Archivio storico dell'arte — 4.1891

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del Vaticano,1 e finalmente una quinta scoperta in Yienna
dall'A. dopo la pubblicazione del suo libro; e forse an-
che altri antichi monumenti di questo genere.

Da quanto si è detto il lettore avrà già indovinato
che per l'A. l'affinità di stile non può essere l'argomento
decisivo. Le grandi tavole del Vaticano e del South.
Kensington non s'avvicinano affatto per lo stile a quelle
di Milano; e così pure l'elenco dei lavori della scuola
ravennate non è per questo rispetto molto omogeneo.
Del resto l'A. stesso dice (p. 31) che il « confronto dei
tipi delle figure » è l'unica via sicura per determinare
il tempo ed il luogo in cui i lavori furono eseguiti. Già
nella sua Iconografìa del Battesimo di Cristo 2 lo Strzy-
gowski ha mostrato la sua valentia nel trattare il ge-
nere affatto moderno della monografia iconografica ; ed
i suoi studi proseguiti con molta diligenza su questa
via hanno mostrato indubbiamente la sua grande com-
petenza. Ma, pur riconoscendo pienamente la sua erudi-
zione, la fondatezza metodica e l'acume critico, tuttavia
su questo punto non posso consentire con lui così in-
condizionatamente come nelle altre conclusioni del suo
libro. Mi si permetterà pertanto di esprimere i miei
dubbi, se anche essi sembreranno dettati da soverchia
pedanteria.

Anzitutto è da osservarsi che, trattandosi d'opere
d'arti minori, bisogna essere molto prudenti nel voler
dedurre dal luogo dove presentemente si trovano quello
della loro provenienza, giacche i piccoli lavori d'arte
dell' epoca antica si trovano oramai sparsi per tutto il
mondo, e spesso lontano dalla loro patria. Dove è, ad
esempio, la prova che gli avori del Duomo di Milano
siano stati eseguiti proprio in quella città? Già il La-
barte, e più tardi lo Schaefer, 3 il Bayet 4 e il Dobbert 5
ascrivono perfino le due grandi tavole che fanno da coperta
all'evangeliario del tesoro del Duomo all'antica arte bi-
zantina. Il rilievo della collezione Uwaroff pare sia stato
comperato a Kasan; un bacino bizantino che il De Rossi
ascrive al settimo secolo, nella collezione Stroganoff, 6
sembra sia stato trovato in Siberia. Le stesse tavole di
Etschmiadzin sono un notevole esempio dei viaggi dei
lavori in avorio dell'antica epoca cristiana. Devo però
aggiungere che appunto la loro presenza in un luogo
remoto dell'Asia, di cui sono provate le relazioni con
Costantinopoli, ma non sufficientemente quelle con Ra-
venna, sembra piuttosto combattere che appoggiare l'opi-
nione dello Strzygowski intorno alla loro origine raven-

1 Garrucci, tav. 438, 3.

2 J. Strzygowski, Iconographie der Taufe Christi, 1885.

3 Schaefer, Die Denlcmaler der Elfenbeinplastik des Museutns su
Darmstadt, 1879.

4 Bayet, Recherches, ecc., p. 119.

5 Dobbert, Zur Geschichte der Elfenbeinsculptur. La stessa opi-
nione è da lui ripetuta nel suo studio Das Abendmahl Christi in der
bildenden Kunst (Repertorium fiir Kunstw.), 1891, p. 182. Il Westwood
invece li ritiene anch'egli lavoro italiano.

6 Garrucci, tav. 460, 10.

nate.1 Finalmente non è del tutto escluso che perfino
la cattedra di Massimiano sia stata eseguita — sia pure
in Ravenna — da artisti bizantini. 2 Lo Sti'zygowski
stesso dice (p. 50) che già Galla Placidia al principio
del quinto secolo prese consiglio e aiuto, ed anzi fece
venire degli artisti da Costantinopoli, e che « nel sesto
secolo l'arte ravennate svanisce del tutto nell'arte bizan-
tina ». Più indubbiamente ravennati della cattedra sono
i sarcofagi che colà si conservano. Essi mostrano però,
in opposizione ai rilievi in avorio sopra nominati, una
estrema povertà dei motivi, una notevole dispersione
delle figure, ed anche nello stile non si rivela in con-
fronto degli avori quell'affinità di scuola che pur si do-
vrebbe aspettare. Con ciò però non intendo asserire che
la scultura in pietra sia il più sicuro punto di partenza
per giudicare l'intaglio in avorio della primitiva epoca
cristiana.

Nel credere all' intima relazione fra l'arte ravennate
e la bizantina l'A. è pienamente d'accordo coi ricerca-
tori che lo precedettero, quali il Labarte, lo Schnaase,
il Bayet e il Dobbert, i quali vedono nelle opere dell'arte
ravennate il vero surrogato di quelle che andarono per-
dute con Costantinopoli e con le provincie dell'impero
romano orientale. Se però quest'opinione è esatta, quali
sono i confini fra l'arte ravennate e quella puramente
bizantina specialmente nel sesto secolo ? L'A. vede nella
croce portata da Cristo un motivo particolarmente ra-
vennate. Senonchè questo motivo ricorre spesso, anzi
notevolmente spesso, in rilievi in avorio, la provenienza
dei quali è ancora in discussione. La croce per se stessa
era un motivo generalmente preferito nelle figure d'an-
geli e di apostoli;3 e ai tre mosaici ravennati in cui la
croce sta in mano del Redentore 4 possiamo contraporre
parecchi monumenti non provenienti da Ravenna e in
cui ricorre lo stesso motivo, per esempio: mosaici ro-
mani, 5 sarcofagi gallici e romani,6 una miniatura si-
riaca dell' evangeliario di Etschmiadzin, 7 la Bibbia
Cottoniana della primitiva epoca bizantina nel British
Museum 8 e due altri esempi, uno in Siracusa, l'altro ad
Orléans, 9 per non parlare di altri monumenti posteriori.

1 II Labarte e lo Schnaase vedono nelle tavole simili della Biblio-
teca di Parigi il lavoro di uno scultore latino, però probabilmente
ispirato da opere bizantine più antiche.

2 II Dobbert (op. cit., p. 13) e lo Schnaase (op. cit., p. 219) con-
siderano quest'opera come appartenente esclusivamente all'arte bizan-
tina. Il Labarte (liistoire des arts industr., 2mc édit., voi. I, p. 17)
ritiene che ad alcune parti della cattedra abbiano lavorato degli artisti
di Costantinopoli e che il resto sia stato eseguito da alcuni ravennati
scolari di artisti bizantini. Solo il Friedrich (op. cit., p. 10) non vi
trova che in misura scarsissima l'influenza bizantina.

3 Ficker, op. cit., p. 86 e seg.

4 Garrucci, tav. 222, 3 ; 233, 2 ; 267, 2.

5 Ibid., tav. 252, 3; 271. Similmente la croce si trovava in origine
in mano al Redentore nell'arco del San Paolo presso Roma.

6 Ibid., 330; 331.

7 Strzygwoski, op. cit., tav. II.

8 J. J. Tikkanen, Die Genesismosaiken in Venedig und die Cot-
tonbibel, tav. I e IX.

9 Garrucci, tav. 466, nn. 1 e 2.
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