Archivio storico dell'arte — 4.1891

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CRONACA ARTISTICA CONTEMPORANEA

mette a disegnare quella vera e spontanea espressione
di dolore, e così raggiunge il suo scopo.

L'aneddoto è forse più ben trovato che reale; ma
è da sapersi che F involontario modello della Desola-
zione fu presto consolato, poiché il Yela sposò la fan-
ciulla da lì a poco, e l1 ebbe sempre carissima com-
pagna.

Per questa delicata opera, che forma sì bel contrasto
con quella che schiuse la carriera dello scultore, Sar-

della Valle in Padova; quella di Gioacchino Marat, che
si ammira nel camposanto della Certosa di Bologna, per
commissione della famiglia Pepoli ; quella del conte di
Cavour, per Patrio della Borsa in Genova. Ancora per
Torino: il Carlo Alberto, che è nello scalone della reg-
gia; il Vittorio Emanuele, del palazzo municipale; VAl-
fiere combattente, eretto davanti al palazzo Madama; il
monumento a Manin, ultimo doge, inaugurato dopo il 1859
per iniziativa franco-italiana.

VINCENZO VELA

taco, Andrea Maffei scrisse un sonetto nelle cui quar-
tine essa e mirabilmente riprodotta:

Scomposto il crine, la gonna cadente,
scanno i ginocchi dell'arcate braccia,
e queste appoggio alla protesa faccia,
le ciglia fisse e in un pensiero intente,

disperato pensier, che violente
tiranno dello spirto ogni altro scaccia,
e vi domina solo e tutte allaccia
le potenze del cuore e della mente.

In Torino il Vela eseguì molti lavori, fra i quali
ricordiamo : la statua del matematico Pi ola, quella del
filosofo Rosmini e quella del poeta Tommaso Grossi.
Inoltre, la figura della Rassegnazione, per la contessa
Loschi di Vicenza; una Minerva destinata a Lisbona;
il monumento a Gaetano Donizetti, dov'è la figura del-
VArmonia china sul ritratto del maestro, eretto nella
chiesa di Santa Maria Maggiore in Bergamo; le statue
delle regine Maria Adelaide e Maria Teresa; la figura
della Speranza, per la tomba della famiglia Prever in
Torino; la statua di Cesare Balbo, per il giardino pub-
blico della stessa città. Ancora modellò e scolpì la bel-
lissima Primavera, por la famiglia Bottaccini di Trieste;
le statue di Dante e di Giotto, che sorgono nel prato

All'Esposizione francese del 1863 il Vela mandò un
gruppo: L'Italia riconoscente alla Francia, dono delle
signore milanesi alla imperatrice Eugenia, come da pri-
vate a privata. L'imperatrice, per esprimere il suo gra-
dimento, chiese allo scultore un altro gruppo : Cristoforo
Colombo e VAmerica,, che, fuso in bronzo, venne prima
esposto a Parigi nel 1867, e fu poi collocato nella città
messicana di Vera-Cruz.

Nell'istesso anno, alla stessa Esposizione apparve il
capolavoro di Vincenzo Vela, il Napoleone morente, stu-
penda opera che, quanto alla intensità e grandezza del
sentimento, non teme alcun paragone. L'effetto prodotto
da questa meravigliosa statua è indicibile : ogni giorno
i visitatori di quell'Esposizione mondiale le si affolla-
vano davanti compresi d'ammirazione. Alcuni veterani,
memori, si sentivano venir le lagrime a gli occhi con-
templando quell'opera, che è uno dei due monumenti
innalzati dall'arte italiana al Fulmine di guerra, se l'al-
tro è l'ode di Alessandro Manzoni.

L'ultimo lavoro eseguito dal Vela in Torino è Y Ecce
Homo, per la contessa Giulini Della Porta, riprodotto
in bronzo dal Barzaghi. Per la stessa signora il nostro
artista modellò pure la Preghiera dei morti,, che fu eretta
a Verate nella Brianza.
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