Archivio storico dell'arte — 4.1891

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tanza o loro parte integrante. La iattura del patrimonio artistico nazionale, quando avessero a
staccarsi, ad esempio, gli affreschi del Veronese del palazzo Barbaro a Maser, quelli di Ercole
Grandi nel palazzo Scrofa-Calcagnini a Ferrara, del Parmigianino nella villa di Fontanellato presso
Parma, del Tiepolo nel palazzo Labia a Venezia, ecc., sarebbe grandissima. Così, se la decorazione
veramente artistica dell'interno de'palazzi, senza ragione fuor che quella della ricerca del lucro,
venisse meno. Vedasi il palazzo ex-ducale di Gubbio, ridotto in questi ultimi anni scheletro della
sua vetustà. I camini eleganti come quelli del palazzo ducale di Urbino, adornano le sale degli eredi
del duca di Chaulnes a Firenze; un gabinetto intarsiato, elegantissimo, con le divise dei Montofeltro,
sta nella villa del principe Lancellotti a Frascati; alcune porte intagliate, compre dal Ministero
della pubblica istruzione, fanno mostra di se nel Museo comunale di Gubbio; le formelle di terra
cotta a rilievo policrome dei cornicioni, coprono le fogne intorno al palazzo, barbaramente smantel-
lato, cadente in rovina. Le sue membra disperse non ricordano più il corpo da cui furono strappate:
le tarsie rinnovate del gabinetto ora del principe Lancellotti tengono appena nei contorni qualche
ricordo del loro stato primitivo; altre porte del palazzo eugubino, che si veggono a Città di Castello,
mostrano l'industre mano del moderno artefice che le ha rifatte, non dell'antico che le eseguì;
i camini del palazzo di Chaulnes male si adattano al loro nuovo ambiente. E intanto si ò perduto
uno dei saggi più conservati dell'interno ornamento di un palazzo principesco del quattrocento.
Gli oggetti da esso separati, rifatti o contraffatti in gran parte, non daranno modo più a rico-
struire la vetusta sede di Federico, duca di Montefeltro. Là dove sono affreschi la cosa può andare
anche peggio, perchè il trasponitore può non riuscire appieno per la sottigliezza degli intonachi,
a trasporli in piani d'altra forma, e dovrà riparare alle lacune con colori suoi, lasciare sul luogo
i pezzi di minore importanza: ridurre, insomma, un diamante in polvere. In simili casi il Governo,
nell'interesse dell'arte, deve prendere misure ed evitare che la frenesia del guadagno torni a
detrimento e a rovina delle opere d'arte dell' interno dei più nobili edifici d'Italia. Li espropri,
se può, o dia il divieto ad eseguire barbarie artistiche. Purtroppo certa moda di ornar le moderne
case con oggetti delle antiche, hanno prodotto un vero saccheggio nei palazzi monumentali ; ma,
per difetto di gusto, i nostri contemporanei non s'accorgono che un camino, una porta, un infisso
qualunque di un antico edificio ha una forma corrispondente a tutto il resto di esso, all'insieme
decorativo degli appartamenti o delle stanze ove si trova. Staccato dal suo luogo e messo in
una casa moderna, produrrà una stonatura con tutto il resto, sarà una reliquia fra i giuocattoli.

Un'altra classe, la più numerosa di tutte, si ò quella di oggetti d'arte appartenenti ad enti
morali. Il Governo ha esercitato una rigorosa tutela su di essi, ma, mancando in gran parte cata-
loghi e consegnatari responsabili, si è venduto, in molti luoghi, senza approvazione di sorta.
Ogni parroco che vuol fornire il campanile della sua chiesa di una nuova campana; ogni patrono
di una cappella, che vuol far denari cogli ex-vòto lasciativi dalla pietà degli avi; ogni spedale
che deve mettere qualche letto di più nei corridoi, pensa a vendere le opere d'arte al miglior
offerente. Spesso, ingannate dagli antiquari o dai rigattieri, le Amministrazioni degli enti hanno
ceduto opere d'arte a piccol prezzo, senza conoscerne il valore, anche contrariamente alle tavole
di fondazione dell'ente. E ciò non sarebbe avvenuto, se il Governo avesse proceduto sistemati-
camente ad una vera statistica degli oggetti d'arte delle chiese e delle Opere pie, e, data di
ogni oggetto d'arte la consegna a chi di ragione, avesse periodicamente verificato il mantenimento
della consegna. Ciò si fa ora, e speriamo che l'opera iniziata continui, e si compia. Alquanto
tardi, però, perchè ovunque si sono sguinzagliati gli incettatori d'arte, ed hanno tratto prò della
ignoranza dei preposti delle chiese, della mancanza d'inventari esatti e particolareggiati presso
gli economi dei Benefizi vacanti, della indifferenza con cui il Ministero della istruzione pubblica
guardò alle arti che non fossero maggiori. Gli economi dei Benefizi vacanti curarono di far
notare dagli ingegneri nelle verifiche ciò che si riferiva ai beni stabili, non ai mobili ; e il Mini-
stero dell'istruzione pubblica si occupò qualche volta di quadri e di statue, non del resto. Onde
parati preziosi, avori, reliquiari, ecc., furono facilmente lasciati esposti alle tentazioni di nego-
zianti italiani e stranieri. Per impedire nuove spogliazioni di essi e nuovi arbitri dei possessori?
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