Archivio storico dell'arte — 4.1891

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QUESTIONI D'ARTE 393

zione della stanza ov' è riposta, si scrosta a pezzo a pezzo ; la pala d'altare di Giovanni Santi,
nel municipio di Gradara, offesa dal variare frequente della temperatura della sala consigliare,
minaccia di tanto in tanto, nonostante le riparazioni eseguite, nuova rovina. E guai se i muni-
cipi, per desiderio del bene, fanno procedere a riparazioni. Ferrara, con la sua Pinacoteca,
insegni qual grave nocumento possano apportare a dipinti i riparatori empirici che sono purtroppo
nel maggior numero in Italia.

Da tale stato di cose conviene uscire, per onore del nostro paese. E i municipi, quando
non possono 0 non sanno conservare, depositino le opere d'arte nei luoghi ove avranno studi,
cure ed onori. Sarà un sacrificio grave per essi, ma doveroso se si ispireranno alle ragioni del
bene, più che alla gloria municipale.

La soppressione delle corporazioni religiose diede nascimento a un grandissimo numero di
piccoli Musei municipali e provinciali ; ma ora, a venticinque anni di distanza, il Governo può,
per ragioni di decoro nazionale, provvedere che non restino nei magazzini municipali, distrutte
dalla polvere e da altre deleterie cause, le opere d'arte. E le raccolga in Musei regionali, ove,
se ben disposte, bene illuminate e custodite, diranno meglio che altrove del concorso di ogni nostra
terra alla gloria del rinascimento, e rispecchieranno meglio la varietà della vita italiana. Non
tutti i Musei governativi potrebbero trasformarsi in Musei regionali; ma in ogni modo si dovrebbe
studiare che ognuno di essi fosse, se non un capitolo, un paragrafo del gran libro della storia
dell'antichità e dell'arte. La mancanza di questo criterio direttivo nel Governo, fece sorgere una
grande quantità di Musei civici, di istituzioni che hanno servito a salvare da dispersioni opere
d'arte ; ma che dovranno fondersi con quelle governative, se si saprà tener conto innanzi tutto
del beneficio che ne viene dal raccogliere insieme materiali scientifici, e dal mettere in evidenza
i reciproci rapporti delle opere d'arte. Creare Musei spesso affini ad altri, 0 con iscopi uguali,
in uno stesso luogo, significa alla fin fine disperdere materiali, forze e mezzi; rendere ardua
la organizzazione dei Musei italiani; complicare il piano per il loro incremento. E sperabile tut-
tavia che la necessità di procedere in questo uniti e concordi si faccia sentire nei municipi,
nelle provincie, come nel Governo. Allora i resti delle collezioni private italiane troveranno facil-
mente il loro posto, la loro casella, la loro baccheca nelle collezioni nazionali.

Quei resti in gran parte si conoscono, e per questi, sulla scorta di monografie e di pub-
blicazioni moderne, italiane e straniere, si potrà farne un catalogo, determinarne la impor-
tanza dal punto di vista artistico e storico, e dei bisogni di organizzazione dei nostri Musei, e
acquistarli ad un prezzo da determinarsi da periti, che non giudichino, come si fa sempre da noi,
all' ingrosso, ma con cognizione pratica dei mercati europei, delle tendenze della artistica moda,
delle oscillazioni dei valori artistici nella borsa.

Per tutto ciò che non è conosciuto, non pretendiamo che il Governo si faccia scopritore,
ma desideriamo che i suoi impiegati delle provincie sappiano metterlo nell1 avviso, prima che
l'oggetto d'arte passando di mano in mano ingrossi di valore. Almeno che, presentandosi agli
uffici per l'esportazione, l'oggetto d'arte ritrovi chi ne riconosca la importanza, sappia valutarne
l'interesse speciale per gli scopi che il Governo si propone, e con scienza e coscienza richiedere
che si esperisca il diritto di prelazione.

Una particolare classe di oggetti di proprietà privata si è quella ancora trattenuta agli uncini
dell'editto Pacca. Non è molto numerosa, perchè il Governo, da quanto risulta notoriamente, fu
assai mite nell'applicazione dell'editto, e rivolse le principali sue cure a che gli enti morali non
vendessero le opere d'arte del loro patrimonio. Quella classe tuttavia racchiude opere insigni:
prodotti bellissimi di scavi, sarcofagi, statue, VAnacreonte, non vincolato per fidecommisso dei
principi Borghese, il busto di Bindo Altoviti di mano del Cellini, ecc. A questa classe dovrà
essere aggiunto qualche oggetto, per cui forse sarà stata diniegata la esportazione dalla Sarde-
gna, a norma di leggi Albertine ; 0 dalla Toscana, per le leggi Leopoldine. Ora una nuova legge
ispirata a principi di giustizia, unica per l'Italia unita, rompendo le barriere che ancora divi-
dono regione da regione, lascierà mettere in fuga quelle opere d'arte, e sarà una subita e rapida
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