Archivio storico dell'arte — 4.1891

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QUESTIONI D'ARTE

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ziative private, di dare alle nostre industrie artistiche, con la maggior perfezione, nuovi e più
ampi sboccili.

Quest'organizzazione di Musei secondo i bisogni degli studi e della cultura nazionale e di
Musei per le scuole dell'arte è un'imperiosa necessità; ma come arrivarci? Non correndo a
salvare, secondo vorrebbe l'on. Martini, soltanto un affresco, « perchè un affresco è un pezzo
di casa, e parrebbe che un senso di dignità, se non altro, dovesse indurci a salvarlo » ; bensì
studiandoci di avere tutto quanto ci può tornare utile ai nostri fini. Un affresco è una pittura
che non è mobile, ma lo può divenire quandochessia. E perchè dovremo trovare ragioni di
decoro nazionale per impedire che un affresco del Botticelli sia esportato, e non troveremo
almeno altrettante ragioni per impedire l'esportazione di una tavola del Botticelli stesso?

Non sono le distinzioni di muro o di legno che qui dobbiamo fare, sì quelle della bontà
e dell'importanza dell'opera. Ma non facciamo, scrive l1 on. Martini, «gli adoratori di reliquie
e i mercanti di brio ci brac, o finiremo, come il goldoniano conte Anselmo Terrazzani, a versare
amarissime lagrime, perchè ci scappa di mano la pantofola di Nerone o il lume eterno di Tolo-
meo». On. Martini, i tipi come il goldoniano conte, sono d'altri tempi ; V inglese che può acqui-
stare, ad esempio, le suole delle scarpe usate in Africa dall'on. Martini non si trova più. Certi
resti di feticismo, che ancor rimanevano, sono scomparsi ; e di feticismo non si può parlare oggi
che a proposito di paglia papale similia. « Io capisco — soggiunge poi l'on. Martini — che si
vieti, o per lo meno si faccia il possibile per impedire che sieno trafugati e portati fuori d'Italia
i monumenti epigrafici. Sono documenti della nostra storia; e il vendere l'archivio domestico
è una disgrazia cui tocca, è una vergogna per chi lo fa senza averne bisogno ». Anche questa
riserva per i monumenti epigrafici ci dimostra che l'on. Martini non ha guardato in generale
al problema; perchè faremmo torto alla sua sagacia, se gli dicessimo che anche i monumenti
delle arti rappresentative sono documenti della nostra storia e della più bella parte della nostra
storia. Che quei documenti sieno scritti, o graffiti, o incisi, o scolpiti, o dipinti, formano vera-
mente parte del nostro archivio domestico, esprimono, rappresentano la vita italiana. L'on. Mar-
tini avrà posto mente all'epigrafia, che ha trovato tanti cultori in questi ultimi tempi, ma
sembra non essersi accorto che molte cose anepigrafi parlano assai più delle epigrafi, spiegano
assai più della nostra storia, ci danno meglio l'immagine di uomini e di fatti, di caratteri e di
costumi. L'on. Martini si sarà fatta una cognizione dell'Africa molto più esatta di quella datagli
da libri e giornali ; noi ci faremo a nostra volta un'idea molto più esatta, vedendone un lembo,
che leggendo il libro dell'on. Martini. Arogliamo dire che la preferenza data ai monumenti scritti
sugli altri non è giusta, e che essi, come tutti, dovranno esaminarsi alla stregua dell'impor-
tanza storica e della bontà artistica, e delle necessità già esposte. Se Fon. Martini si fosse
ispirato a questo principio più generale, non avrebbe fatte distinzioni, forse, secondo i suoi propri
gusti, e si sarebbe guardato dal chiamare « stupida esagerazione il gridare al finimondo tutte
le volte che un bassorilievo, un cofano, una chiave, sia pur cesellata dal Celimi, passano il mare
o le Alpi ».

Innanzi tutto, in Italia, di stupide esagerazioni di gridare al finimondo per cose siffatte
non sappiamo, perchè gli studiosi che si interessano dell'arte sono tanto pochi che non fanno
rumore, e i rètori che gridano al finimondo ripeteranno la loro vecchia canzone una volta di
più. Ma tra l'esagerazione di chi grida al finimondo e la disinvoltura dell'on. Martini, ad esempio,
non sapremmo scegliere. L'una e l'altra possono non calcolare il danno che può venire dalla
sottrazione di materiali scientifici ed educativi all'Italia.

Tutte le nazioni moderne hanno compreso che l'arte serve non solo a gaudi umani, ma a
scopi pratici e utilitari. Esse hanno progredito grandemente ; ci hanno vinto nelle mostre inter-
nazionali, ci vincono nei commerci delle industrie artistiche ; e noi che opponiamo a difesa,
come ci prepariamo a sostenere ancora la lotta per la vita artistica nazionale ? Dando ad essi
ciò che serve a noi, i ferri della nostra bottega, noi resteremo soli con la miseria. Proprio così,
se il dilemma dell'on. Martini: « o comprate, o lasciate vendere », dovesse risolversi in un lasciate
rendere !
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