, assai probabilmente, si trovava
addossato all'altare eseguito dallo stesso Solari, come risulta dalle sovraccennate disposizioni di
Lodovico. La salma di Beatrice venne deposta in fondo al coro, sotto la medesima pietra che
copriva i figli suoi Leone, Sforza e Bianca, nel posto in cui per tradizione si continuò ad
incensare nel giorno della commemorazione dei defunti : le varie parti del monumento, fra le
quali il Cristo nel Sepolcro menzionato dal Pasquier, andarono disperse 1 e fu gran ventura che
in quella circostanza Oldrado Lampugnano, per scudi 38, acquistasse le due statue giacenti,
probabilmente per incarico dei Certosini, risultando che le due sculture vennero nel 1564 tra-
sportate alla Certosa di Pavia: ben naturale ci deve apparire tale interessamento dei Certosini
ad assicurarsi le statue del duca e di Beatrice, pensando come a quell' epoca dovesse mante-
nersi ancor vivo, per tradizione orale, il ricordo delle visite fatte dai duchi alla Certosa, e del-
l'interesse da questi dimostrato per il tempio. Basta leggere la lettera che Lodovico scrisse da
Pavia ad Isabella d'Este il 12 giugno 1491, per vedere come il duca si occupasse dei lavori del
tempio, e come la giovane duchessa si compiacesse del soggiorno nella Certosa :

« Essendo andato questi dì alla Certosa, il qual loco la S. Y. ha veduto, et parendomi
chel' choro non fosse secundo la decentia del resto de lo hedifitio gli ritornai heri l'altro et lo
feci minare designandolo come haveva ad stare.2 Et quando ritornava a casa li Ill.mi S.n Duca
et Duchessa et la Ill.a mia consorte me veneno incontra et venendo per asaltarmi a lo impro-
viso, io feci tre squadre de la comitiva era con mi che era però la più parte con mulle, et
me li acostai ordinatamente in modo facessimo una bella messedata, et cura, questo se ne venimo
a casa a veder correre alcuni gioveni che erano armati a le tele, et poi andassimo a cena. Et
essendo venuto voglia anche a le prefate S.re Duchesse de andar anchora loro a la Certosa, li
andarono heri matina, et quando erano per ritornar a casa io li andai incontra et trovai che
le prefate Duchesse erano cum le donne loro tutte vestite a la turchesca. De la quale fogia è
stata lo autore la prefata mia consorte che l'ha facta fare in una nocte : de la qual cosa sicome
la gli e reuscita cum gratia, cusì ne ho preso incredibile dilectatione ».3

E a ritenere che le due sculture trasportate alla Certosa siano state tosto murate vertical-
mente nella parete della piccola abside della navata trasversale, dietro a quel monumento fune-
rario, scolpito da Cristoforo Romano, nel quale due anni prima era stata riposta la salma di
G. Galeazzo Yisconti. Le due statue giacenti di G. Galeazzo e di Lodovico il Moro, così rav-
vicinate, segnavano pei Certosini i termini di quel periodo, di poco più di un secolo, ch'era
bastato a fare della Certosa di Pavia lo splendido museo d'arte che oggi ancora ammiriamo.

Le due statue di Lodovico e Beatrice conservarono quel collocamento anormale sino al prin-
cipio del nostro secolo : infatti a p. 43 della Visita erudita della insigne Basilica della Certosa
di Pavia pubblicata dal sac. Baggi nel 1817 si legge: «le due statue di marmo che prima
giacevano per terra, ed al presente sono incassate diritte nel muro dietro il detto mausoleo (di
G. Galeazzo), rappresentano Lodovico il Moro e sua moglie di casa d'Este » ; e nella Descrizione
della Certosa di Pavia pubblicata a Milano nel 1818 si legge: « dietro questo isolato mausoleo,
appoggiate al muro veggonsi due statue, o per meglio dire due figure a bassorilievo rappresen-
tanti una Lodovico il Moro, e l'altra Beatrice di lui moglie, attribuite a Cristoforo Solari».4

1 Si volle asserire che il monumento funerario non
era stato ultimato, fondandosi sul fatto che il cuscino sul
quale posa la testa di Beatrice non porta gli ornamenti
che si veggono sul cuscino di Lodovico : ma osservando
come in tutto il resto la figura di Beatrice sia minu-
ziosamente ultimata, si può ritenere che ad altra causa
che non sia una sospensione improvvisa di lavoro, si
debba questo fatto.

Il lavoro cui accenna il duca nella sua lettera è
Archivio storico dell'Arte - Anno IV, Fase. V.

quello degli stalli in legno riccamente intarsiati, opera
iniziata nel 1486 dall'artefice Bartolomeo da Fola, sus-
sidiato, si crede, dal Borgognone per i disegni degli
scomparti figurati.

3 Vedi Delle relazioni di Isabella d'Este-Gonzaga con
Lodovico e Beatrice Sforza, di A. Luzio e R. Renier, in
Archivio Storico Lombardo, anno XVII, fase. I, 1890.

4 Ancor oggidì si può riscontrare la posiziono che
occuparono le due statue dietro il mausoleo di G. Ga-

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