Archivio storico dell'arte — 4.1891

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LA DIREZIONE

Si può comprare? Prima di rispondere, dobbiamo distinguere in grandi classi, secondo l'ap-
partenenza loro e le loro condizioni giuridiche, le opere d'arte. La prima grande classe si è
quella delle opere d'arte di proprietà privata, non gravata da alcuna servitù pubblica. Questa
classe ha subito una vera rovina, specialmente in questi ultimi tempi, per il democratizzarsi
della fortuna, per lo scindersi dei patrimoni, per gli effetti della crisi economica, e più di tutto
perchè la coltura italiana, e lo diciamo con rammarico, non è preparata ai godimenti intellet-
tuali che l'arte produce. Nulla si è fatto per prepararla, per far sì che i rudimenti dello studio
dell'arte e della sua storia facessero parte dei programmi delle scuole che iniziano i giovani
alle scuole superiori. E in queste, neanche nei corsi di lettere, si educano i giovani a conoscere
le glorie dell'arte nazionale. E, quel che è ancor peggio, non v' è che un insegnamento di storia
dell'arte, ristretto alla parte antica classica, nella scuola archeologica di Roma, la sola che vi
sia fra noi, e che dovrebbe, perchè sola, avere lo scopo pratico di formare il personale per le
nostre istituzioni artistiche ; e fornire, invece di nozioni di topografia romana, le cognizioni neces-
sarie ad ogni uomo colto, intorno all'arte italiana.

La mancanza di un'idea chiara, equilibrata, dei bisogni della cultura nazionale, ha fatto
abbandonare agli stranieri delle Università di Germania, di Svizzera e d'Austria lo studio della
nostra arte, della storia nostra. Onde tutte le istituzioni artistiche, le Gallerie in ispecie, si
reggono in gran parte artificialmente, con uomini di buona volontà nei casi migliori, e che non
cooperano, o assai debolmente, alla diffusione della cultura artistica. E così il pubblico, non
attratto da alcuna parte, nò in iscuola, nò in società, all'arte, non educato a comprenderla, vede
facilmente l'opera artistica come fonte di lucro, il capitale infruttifero che si può convertire in
cartelle del debito pubblico. Se il pubblico avesse imparato a leggere nel libro dell'arte, il Governo
potrebbe non occuparsi di opere di proprietà privata : cadrebbe una collezione e ne sorgerebbero
altre cento a gara; e gran parte di esse, necessariamente, per una specie di forza di attrazione,
si unirebbero infine alle grandi collezioni governative, ove queste mettessero in evidenza i bene-
fìci della buona conservazione e i benefici educativi. Ma pur troppo le tradizioni dei numerosi
collettori italiani del passato non hanno seguito oggi; la coltura artistica è nell'abbiezione, e
sognatori sembrano coloro che per l'arte hanno un culto. Donde il rapido sciogliersi delle mag-
giori collezioni italiane, l'emigrare di ogni cosa che abbia avuto l'attenzione di qualche amatore
o una citazione di qualche critico. Se qualche cosa d'arte resta, nelle famiglie italiane, non
conservatrici per ragioni di fasto familiare, resta perchè le più pazze illusioni si fondano sul
valore dell'oggetto d'arte, e si aspetta l'inglese Messia che venga a ricoprirlo coi tesori delle
Indie. vSe qualche altra cosa vi è in questa o quella casa, vi è perchè niuno vi ha posto mente,
bastando che Crowe o Cavalcaselle la avessero citata o che il Morelli l'avesse apprezzata, perchè
uno sciame d'incettatori turbassero il sonno all'opera d'arte. Ormai le case dei nostri ricchi
sono quasi tutte disadorne d'arte, del loro più bell'ornamento ; e non solo i quadri mobili, ma
gli affreschi, i soffitti degli appartamenti suntuosi, gli ornati marmorei delle porte, e i ritratti
degli avi, sono stati barattati in denaro. Quel po' che resta merita tuttavia 1' attenzione del
Governo.

Le Gallerie private di Milano, di Venezia, di Firenze, di Genova, specialmente sono ricche
di opere d'arte che possono contribuire alla organizzazione delle pubbliche raccolte ; e in moltis-
sime provincie vi sono ancora ripostigli d'arte di grande importanza per lo studio completo
generale della storia artistica italiana. Conoscere tutte quelle collezioni e quei ripostigli, deter-
minarne le parti che possono servire all'incremento dei Musei e delle Gallerie sarà opera degna
del Governo.

Però il piano per l'incremento dei Musei dovrà essere necessariamente preceduto da una
sistemazione di essi, secondo ragioni storiche ed etniche. Abbiamo, in alcune regioni, troppi
Musei ; in altre non ne abbiamo alcuno governativo. I Musei provinciali e comunali, meno alcune
belle eccezioni (Perugia, Lucca, Brescia ad esempio), sono in uno stato deplorevole. Non presiede
ai più alcun criterio direttivo, neppure per la più elementare conservazione delle opere d'arte.
La bella ancona di Niccolò Alunno, nel comune di Gualdo Tadino, per mancanza di ventila-
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