Archivio storico dell'arte — 4.1891

Seite: 380
DOI Heft: 10.11588/diglit.18090.45
DOI Artikel: 10.11588/diglit.18090.51
DOI Seite: 10.11588/diglit.18090#0412
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1891/0412
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
RKCKNSIONI K CKNN1 HIBLIOURA PICI

turo, mi è sembrato elio egli fondasse il suo giudizio
quasi esclusivamente più sull' intuizione chi; su prove
dirette. Ora una tale prova ci è fornita dallo Strzygowski,
il (piale ci presenta appunto nell'evangeliario di Etseh-
miadziu l'archetipo siriaco del « Pozzo della vita ».

Siccome suppongo che il lettore non tarderà a tare
direttamente la conoscenza del libro dello Strzygowski,
asririuTigro soltanto che in una delle miniature siriache del

(1(7 (J

suddetto evangeliario si ritrova con meravigliosa somi-
glianza quel notevole altare che vedesi nella rappresen-
tazione del Sacrificio d Isacco sulla celebre pisside di
Berlino; 1 e ciò sembra indicare che, contrariamente alla
comune opinione e conforme al giudizio del Ficker,2
questa pisside — uno dei più bei lavori in avorio del
principio dell'era cristiana che ci siano conservati —
è di origine romana orientale.

Se delle miniature siriache che si trovano sui mar-
gini degli evangeliari conservati a Firenze ed a Parigi
si può dire che sono di molto inferiori alle miniature
greche alquanto anteriori ed in parte forse contempo-
ranee, quali la Genesi e Dioscoride di Vienna, la Bibbia
Cottoniana di Londra, il rotolo di Giosuè, il manoscritto
cosmatico della Vaticana ed il « Codex rossanensis »,
ciò si può asserire ancora a maggior ragione delle mi-
niature di Etschmiadzin, nelle quali si la molto sentire
la limitatezza provinciale. Del resto i due fascicoli sono
di mano e di maniera differenti.

Ma ancor molto più importanti delle illustrazioni
siriache sono le due tavolette in avorio che formano la
copertina dell'evangeliario, e che lo Strzygowski ci dà
riprodotte in una buona fototipia. 3 Esse sono in piena
analogia con le due tavolette della Biblioteca Nazionale
di Parigi4 e devono essere della stessa scuola e press'a
poco anche dello stesso tempo. Sì le une come le altre
appartengono ad un gruppo di cui fan parte anche pa-
recchie altre e che il Meyer chiama « i dittici delle
cinque parti »,5 poiché, come egli dimostra, esse erano

1 Garrucci, op. cit., tav. 440.

2 J. Ficker, Die Darstellung der Apostel in der altchristlichen
Kunnt, 1887, p. 142. Il Friedrich, nel libro citato innanzi, ne trasporta
l'origine a Ravenna.

s Queste due tavolette furono già rese note agli archeologi russi
dal conte Uwaroff nel 1882. La Commissione archeologica di Pietro-
burgo ne possiede un disegno, ed il prof. Kondakoff una fotografia.

4 Garrucci, op. cit., tav. 458. La tavoletta superiore si trova ri-
prodotta in fototipia nel Bouchot, Les reliures d'art, 1888.

5 Meyer, Zwei antike Elferibeintafeln der K. Staatsbihliothelc in
Miinchen, 1879. — Il più antico esemplare è il foglio incompleto esi-
stente nella Biblioteca Barberini e riprodotto dal Gori, voi. II, tav. 1.
Frammenti di tavolette simili destinate ad usi profani sono ancora
conservati nella Biblioteca di Monaco, nella collezione Trivulzj in Mi-
lano (Meyer, op. cit., tav. 3 e 1, fìg. 3) ed a Basilea (Bullettino di

archeologia cristiana, 1878, tav. 1, n. 3). Singoli fogli di due diversi

dittici liturgici a cinque parti, ma che appartengono ad una stessa

scuola, si trovano nel Museo Vaticano (Garrucci, op. cit., tav. 457, 2)

e nel South Kensington Museum di Londra (riprod. in Maskei.i., Descrip-

tion of the ivories, ecc.). Un foglio staccato di un dittico liturgico,

proveniente da Venezia, è conservato nel Museo di Ravenna (Garrucci,

op. cit., tav. 456). Il Westwood (A descrittive Catalogne of the fidile

originariamente destinate allo stesso uso dei semplici
dittici; ma più tardi furono adoperate per la legatura
dei libri e abbastanza presto si cominciò anche ad
eseguirne unicamente a tale scopo. Per esempio, fra
quelle destinate probabilmente già da bel principio alla
legatura, sono da porsi le due grandi tavole riccamente
ornate del tesoro del Duomo di Milano. 1

Ora le tavole di Etschmiadzin offrono occasione all'A.
di fare delle osservazioni iconografiche, le quali mirano
a dimostrare che esse devono provenire dalla scuola
ravennate d'intaglio in avorio ed appartenere al sesto se-
colo. Il risultato di questa ricerca si fonda principal-
mente sull'analogia che le dette tavole mostrano coi
rilievi della celebre cattedra di Massimiano (546-552),
alla quale però esse sarebbero alquanto anteriori.

In questo punto lo Strzygowski batte una via in cui
fu preceduto da alcuni archeologi tedeschi. Già si può
considerare come diretto in questo senso il tentativo
fatto dal Friedrich di ricostruire, riunendo ad arbitrio
dei monumenti molto differenti fra loro, una scuola d'in-
taglio in avorio, che sarebbe fiorita in Ravenna nel
quinto secolo.2 Più avanti ancora va il Ficker nella sua
citata monografia sulla rappresentazione degli Apostoli
nell'arte cristiana antica, pubblicata nel 1887.8 Con una
sicurezza che fa stupire, e come se parlasse di fatti già
da tempo dimostrati, egli ricostruisce parecchie scuole
simili nella Gallia e nell'Alta Italia. Esse sono: la scuola
di Brescia con la Lipsanoteca;4 la scuola della Francia
meridionale col dittico del signor Carrand di Lione 5 e
tre piccole tavole del British Museum,6 tutti e quattro con
scene della vita dei due principi degli Apostoli; la scuola
milanese con la copertina già nominata e il dittico con
scene della Passione nel tasoro del Duomo di Milano,7
alcune piccole placche in rilièvo provenienti da Werden
nella Vestfalia, ora nel South Kensington Museum8 e le
quattro tavole quasi quadrate del Museo Britannico;9
finalmente la scuola di Ravenna con la nominata cattedra,
le tavolette della Biblioteca di Parigi, quattro tavole
possedute da un privato a Parigi,10 parecchie pissidi11
e, a quanto pare, anche la copertina proveniente da
Murano. 12 Anche il Ficker ritiene che l'epoca del fiore
di queste scuole locali sia il quinto secolo, ed assegna

ivories, p. 420) nomina anche una cattiva copia dell'avorio di Kensington
che si trovava alla « Exposition d'objets d'art religieux » tenutasi a
Lilla nel 1874.

1 Garrucci, op. cit., tav. 454 e 455.

2 Friedrich, op. cit., p. 6 e seg'.

3 J. Ficker, op. cit., p. 145 e seg.

4 Garrucci, op. cit., tav. 442-445.

5 Ibid., tav. 452, 3.

6 Ibid., tav. 446, 9-11.

7 Ibid., tav. 450.

8 Ibid., tav. 447, 1-3.

0 Ibid., tav. 446, 1-4. Vedi anche Dobbert, Zar Eht.steliitngsgeschichte
des Crucifixes (Jahrbuch der k. p;-euss. Kunstsammlungen, 18S0).

1° Ibid., tav. 448, 10-13 (?).

11 Ibid., tav. 438, 3-5; tav. 439, 1-3.

12 Ibid., tav. 456.
loading ...