Archivio storico dell'arte — 4.1891

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LA. DIREZIONE

conto, a una chiesa povera di Lombardia un dipinto solenne del Signorelli, per esporre in sua
vece e ammirare come sublime qualche opera della decadenza: e ciò nel nostro secolo, mentre
le principali nazioni d'Europa, con criteri ben definiti, saccheggiarono la mensa dell'italico Epu-
lone. In fatto d'arti maggiori, noi ereditammo i criteri delle Accademie, non vedemmo che
principi e re dell' arte, e poco ci preoccupammo di serie storiche, di anelli della catena dell'arte
e di documenti della sua vita; e nel guardare ai grandi nomi, non sapemmo distinguere ciò
che apparteneva al grande ciclo nazionale dell'arte del rinascimento da ciò che fu creato nei
secoli dell'esaurimento artistico italiano. In fatto d'arti minori poi, non si ebbe riguardo alcuno
ad opere, che servivano a ricostruire ne' suoi particolari la storia dei costumi e della vita d'altri
tempi : le abbiamo abbandonate come ciarpe all' antiquario. Così che se, per insperata fortuna,
il Museo nazionale di Firenze non avesse ereditato dal Carrand una collezione di quei gingilli
che si sono lasciati sin qui liberamente nelle mani dei curiosi, noi non avremmo in alcun Museo
una raccolta di quelle opere, a torto dette minori, perchè portano esse pure i nomi di Dona-
tello e di altri grandi maestri. E ciò mentre Berlino ha grandi raccolte di laminette in bronzo
con bassorilievi, di stucchi fiorentini, di stoffe, di oreficerie, ecc. ; e il South Kensington Museum
e il Louvre gareggiano con quel Museo a raccogliere anche le briciole della mensa dell'italico
Epulone. L'Italia, specialmente per poca oculatezza al tempo della soppressione delle corpora-
zioni religiose,, ha riempito i mercati delle sue spoglie, ed ora va a rischio di rimanere senza
panni. Ma si dirà: quelle collezioni di arti minori si possono sempre organizzare! E qui sta
l'errore. Le miniere anche più profonde si esauriscono. Gli stranieri sono venuti in Italia, ed
hanno comprato tesori a piccol prezzo, perchè essi soli ne conoscevano l'importanza; e tornati
ai loro paesi, li hanno studiati, illustrati senza che a noi quasi arrivasse notizia dei risultati
delle loro ricerche. E mentre una gran quantità di cose utili e belle migrava all' estero e con
esse sparivano le caratteristiche di contrade e di città, e si strappavano dai luoghi di origine
e dalla storia locale, venivano anche per incuria o per iscopi malvagi menomate le nostre col-
lezioni. Così le raccolte di stampe di Bologna e di Parma vennero sfiorate infamemente, e oggi
alcune celebri incisioni, uniche al mondo, sono ornamento dei gabinetti esteri di stampe pubblici
e privati. E noi intanto manchiamo di una collezione d'incisioni che serva per lo studio generale
della storia dell'arte e della storia speciale dell'incisione; nò riesciremo a formarla, se non ci
affrettiamo, perchè i gabinetti europei di stampe tendono a completarsi e quelli americani a for-
marsi senza guardare a spese di sorta.

L'organizzazione delle nostre Gallerie non importa soltanto alla scienza, ma interessa l'edu-
cazione artistica e anche industriale d'Italia. Le nostre scuole dell'arte non hanno potuto trarre
sin qui grande utilità dalle Gallerie, perchè esse concorrono a confondere, più che a determinare
nella mente degli artisti i concetti della grandezza passata. Un giovane artista, ad esempio, che
nella Galleria Pitti vede assegnato al Correggio una cosuccia, indegna quasi di Carlin Dolci,
non può parlar di Correggio che come di un imbratta tele. Le copie date per originali, le ma-
schere gabellate per figure di carne ed ossa, le quisquilie di artisti d'ultimo ordine adornate
di grandi cornici intagliate e messe di fronte a capolavori concorrono a corrompere il gusto, a
stancare e a deviare l'attenzione degli artisti, i quali non possono mettersi a ricerche, a squa-
dernare volumi per sapere se i cartellini delle Gallerie sono veri o falsi. E sì che le Gallerie,
organizzate a dovere, sarebbero il maggior movente della rigenerazione artistica italiana.

Sin qui le Accademie di belle arti vennero ridotte nei loro programmi e chiamate Istituti di belle
arti, e gli Istituti si vorrebbero ridurre ancora e trasformare in iscuole d'arte applicata all'industria.
Ma non è con questa riduzione ai minimi termini che si può ottenere il progresso dell' arte
e delle industrie artistiche italiane. Conviene persuaderci che l'orafo, l'intagliatore, il musaicista,
il maiolicare, ecc., non si fanno in iscuole ove s'insegna a tutti le cose stesse e con gii stessi
modelli ; ma bensì là dove possono ricevere una educazione speciale, imparare ogni tecnico per-
fezionamento dell'arte loro, e vedere e studiare i saggi più svariati di essa. Così accanto alla
scuola speciale, dovrà sorgere il museo speciale; e solo in quel modo saranno svolte le attitu-
dini artistiche italiane, diverse secondo le regioni, e sarà possibile, anche traendo prò delle ini-
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