Archivio storico dell'arte — 4.1891

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CRONACA ARTISTICA CONTEMPORANEA

Ritiratosi nella nativa Ligornetto, il Vola visse gli
ultimi anni della sua vita in una specie di museo, poiché
ne la villa ne la quale morì egli aveva radunato in isplen-
dida collezione i gessi delle sue molte e insigni opere.
Di queste dobbiamo ancora mentovare: la statua colos-
sale di Antonio Allegri, inaugurata nel 1880 a Correg-
gio : quella del conte Turconi, per l'ospedale di Men-
drisio; il monumento dei fratelli Ciani; il busto di Dante,
ultimo lavoro, esposto da poco nella Mostra di Lugano;

mille lire per venire in Roma, il Bambino elesse in-
vece la dimora di Firenze, e a questa prima scelta ri-
mase poi sempre fedele. Il primo lavoro da lì spedito
a Genova è una Consolatrix afflictorum; ed è curioso
notare come .'ultimo quadro del nostro pittore sia pure
una Madonna: Quasi olirà speciosa in campisi poiché
il Carlo Emanuele I che riceve il viatico, opera commes-
sagli da re Umberto, e il San Francesco, che l'autore
destinava all' Esposizione di Palermo, restarono incom-

NICCOLÒ BARA BINO.

il progetto d'un grandioso monumento funebre, sullo
stile di quello degli Scaligeri a Verona, per il duca
di Brunnswich, progetto che non potè essere eseguito,
e infine il monumento di Garibaldi, per Conio.

Così quest'uomo d'alto carattere e d'altissimo inge-
gno, lavorando e producendo indefessamente, trasse la
gloriosa vita che si è ora estinta là dov'era sorta, e
dov'egli, per riposarsi della lunga operosità, vincendo
le insistenze di coloro che volevano onorare la propria
città della sua venerata e feconda presenza, si ritirò,
si nascose quasi, in mezzo a' trofei della sua forte e
libera arte.

*

Una seconda grave e dolorosa perdita ha sofferto
l'arte italiana per la morte di Niccolò Barabino, avve-
nuta il 19 ottobre, tre settimane dopo quella del Vela.
Egli era nato a Sampierdarena, il 15 giugno 1831. Figlio
d'un sarto, potè entrare nell'Accademia di belle arti a
Genova per le esortazioni del generale Marabotto, e vi
ebbe maestro Giuseppe Isola, dal quale derivò le prime
attitudini alla pittura a fresco. Il Barabino infatti va
collocato tra i migliori freschisti di questo tempo, ac-
canto al marchigiano Luigi Fontana e al toscano Ce-
sare Maccari.

N into il concorso Durazzo ed avuto il premio di

piuti, essendo egli morto improvvisamente per aneu-
risma.

A venticinque anni il Barabino espose in Firenze la
tela che gli aprì le porte della fama, La morte di Bo-
nifacio VII.1, acquistata dal console inglese Smith, ed
ora in Inghilterra presso gli eredi di lui. Vennero in
séguito le opere maggiori, cioè i tre affreschi della pa-
lazzina Celesia, in Genova. Galileo al tribunale dell1 In-
quisizione, Pier Capponi che lacera i capitoli al cospetto
di Carlo VIII, IlVespro Siciliano ; i due affreschi del palazzo
Orsini, pure in Genova, il Trionfo della Scienza, il Trionfo
dell'Amore; le quattro tele: Alessandro Volta, Cristoforo
Colombo al Consiglio di Salamanca, quadro magnifica-
mente concepito, Galileo in Arcetri, Archimede. Sono
tutte composizioni storiche pensate con rara serietà e
trovate con dovizia d'invenzione. L'Archimede, che fra
questi quadri è il più semplice, è pure forse il capo-
lavoro dell'artista, e basterebbe da s do a illustrarlo,
tanta ne è la grandiosità, la concisione, la potenza o
l'efficacia; veduto una sola volta, non esce più dalla
niente.

Più conosciuto è forse il Galileo in Arcetri, quadro
premiato all'Esposizione di Torino, nell'ottanta; e altret-
tanto o più ancora, quello che già abbiamo accennato
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