Archivio storico dell'arte — 4.1891

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398 WILHELM BODE

La ragione dell'abbandono in cui fu lasciata dagli studiosi questa scuola, ad onta dell'im-
portanza che da tempo le si è riconosciuta, sta principalmente nell'insufficienza delle notizie che
finora possediamo intorno agli artisti padovani. E ben vero che alcuni di essi hanno l'abitudine
di firmare i loro lavori di scultura, almeno i minori; ma ci fanno impazzire con pseudonimi o
con iniziali che ancora non si è riusciti a decifrare. Il Vasari non ci dà che poche notizie, prese
inoltre da fonti poco sicure; ed anche quelle che a tal proposito si trovano nell'Anonimo del
Morelli sono di poca importanza. Il più ricco materiale ci è fornito dall' ottima pubblicazione
dei documenti intorno al Santo, fatta dal Gonzati, che promette larghissima messe per le ulte-
riori ricerche negli archivi padovani. Inoltre è da sperarsi che il lavoro cominciato dal Gonzati
sia continuato, sistematicamente ed esteso a tutta Padova dal prof. Baldoria, un figlio di quella
dotta città, il quale lo ha principiato col miglior esito nel suo interessante studio su Santa
Giustina.

Il più antico fra questi scultori padovani del Quattrocento e quello che, accanto al Riccio,
fu il più celebrato e il più attivo, è Bartolomeo Bellano. Egli è 1' unico al quale il Vasari abbia
dedicato una breve biografia; e ciò avvenne certamente perchè il Bellano con la sua colossale
statua in bronzo di papa Paolo II in Perugia fu più noto al Vasari ed ai fiorentini di tutti
gli altri padovani. Quello che apprendiamo dal Vasari e perfino dai più autorevoli testimoni,
come l'Anonimo e lo Scardeone suo contemporaneo, intorno al tempo in cui visse, è in opposi-
zione alle sue opere. Lo Scardeone lo fa morire intorno al 1500 in età di 92 anni, ed il Vasari,
certamente fondandosi su di lui, attribuisce al Bellano la stessa età, mentre l'Anonimo lo fa
morire già intorno al 1492. La notizia dello Scardeone sembra la più verosimile per quanto si
riferisce all'anno della morte dell'artista, giacché sappiamo che i due grandi rilievi in bronzo
del monumento del Roccabonella gli furono commessi appena dopo la morte di costui, avvenuta
nel 1491; e a giudicare dalla loro dimensione e dalla loro esecuzione essi devono esser costati
parecchi anni di lavoro. L'Anonimo anzi non attribuisce al Riccio che una piccolissima parte di
quest'opera, e ciò è confermato dal confronto delle opere dei due artisti. Ora, siccome l'iscri-
zione su una delle tavole vi dà l'anno 1498 come quello in cui il monumento fu compiuto, così
il Bellano sarà morto qualche tempo prima. D'altra parte è molto poco probabile che egli abbia
assunto tali lavori quand'era vecchio di più di novant'anni. Inoltre, la prima data che si ritrovi
di un suo lavoro è il 1461 ; e male gli si converrebbe il nome di scolaro di Donatello datogli
dai più antichi autori, se egli avesse avuto allora l'età di quasi quarant'anni. Senza dubbio, il
Bellano era in quel tempo ancor giovane, sebbene avesse forse oltrepassata l'età del garzonato.

Come per la questione del tempo in cui l'artista nacque e di quello in cui morì, così anche
per altri dati intorno al tempo in cui visse, le sue opere sono finora il migliore ed il più sicuro
fondamento. Il numero dei suoi lavori, confermati come originali da documenti, è tutt'altro che
grande. Come risulta da quelli del Gonzati, egli fu già occupato nel 1469 nel Santo ad eseguire
la grande cornice in marmo del reliquiario della sacristia, che terminò nel 1472. Dal Gonzati
sappiamo pure che nel 1484 gli fu pagato il primo dei rilievi in bronzo nel coro del Santo
con storie dell'antico testamento, e che fino al 1488 eseguì altri nove rilievi. Il suo maggior
lavoro in bronzo, cioè le d^iie grandi tavole del monumento Roccabonella nel San Francesco di
Padova, gli fu commesso, come abbiamo detto, nel 1491, dopo la morte del dotto giurista, e l'ar-
tista morì prima di compierlo, onde, come ci narra l'Anonimo, dovette terminarlo Andrea Riccio.
Fuori della sua patria, e veramente eseguita prima di tutti i lavori nominati, è provato dai documenti
che esisteva una grande opera del Bellano, che oggi pur troppo non si trova più, cioè la colossale
statua in bronzo di papa Paolo II che la città di Perugia gli commise nel novembre del 1466 e che
fu eretta già il 29 ottobre dell'anno seguente innanzi al duomo di quella città. Il Bellano, quando
ricevette questa commissione, si trovava in Firenze e probabilmente vi lavorava già da diverso
tempo, poiché nei documenti è nominato ripetutamente « Bellano de Florentia», oppure « Barto-
lomeo alias Bellanno de Florentia ». Il fatto che il Bellano lavorò in Firenze e che fu chiamato
a Perugia, dimostra che i suoi contemporanei sapevano degnamente apprezzarlo, massime per la
sua abilità nei lavori di fusione in bronzo. Ciò è stato anche recentemente confermato da un altro
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